La nuova pianificazione ospedaliera ticinese entra nella sua fase decisiva, ma sul tavolo arriva una questione tutt’altro che secondaria: è opportuno decidere l’organizzazione futura dell’offerta ospedaliera utilizzando un calcolo del fabbisogno costruito su dati che risalgono al 2019?
È il punto centrale dell’interrogazione depositata oggi, 20 agosto 2026, dal deputato Matteo Quadranti per il Gruppo PLR al Gran Consiglio, dal titolo “Pianificazione ospedaliera: a che punto siamo?”.
Il tema riguarda direttamente l’attribuzione dei mandati di prestazione negli ospedali ticinesi e, secondo quanto sollevato nell’atto parlamentare, potrebbe avere conseguenze non soltanto sull'organizzazione delle cure, ma anche sui costi della sanità e sulla solidità giuridica della futura pianificazione.
Una procedura iniziata diversi anni fa
Il 1° giugno 2026 il Consiglio di Stato ha avviato la consultazione sulla proposta di attribuzione dei mandati di prestazione nei tre settori del somatico acuto, della riabilitazione e della psichiatria. Gli attori interessati hanno quindi avuto la possibilità di prendere posizione prima della pubblicazione definitiva della pianificazione.
Il percorso arriva però da lontano.
Nel 2022 era stata istituita la commissione consultativa; nel 2023 era stato licenziato il messaggio relativo agli indirizzi strategici; nel 2024 il messaggio era stato approvato e nel 2025 erano stati pubblicati i moduli d'offerta.
Proprio la durata dell'iter porta ora in primo piano un problema: i dati utilizzati alla sua origine sono ancora rappresentativi della realtà sanitaria ticinese del 2026?
Il nodo dei dati del 2019
L'interrogazione richiama la recente presa di posizione di prio.swiss, l'associazione mantello degli assicuratori-malattia, che ha sollevato diverse critiche. Una delle principali riguarda proprio il calcolo del fabbisogno utilizzato come base per determinare e attribuire i mandati di prestazione.
Il calcolo è infatti fondato sui dati del 2019.
La scelta aveva una sua logica quando, nel 2022, venne istituita la commissione consultativa: i dati del 2020 e del 2021 erano fortemente condizionati dalla pandemia e quindi non potevano essere considerati sufficientemente affidabili per fotografare l'attività ospedaliera ordinaria.
Quattro anni dopo, però, la situazione è cambiata.
Nel frattempo è proseguito lo spostamento di numerose prestazioni dal settore stazionario a quello ambulatoriale ed è intervenuta la riforma EFAS, elementi che, secondo quanto evidenziato nell'interrogazione, non sarebbero sufficientemente considerati dal modello basato sui dati del 2019.
Da qui il rischio indicato nell'atto parlamentare: sovrastimare il futuro fabbisogno di cure stazionarie.
Mandati, costi e rischio di ricorsi
La questione non è puramente statistica.
Il calcolo del fabbisogno costituisce infatti una delle basi sulle quali vengono attribuiti i mandati di prestazione. Se la stima fosse superiore alle necessità reali, potrebbe quindi essere pianificata una capacità ospedaliera stazionaria maggiore rispetto a quella effettivamente richiesta.
Quadranti collega direttamente questo problema anche al controllo della spesa sanitaria: un calcolo aggiornato, si legge nell'interrogazione, sarebbe importante non soltanto per distribuire correttamente i mandati, ma anche per consentire una migliore gestione e un più efficace controllo dei costi della salute.
C'è poi un secondo elemento delicato: quello dei ricorsi.
Contro la futura pianificazione possono infatti ricorrere sia i singoli fornitori di prestazioni interessati dall'attribuzione dei mandati sia prio.swiss. L'interrogazione mette quindi sul tavolo l'eventualità che una contestazione del calcolo del fabbisogno possa trasformarsi in un argomento rilevante in sede di ricorso, con il rischio di bloccare la pianificazione ospedaliera per diversi anni.
Le domande al Consiglio di Stato
L'atto parlamentare chiede innanzitutto al Governo quali criticità siano emerse dalla consultazione presso gli altri attori coinvolti e come intenda affrontarle. Domanda inoltre quale sia la posizione del Consiglio di Stato rispetto alle osservazioni formulate da prio.swiss.
Il cuore dell'interrogazione rimane però l'attendibilità del calcolo.
Quadranti domanda al Governo se non ritenga che utilizzare i dati del 2019 per una pianificazione destinata verosimilmente a essere pubblicata nel 2026 possa produrre una stima fuorviante del fabbisogno, soprattutto considerando l'evoluzione dell'ambulatoriale e la riforma EFAS.
Viene quindi chiesto se sia stata valutata la possibilità di rifare i calcoli utilizzando dati post-pandemici e quale sia l'anno più recente per il quale siano disponibili tutte le informazioni necessarie. Il Governo dovrà inoltre indicare dove si collochino i dati più recenti rispetto agli scenari minimo, medio e massimo già utilizzati nella pianificazione.
Infine, l'interrogazione mette in relazione la questione con due aspetti particolarmente sensibili per il Cantone: la crescita dei costi sanitari e la possibilità di ricorsi. Al Consiglio di Stato viene chiesto quale impatto potrebbe avere una valutazione errata del fabbisogno sulla spesa e se una pianificazione costruita su una previsione troppo elevata possa diventare un elemento decisivo in un eventuale ricorso, finendo per paralizzare nuovamente l'intero processo.
Una domanda semplice dietro una questione complessa
La pianificazione ospedaliera deve inevitabilmente guardare avanti. Ed è proprio qui che l'interrogazione pone una questione che il Consiglio di Stato sarà chiamato a chiarire: quanto può essere precisa una previsione sul futuro se il punto di partenza fotografa la sanità di sette anni prima?
Nel 2019 la pandemia non era ancora arrivata, EFAS non aveva ancora modificato il quadro di riferimento e il trasferimento di prestazioni verso l'ambulatoriale non aveva raggiunto l'attuale sviluppo.
Aggiornare un modello complesso comporta evidentemente conseguenze tecniche e procedurali. Non aggiornarlo, però, pone un'altra domanda: se oggi esistono dati post-pandemici più recenti e completi, quanto è ancora giustificato fondare su quelli del 2019 decisioni destinate a determinare l'assetto ospedaliero ticinese dei prossimi anni?
La risposta spetta ora al Consiglio di Stato.