Dopo il successo delle precedenti incursioni nel repertorio goviano, Tullio Solenghi torna al Cinema Teatro Chiasso con Colpi di timone, in scena venerdì 27 marzo 2026 alle ore 20.30. Lo spettacolo, tratto dal testo di Enzo La Rosa, rappresenta il terzo capitolo di un progetto teatrale ormai consolidato, volto a restituire al pubblico contemporaneo la vitalità e l’intelligenza scenica di Gilberto Govi. Prodotto dal Teatro Sociale di Camogli in coproduzione con il Teatro Nazionale di Genova e SCARTI Centro di Produzione Teatrale di Innovazione, il progetto non si limita a una riproposizione filologica, ma si configura come un vero lavoro di riscrittura scenica. L’obiettivo è quello di restituire non solo i testi, ma anche lo spirito di un teatro profondamente radicato nella realtà sociale, capace di unire comicità e osservazione critica. Al centro di questa operazione si colloca la figura di Solenghi, che firma adattamento e regia, oltre a interpretare il protagonista. Il suo lavoro su Govi, già apprezzato nei precedenti allestimenti, si distingue per una trasformazione attoriale che va ben oltre l’imitazione: grazie anche al contributo del trucco e parrucco, l’attore restituisce una presenza scenica credibile e viva, capace di evocare il grande interprete genovese senza ridurlo a caricatura.
Colpi di timone offre un terreno particolarmente fertile per questo tipo di operazione. La commedia, infatti, costruisce la propria forza su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: cosa accade quando un uomo, convinto di avere ormai i giorni contati, decide di dire finalmente tutta la verità?
La vicenda è ambientata nel 1940 e ha come protagonista il capitano Giovanni Bevilacqua, piccolo armatore genovese, uomo rispettabile e di solidi principi morali. Bevilacqua è un self-made man, uno di quei personaggi tipici del teatro di Govi: schietto, diretto, incapace di compromessi, ma al tempo stesso profondamente umano. Alla sua attività imprenditoriale si affianca anche un ruolo pubblico, quello di sindaco della Provveditoria Ligure, incarico che lo pone al centro di una rete di interessi economici e relazioni istituzionali.
L’equilibrio iniziale si incrina a seguito di un incidente apparentemente banale: durante una gita, il capitano viene colpito al petto dal timone della nave. Il dolore persistente lo induce a sottoporsi a un esame medico, il cui esito è devastante: secondo la diagnosi, gli resterebbero pochi mesi di vita. È questo il punto di svolta della commedia.
Convinto di essere prossimo alla morte, Bevilacqua abbandona ogni prudenza e decide di dire ciò che pensa senza più filtri. Se prima era un uomo sincero, ora diventa implacabile. La sua franchezza si trasforma in un’arma che colpisce chiunque gli stia intorno, smascherando ipocrisie, interessi nascosti e comportamenti moralmente discutibili. Il bersaglio principale delle sue invettive è l’ambiente della Provveditoria Ligure, dove Bevilacqua rifiuta di firmare un bilancio che ritiene disonesto. La sua presa di posizione innesca una serie di reazioni a catena, mettendo in crisi equilibri consolidati e facendo emergere tensioni latenti. In particolare, lo scontro con il Commendator Precordi, amministratore delegato della società, rappresenta uno dei momenti più incisivi della pièce. Durante un’assemblea, il capitano non esita ad accusarlo pubblicamente, arrivando a colpirlo anche sul piano personale, in una sequenza che mescola comicità e ferocia satirica.
La forza della commedia risiede proprio in questo equilibrio: da un lato il riso, dall’altro una critica sociale che non perde mai la propria incisività. Il teatro di Govi, qui riproposto da Solenghi, si conferma capace di raccontare un mondo fatto di piccole meschinità e grandi ambizioni, dove la rispettabilità spesso nasconde compromessi e opportunismi. Il meccanismo drammaturgico si arricchisce ulteriormente con il colpo di scena finale: la diagnosi si rivela errata, frutto di uno scambio di lastre. Bevilacqua non è affatto malato. La notizia, che in apparenza potrebbe ristabilire l’ordine iniziale, apre invece una nuova fase di tensione. Tutto ciò che è stato detto non può essere cancellato. Le verità emerse restano, come crepe ormai visibili in un sistema che non può più fingere di essere intatto.
È in questo passaggio che la commedia rivela la sua profondità. Il ritorno alla normalità non coincide con una vera riconciliazione: i rapporti sono compromessi, le maschere sono cadute. La soluzione finale, affidata anche alla vigliaccheria del commendatore, non è tanto una restaurazione dell’ordine quanto una chiusura amara, che lascia intravedere la fragilità delle convenzioni sociali. Ma ciò che rende lo spettacolo particolarmente interessante è anche la sua attualità. Pur ambientata nel 1940, la vicenda parla di temi sorprendentemente contemporanei: bilanci opachi, responsabilità pubbliche, reputazioni costruite e distrutte, rapporti tra verità e convenienza. In questo senso, la figura di Bevilacqua assume una valenza quasi paradigmatica: un uomo che, credendo di non avere più nulla da perdere, trova il coraggio di dire ciò che gli altri tacciono. È proprio questa libertà improvvisa, insieme comica e destabilizzante, a costituire il cuore pulsante della commedia. Il riso nasce dalla franchezza brutale del protagonista, ma si accompagna a una sottile inquietudine: cosa accadrebbe se tutti, almeno per un momento, decidessero di dire la verità?
Accanto a Solenghi, lo spettacolo si avvale di una compagnia affiatata, composta da Barbara Moselli, Mauro Pirovano, Claudia Benzi, Daniele Corsetti, Stefano Moretti, Roberto Alinghieri, Stefania Pepe, Federico Pasquali e Lorenzo Scarpino. In particolare, la presenza di Pirovano, già coprotagonista nei precedenti allestimenti, contribuisce a dare continuità a un lavoro corale che si fonda su ritmo, precisione e ascolto reciproco. Dal punto di vista visivo, lo spettacolo si distingue per l’impianto scenografico firmato da Davide Livermore, figura di primo piano del teatro contemporaneo. La scena non si limita a ricostruire un’epoca, ma diventa spazio dinamico in cui il mondo di Govi può rivivere con freschezza, evitando ogni rigidità museale. È un equilibrio delicato, quello tra tradizione e innovazione, che qui trova una realizzazione convincente.
Con questo nuovo allestimento, Solenghi prosegue dunque un percorso che non è solo omaggio, ma vera operazione culturale. Il teatro di Govi torna a parlare al presente, dimostrando come la grande tradizione possa ancora essere uno strumento vivo, capace di interrogare il pubblico e di offrirgli, insieme al divertimento, uno sguardo lucido sulla realtà.
L’arrivo di Colpi di timone a Chiasso si inserisce in una proposta culturale che continua a puntare su qualità e memoria teatrale. Il sostegno del Dicastero Attività culturali del Comune, insieme a quello della Repubblica e Cantone Ticino, AGE e di altri partner, conferma l’attenzione verso progetti capaci di coniugare valore artistico e accessibilità. Per il pubblico di Chiasso, l’appuntamento del 27 marzo 2026 si presenta così come un’occasione preziosa: non soltanto per assistere a uno spettacolo di qualità, ma per riscoprire una forma di teatro che, dietro la leggerezza della comicità, continua a custodire una verità profondamente umana.
PREVENDITA
È possibile acquistare i biglietti su www.ticketcorner.ch e presso i punti vendita Ticketcorner, così come presso l’Organizzazione Turistica del Mendrisiotto e Basso Ceresio (all’Infopoint alla Stazione FFS, Viale Stefano Franscini, Mendrisio, lu-ve, 09.00-12.00 / 14.00- 18.00)
La biglietteria è a disposizione del pubblico da mercoledì a venerdì dalle ore 17.00 alle 19.30, il sabato dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.30. Tel.:+041 (0)58 122 42 72 ; e-mail: cassa.teatro@chiasso.ch


