La vendemmia è partita con un anticipo eccezionale e, se il tempo continuerà a essere favorevole, le premesse per ottenere uve di qualità ci sono. Ma dietro il cauto ottimismo dei viticoltori della Svizzera italiana rimangono problemi tutt'altro che secondari: siccità, grandine, stress idrico, Popillia japonica e soprattutto un mercato del vino svizzero che attraversa una fase difficile.
È il quadro tracciato da Federviti, la Federazione dei viticoltori della Svizzera italiana, durante la conferenza stampa del 20 agosto alla cantina Rusconi di Tenero. Il presidente Davide Cadenazzi ha parlato di un settore confrontato con condizioni sempre più complesse, pur dichiarandosi cautamente ottimista sulla vendemmia 2026.
Un'annata segnata dalla mancanza d'acqua
Il 2026 ha confermato una tendenza verso estati più calde e secche, caratterizzate da lunghi periodi di siccità e canicola, precipitazioni irregolari e un maggiore rischio di fenomeni meteorologici estremi. Condizioni che non hanno interessato soltanto i vigneti, ma più in generale l'agricoltura ticinese.
La scarsità d'acqua era già iniziata durante l'inverno, con minori apporti di pioggia e neve, ed è proseguita in primavera e durante l'estate. Nel Mendrisiotto alla situazione si è aggiunta la grandine di inizio giugno, seguita da mesi praticamente privi di precipitazioni.
Un quadro che presenta un apparente paradosso: il clima asciutto ha ridotto fortemente il rischio di malattie fungine e favorito la maturazione delle uve, ma contemporaneamente ha aumentato lo stress idrico delle viti. In diversi casi è stato quindi necessario ricorrere all'irrigazione per evitare conseguenze sullo sviluppo dell'uva e sulla salute delle piante.
Vendemmia eccezionalmente anticipata
Una delle conseguenze più evidenti è l'anticipo della raccolta. Al 20 agosto la vendemmia è già iniziata per le basi destinate agli spumanti, per il Bianco di Merlot e per le varietà più precoci.
Per i vini rossi, però, Federviti invita a non lasciarsi ingannare dal solo grado zuccherino. Cadenazzi sottolinea infatti che occorre attendere anche la corretta maturazione dei polifenoli, determinante per la qualità finale del vino.
Se le attuali condizioni dovessero persistere, secondo Federviti esistono comunque le basi per un'annata qualitativamente interessante.
Oltre 25 milioni di Popillia japonica catturate
Resta poi aperto il fronte della Popillia japonica, il coleottero invasivo ormai diventato uno dei problemi più seri per l'agricoltura del territorio.
Il dato comunicato da Federviti è impressionante: nel 2026 sono stati catturati oltre 25 milioni di esemplari. Una cifra che, da un lato, conferma la preoccupante diffusione dell'insetto e, dall'altro, testimonia l'attività di contrasto condotta dal Cantone e dai Comuni, ai quali la Federazione ha rivolto il proprio ringraziamento.
Non è invece diminuita, precisa Cadenazzi, la pressione degli ungulati: semplicemente, nel corso dell'annata altri problemi hanno assunto maggiore rilevanza.
Il nodo del mercato: prezzo confermato a 4,20 franchi al chilo
Alle difficoltà nei vigneti si aggiunge quella forse più delicata: la situazione del mercato del vino svizzero.
In Ticino si è tuttavia riusciti a raggiungere all'interno dell'Interprofessione della Vite e del Vino un accordo su una scala prezzi condivisa, mantenendo il prezzo delle uve a 4,20 franchi al chilogrammo.
Per Federviti si tratta di un segnale concreto nei confronti dei negozianti e dei produttori e di uno strumento per contribuire alla tenuta dell'intero sistema vitivinicolo cantonale.
Ma proprio la debolezza della domanda e le incertezze che gravano su produttori e trasformatori stanno spingendo il settore verso una scelta destinata ad avere conseguenze ben oltre la vendemmia di quest'anno.
Nuovi vigneti: sviluppo controllato fino al 2030
Federviti e la Sezione dell'agricoltura hanno infatti definito una strategia che accompagnerà la viticoltura ticinese fino alla fine del 2030.
I nuovi impianti destinati alla produzione di vino saranno autorizzati secondo criteri strategici, privilegiando gli investimenti considerati capaci di rafforzare qualità, valore aggiunto e sostenibilità del comparto nel lungo periodo. La decisione è stata elaborata attraverso il confronto con le organizzazioni della filiera.
La misura nasce esplicitamente in una fase caratterizzata da una domanda più debole. L'obiettivo dichiarato è evitare che un aumento non governato delle superfici vitate accentui gli squilibri del mercato, cercando contemporaneamente di preservare il valore economico della produzione e il reddito delle aziende.
Non si tratta però di un blocco indiscriminato.
Continueranno a essere possibili la ricostituzione dei vigneti già esistenti e gli interventi sui vigneti in forte pendenza. Saranno inoltre ammessi impianti di varietà diverse dal Merlot quando esista un'effettiva domanda di mercato. L'intenzione è favorire una maggiore diversificazione senza compromettere le altre attività agricole e tutelando nel contempo il patrimonio paesaggistico costituito anche da terrazzamenti, muri a secco, pergole e piccoli vigneti storici.
Sostenibilità e 20'000 franchi per i danni
La strategia si collega inoltre al progetto Viticoltura Sostenibile Ticino (ViSo Ticino), sostenuto dalla Confederazione, dal Cantone e dalle principali organizzazioni della filiera. Tra gli obiettivi figurano la riduzione dell'impiego dei prodotti fitosanitari e la diffusione di vitigni maggiormente tolleranti alle malattie, accompagnando tecnicamente le aziende nel percorso.
Federviti sottolinea anche la collaborazione con la Sezione dell'agricoltura e segnala lo stanziamento cantonale di 20'000 franchi per i danni subiti dal settore, giudicato significativo anche alla luce della situazione delle finanze cantonali.
Il 2026 si presenta quindi come un'annata dalle due facce. Da una parte un clima estremo, l'acqua che scarseggia, la grandine e la pressione crescente delle specie invasive; dall'altra una maturazione che potrebbe regalare una vendemmia di buona qualità.
Sul fondo rimane però la questione più strutturale: produrre vino di qualità non basta se il mercato non riesce ad assorbirlo. Ed è proprio su questo equilibrio tra produzione, domanda, redditività e tutela del territorio che il Ticino sembra voler giocare la partita della propria viticoltura da qui al 2030.
