Prodotti locali negli eventi sostenuti dal Cantone: nuova iniziativa in Gran Consiglio

Scritto il 19/08/2026
da team.redazione


Locale come prima scelta, svizzero come alternativa, estero come eventuale ripiego. È il principio attorno al quale ruota l’iniziativa parlamentare elaborata depositata oggi 19 agosto 2026 in Gran Consiglio da Sem Genini, Michele Guerra e Omar Balli, accompagnata dalle firme di altri diciannove deputati. L’obiettivo è introdurre nella legislazione ticinese regole precise per valorizzare i prodotti del territorio nelle manifestazioni e negli eventi che ricevono, direttamente o indirettamente, un sostegno pubblico.
La proposta parte da un problema già affrontato dal Parlamento cantonale: le difficoltà di smercio della produzione agricola ticinese e svizzera. Nell’agosto 2025 erano infatti state presentate diverse iniziative riguardanti l’impiego di prodotti locali nella refezione pubblica, parapubblica e degli enti sussidiati. Il Consiglio di Stato, con il messaggio n. 8678 del 22 aprile 2026, aveva riconosciuto l'importanza dell'obiettivo e si era dichiarato favorevole a una promozione più chiara dei prodotti agroalimentari locali nella ristorazione collettiva pubblica.

Dagli enti pubblici alle manifestazioni

Secondo i promotori rimane però scoperto un settore importante: quello di festival, manifestazioni culturali, sportive, turistiche, ricreative e istituzionali che ricevono denaro, prestazioni o infrastrutture dal Cantone.
Il ragionamento è piuttosto semplice. Un evento non genera soltanto spettacolo o intrattenimento: richiama visitatori, produce consumi e pernottamenti e contribuisce all'immagine del Ticino. Anche ciò che viene servito da mangiare e da bere diventa quindi parte della rappresentazione del territorio.
Da qui il principio della reciprocità: quando un organizzatore beneficia di un sussidio, di una sponsorizzazione, di una garanzia, di prestazioni in natura oppure dell'utilizzo gratuito o agevolato di infrastrutture cantonali, una parte dell'offerta dovrebbe contribuire concretamente alla valorizzazione delle produzioni locali.
Non si propone, però, di vietare i prodotti provenienti da fuori Cantone né di imporre un assortimento esclusivamente ticinese. L'obiettivo dichiarato è garantire una presenza adeguata e riconoscibile della produzione del territorio.

Prima il Ticino, poi la Svizzera

Il principio indicato nell'iniziativa è particolarmente chiaro: prodotto locale come prima scelta, prodotto svizzero come alternativa e prodotto estero come eventuale ripiego. Vino, latticini, carne, ortaggi e altri prodotti vengono considerati non soltanto beni di consumo, ma elementi della cultura, dell'economia e dell'identità del territorio.
Il concetto viene poi tradotto direttamente nel progetto di modifica della Legge sull'agricoltura. Negli eventi organizzati o coorganizzati dal Cantone dovrebbe essere assicurata una presenza adeguata e chiaramente riconoscibile di prodotti locali, anche quando la ristorazione viene affidata a soggetti terzi.
La novità più significativa riguarda però gli eventi organizzati da privati ma sostenuti dal Cantone.
Quando una manifestazione con un'offerta organizzata di cibi o bevande beneficia di un sussidio, di una sponsorizzazione, di una garanzia, di una prestazione in natura oppure dell'utilizzo gratuito o agevolato di beni e infrastrutture cantonali, il sostegno dovrebbe essere subordinato a requisiti minimi riguardanti l'impiego e la visibilità dei prodotti locali.
In altre parole, il contributo pubblico diventerebbe anche uno strumento di politica economica territoriale.

Niente percentuale uguale per tutti

La proposta cerca tuttavia di evitare una regola rigida applicata indistintamente alla piccola festa di paese e alla grande manifestazione.
Il Consiglio di Stato dovrebbe stabilire soglie e requisiti differenti considerando l'entità del sostegno pubblico, le dimensioni e la durata dell'evento, la disponibilità stagionale dei prodotti, le quantità necessarie e la sostenibilità economica e organizzativa degli obblighi. Particolare attenzione è prevista per le piccole manifestazioni senza scopo di lucro basate prevalentemente sul volontariato, per le quali potranno essere introdotti requisiti ridotti e procedure semplificate. Non viene quindi fissata nella legge una percentuale unica di prodotti ticinesi. Il regolamento potrebbe stabilire quote minime calcolate sul valore degli acquisti, un determinato numero di referenze locali oppure la presenza obbligatoria di prodotti ticinesi in alcune categorie merceologiche. L'origine dovrebbe inoltre essere indicata in maniera riconoscibile.
Se la produzione ticinese non fosse disponibile in quantità sufficiente o a condizioni ragionevolmente esigibili, la priorità passerebbe ai prodotti svizzeri.

Che cosa significa esattamente “prodotto locale”?

L'iniziativa prova anche a risolvere una questione tutt'altro che secondaria: definire che cosa possa essere presentato come ticinese.
Sarebbero considerati locali i prodotti agricoli coltivati, allevati o raccolti nel Canton Ticino e i prodotti agroalimentari trasformati o lavorati prevalentemente nel Cantone e ottenuti, quando disponibili, prevalentemente da materie prime agricole ticinesi. Il regolamento potrebbe inoltre riconoscere prodotti dotati di marchi di garanzia o denominazioni d'origine o provenienza capaci di attestare requisiti equivalenti.
È un passaggio importante perché impedisce, almeno nell'impostazione della proposta, che la valorizzazione del “locale” rimanga soltanto uno slogan.

Il problema degli appalti pubblici

I promotori affrontano anche uno degli ostacoli giuridici più delicati.
Lo stesso Consiglio di Stato aveva osservato che privilegiare un prodotto esclusivamente sulla base della provenienza geografica può risultare difficilmente conciliabile con la legislazione sul mercato interno e con le norme sulle commesse pubbliche.
Per questo l'iniziativa non propone di riservare gli acquisti a determinati fornitori e non modifica direttamente la legislazione sugli appalti. Introduce invece un principio di esemplarità del Cantone e la possibilità di collegare il sostegno pubblico a condizioni proporzionate e verificabili sulla presenza e sulla visibilità dei prodotti locali, facendo espressamente salvo il diritto federale e intercantonale.
Un precedente viene individuato nel Canton Vaud, dove nel maggio 2026 è stata accolta una mozione che chiede di legare le manifestazioni sovvenzionate alla valorizzazione della produzione vitivinicola cantonale e dove la legislazione agricola prevede già un principio di esemplarità dello Stato.

Controlli, ma senza creare una nuova burocrazia

Anche sul fronte dei controlli la proposta punta, almeno nelle intenzioni, a un sistema relativamente leggero.
L'organizzatore potrebbe presentare con la domanda di sostegno un breve piano dell'offerta e successivamente documentare quanto effettivamente utilizzato attraverso l'elenco dei prodotti ed eventualmente la documentazione degli acquisti. I controlli potrebbero avvenire anche a campione.
In caso di mancato rispetto delle condizioni verrebbero utilizzati gli strumenti già previsti dalla legislazione sui sussidi, senza introdurre nuove sanzioni penali o creare un apparato di controllo autonomo.
La Sezione dell'agricoltura avrebbe il compito di coordinare tecnicamente l'applicazione delle nuove disposizioni e di predisporre clausole tipo. Il suo preavviso sarebbe richiesto soltanto per le manifestazioni che superano determinate soglie stabilite dal regolamento.

Anche i Comuni coinvolti, ma senza obbligo cantonale

L'iniziativa guarda anche agli enti locali. Il Cantone dovrebbe mettere a disposizione dei Comuni modelli di regolamento, direttive e clausole utilizzabili per sussidi, occupazione dello spazio pubblico, bandi e contratti.
L'autonomia comunale viene però espressamente salvaguardata.
È prevista inoltre una collaborazione con le organizzazioni dei produttori, la Conferenza agroalimentare e il Centro di Competenze Agroalimentari Ticino per facilitare l'approvvigionamento, la logistica e il contatto tra organizzatori e fornitori.

Quando il denaro pubblico resta sul territorio

Il punto politico ed economico della proposta può essere riassunto in una domanda: se una manifestazione viene sostenuta con risorse della collettività ticinese, è ragionevole chiedere che almeno una parte della spesa generata dall'evento ritorni all'economia del territorio?
L'iniziativa risponde affermativamente, cercando però di farlo senza introdurre un'autarchia alimentare e senza scontrarsi frontalmente con le norme superiori sulla concorrenza e sugli appalti.
Non vengono creati nuovi sussidi. Cambierebbero invece le condizioni applicate a quelli esistenti e alle altre forme di sostegno cantonale. Gli eventuali maggiori costi dovrebbero essere contenuti attraverso soglie proporzionate e tenendo conto dell'effettiva disponibilità della produzione ticinese.
Se approvata, la modifica riguarderebbe i sostegni cantonali decisi dopo l'entrata in vigore della legge, mentre gli accordi pluriennali già esistenti verrebbero adeguati al momento del rinnovo. La nuova legge sarebbe inoltre soggetta a referendum facoltativo e il Consiglio di Stato dovrebbe emanare le disposizioni di esecuzione e fissarne l'entrata in vigore entro dodici mesi dalla conclusione della procedura referendaria.
La partita, dunque, passa ora al Gran Consiglio. Ma il principio posto sul tavolo è destinato a suscitare una discussione che va oltre il settore agricolo: quando il Cantone investe denaro pubblico in un evento, quanto di quell'investimento dovrebbe contribuire a sostenere anche chi produce e lavora in Ticino?