Il PLR Ticino accoglie favorevolmente la decisione del Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente una parte dei ristorni destinati all'Italia. Secondo i liberali radicali, la misura rappresenta una risposta coerente alla controversa "tassa sulla salute" applicata ai vecchi frontalieri e giudicata incompatibile con gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia.
Il dibattito sui ristorni dei frontalieri torna al centro della politica cantonale. Dopo la decisione del Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente una parte dei versamenti destinati all'Italia, il PLR Ticino ha espresso pieno sostegno alla misura, definendola una scelta «seria e attentamente ponderata», fondata su solide basi giuridiche e coerente con le posizioni sostenute dal partito negli ultimi mesi.
Secondo i liberali radicali, il provvedimento rappresenta una risposta concreta alla cosiddetta "tassa sulla salute" introdotta dall'Italia e applicata ai cosiddetti vecchi frontalieri. Una misura che, a giudizio del PLR e dello stesso Consigliere di Stato Christian Vitta, risulterebbe incompatibile con gli accordi fiscali vigenti tra Svizzera e Italia.
Il partito ricorda inoltre che nelle scorse settimane era stata presentata una mozione interpartitica firmata dal presidente del PLR Alessandro Speziali e sostenuta anche da rappresentanti di Centro, Lega e UDC. Il testo chiedeva al Governo cantonale di predisporre il blocco totale o parziale dei ristorni quale misura di tutela degli interessi ticinesi. La decisione annunciata dal Consiglio di Stato viene quindi interpretata come una conferma della correttezza di quella linea politica.
Nel comunicato diffuso oggi, il PLR sottolinea come il Governo abbia agito sulla base di una perizia indipendente che considera la nuova imposizione italiana una violazione degli accordi internazionali esistenti. Per il partito, la questione non riguarda soltanto il prelievo fiscale sui frontalieri, ma più in generale il rispetto degli impegni sottoscritti tra i due Paesi.
Non manca una critica politica all'UDC. Il PLR giudica infatti contraddittoria la posizione assunta oggi dai democentristi, ricordando che il partito aveva sostenuto la mozione che chiedeva il blocco dei ristorni e che ora contesta una decisione che, secondo i liberali radicali, va nella stessa direzione auspicata in precedenza.
Il comunicato pone inoltre l'accento sul ruolo della Confederazione. Per il PLR, il Ticino non può continuare a essere lasciato solo su una questione che negli anni ha comportato il versamento di centinaia di milioni di franchi oltre confine. Da Berna viene quindi richiesto un segnale concreto di sostegno al Cantone, soprattutto alla luce delle perizie e delle analisi giuridiche che metterebbero in dubbio la legittimità della nuova imposta italiana.
Secondo il partito, la sospensione parziale dei ristorni rappresenta un segnale forte sia nei confronti dell'Italia sia della Confederazione. Il confronto dovrà ora proseguire nelle sedi istituzionali competenti, con l'obiettivo di ottenere il pieno rispetto degli accordi internazionali e garantire la tutela degli interessi ticinesi.
Il tema si inserisce in una discussione più ampia che coinvolge fiscalità transfrontaliera, mercato del lavoro e rapporti tra Svizzera e Italia. Una partita destinata a restare aperta ancora per diversi mesi e che continuerà a essere seguita con attenzione sia a Bellinzona sia a Berna.
