Il Centro rompe il silenzio: «Le istituzioni facciano sentire la loro presenza»

Scritto il 22/08/2026
da team.redazione


Il clima politico ticinese si fa sempre più teso. Dopo i gravi fatti che negli ultimi giorni hanno scosso il Cantone, Il Centro interviene pubblicamente chiedendo alle istituzioni, e in particolare al Governo, di far sentire la propria presenza e di rispondere alle preoccupazioni della popolazione.
In un comunicato diffuso il 21 agosto, l'Ufficio presidenziale del partito esordisce esprimendo vicinanza e condoglianze alle persone direttamente coinvolte nei tragici avvenimenti di questi giorni. Di fronte alla perdita di una vita umana, sottolinea il Centro, occorrono innanzitutto «rispetto e sensibilità».
Proprio per questo il partito invita a evitare speculazioni, giudizi affrettati e strumentalizzazioni politiche. Ma, allo stesso tempo, ritiene che la delicatezza della situazione non possa giustificare quello che definisce il «silenzio delle istituzioni».

«La cittadinanza apprende quasi tutto dai media»

Il punto centrale della presa di posizione riguarda infatti la comunicazione istituzionale.
Secondo il Centro, da giorni i cittadini vengono a conoscenza quasi esclusivamente attraverso i media di vicende definite «gravi e complesse». Il partito fa riferimento ai recenti fatti che hanno coinvolto il Governo e richiama inoltre il caso del docente delle Scuole medie di Giubiasco.
Su quest'ultimo fronte, il comunicato cita le notizie riguardanti segnalazioni che si sarebbero susseguite nel corso degli anni. Elementi che, secondo il partito, sollevano nuovi interrogativi ai quali la popolazione avrebbe diritto di ricevere al più presto risposte da parte delle autorità competenti.
Il Centro non entra nel merito delle singole vicende e non formula conclusioni sulle responsabilità. La critica è invece rivolta alla gestione politica e istituzionale della comunicazione.

Nel mirino il silenzio del Governo

Il passaggio politicamente più netto riguarda l'Esecutivo cantonale.
Il Centro afferma che, di fronte a vicende di tale delicatezza, diventa «sempre più difficile comprendere l'assordante silenzio del Governo» e chiama direttamente in causa la Presidente del Consiglio di Stato, ricordando che attualmente detiene anche la responsabilità politica dei dossier riguardanti Polizia e Magistratura.
Una critica che il partito accompagna tuttavia a una precisa distinzione.
Chiedere alle istituzioni di esprimersi, sottolinea infatti il comunicato, non significa pretendere che il Governo intervenga nei procedimenti in corso o anticipi le conclusioni della giustizia.
Significa piuttosto, secondo il Centro, chiedere a chi ricopre responsabilità politiche di manifestare la propria presenza, comunicare ciò che può essere comunicato e mostrare alla popolazione che le sue preoccupazioni vengono ascoltate.
È una distinzione importante, soprattutto in una fase nella quale comunicazione politica, attività amministrativa e lavoro della magistratura devono necessariamente rimanere su piani differenti.

Fiducia nella magistratura

Il comunicato si conclude infatti ribadendo esplicitamente la piena fiducia del Centro nel lavoro della magistratura.
«È nell'interesse di tutti che questo lavoro possa essere svolto con rigore e senza pressioni», afferma l'Ufficio presidenziale.
La richiesta avanzata dal partito non è dunque quella di ottenere anticipazioni sulle indagini o risposte su questioni eventualmente coperte dal segreto istruttorio. Il nodo posto sul tavolo è politico: fino a che punto, davanti a eventi che suscitano forte preoccupazione nell'opinione pubblica, le istituzioni possano limitarsi al silenzio?
Il Centro ritiene che quel limite sia stato raggiunto e chiede ora al Governo di far sentire la propria voce.

Da parte nostra, riteniamo che proprio vicende tanto delicate richiedano un equilibrio ancora maggiore tra il dovere delle istituzioni di comunicare e quello dell'informazione di mantenersi ancorata ai fatti. Chiedere risposte è compito del giornalismo; attribuire responsabilità prima che siano state accertate non lo è, per nessuno.