In un tempo attraversato da conflitti, tensioni geopolitiche e profonde fratture sociali, il richiamo alla religione sembra risuonare con crescente frequenza nei discorsi pubblici e nelle narrazioni del potere. Leader politici di primo piano si presentano sempre più spesso come uomini di fede, invocando Dio per legittimare scelte, strategie e perfino guerre. Ma quale Dio viene evocato? E soprattutto: è davvero il Dio delle Scritture?
A queste domande prova a dare spazio e profondità la tavola rotonda “Il Dio in cui non crediamo”, organizzata dalla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, in programma martedì 24 marzo alle ore 18.00 nella Sala di Lettura. Un incontro che nasce dall’urgenza di interrogarsi sul rapporto tra religione e potere, tra fede autentica e sua possibile distorsione.
Il titolo stesso dell’evento è provocatorio e insieme rivelatore: non si tratta tanto di negare Dio, quanto piuttosto di prendere le distanze da certe immagini di Dio costruite e utilizzate a fini ideologici. Come suggerisce il volantino dell’iniziativa, è lecito chiedersi se sia credibile che, in una delle epoche più violente e disumane della storia, alcuni “padroni del mondo” possano presentarsi come devoti interpreti del Dio della misericordia, mentre promuovono guerre e alimentano logiche di sopraffazione.
A confrontarsi su questi temi saranno due voci autorevoli: il giornalista Carlo Silini, direttore del settimanale “Azione”, e il biblista Ernesto Borghi, docente universitario e presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana. A moderare il dialogo sarà Fernando Lepori. Insieme, cercheranno di decostruire le rappresentazioni distorte della fede che circolano nel dibattito pubblico, mettendo in luce la distanza tra il Dio evocato da certi discorsi politici e quello che emerge dai testi biblici.
Il cuore della riflessione riguarda proprio questa frattura: da una parte, un’immagine di Dio spesso piegata a giustificare violenza, dominio e identità contrapposte; dall’altra, il Dio della pace, della giustizia e dei pacificatori, come raccontato nei Vangeli. Una distanza che interpella non solo i credenti, ma chiunque sia interessato a comprendere il ruolo della religione nel mondo contemporaneo.
L’incontro si inserisce in un contesto culturale e sociale in cui il bisogno di discernimento appare sempre più urgente. Di fronte alla semplificazione e alla retorica, diventa fondamentale recuperare strumenti critici e spazi di dialogo capaci di restituire complessità al tema della fede. In questo senso, la proposta della Biblioteca Salita dei Frati si configura come un’occasione preziosa per riflettere, ascoltare e confrontarsi.
“Il Dio in cui non crediamo” non è dunque solo il titolo di una conferenza, ma un invito a interrogarsi su quale idea di Dio orienti - o disorienti - le nostre società. E forse, anche, un passo necessario per riscoprire un volto del divino che non sia strumento di potere, ma sorgente di umanità.
La fede al servizio del potere, ovvero “Il Dio in cui non crediamo”
Scritto il 18/03/2026