Ponte Tresa: oltre cento bambini e ragazzi danno voce alla pace

Scritto il 12/10/2026
da team.redazione


Un ponte che unisce due Paesi, oltre cento bambini e ragazzi e un messaggio che supera ogni frontiera: la pace non si costruisce con le armi, ma attraverso il dialogo, il rispetto e la solidarietà. A Ponte Tresa, la dodicesima edizione di «In Cammino per la Pace e la Nonviolenza nel Mondo» ha ricordato che anche le voci dei più piccoli meritano di essere ascoltate.

C'è un luogo, tra la Svizzera e l'Italia, dove un semplice ponte può assumere un significato molto più grande di quello di un collegamento tra due rive. È il ponte doganale di Ponte Tresa, che giovedì 8 ottobre 2026 è diventato il simbolo di un messaggio tanto semplice quanto urgente: la guerra non può essere considerata una risposta inevitabile ai conflitti tra i popoli.
Nonostante la pioggia e la necessità di modificare il percorso inizialmente previsto, la dodicesima edizione dell'iniziativa transfrontaliera «In Cammino per la Pace e la Nonviolenza nel Mondo» ha riunito oltre cento bambini e ragazzi, insieme a rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni, delle scuole e della cittadinanza.
Organizzata da Culture Ticino Network, associazione luganese che quest'anno celebra il quindicesimo anniversario, la manifestazione si è svolta tra il ponte doganale e la Sala comunale di Tresa.
Al centro della giornata non c'erano le differenze tra le nazioni, ma ciò che dovrebbe unirle: il diritto di ogni essere umano a vivere senza paura.

Un confine che diventa luogo d'incontro

A dare il benvenuto ai partecipanti è stata A. Margherita Maffeis-Natale, presidente e fondatrice di Culture Ticino Network, che ha richiamato il valore simbolico dei ponti: strutture costruite per avvicinare le persone, non per separarle.
Un concetto ripreso anche da Massimo Tavoli, municipale di Tresa, che ha sottolineato l'importanza di coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di una cultura fondata sul rispetto e sulla nonviolenza.
Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, ha invece ricordato una pagina significativa della storia locale. Durante i periodi più difficili, comprese le guerre, quel ponte rappresentò per numerosi italiani una via verso l'accoglienza e la salvezza in Svizzera.
Una memoria che assume particolare valore in un presente nel quale milioni di persone, in diverse regioni del mondo, sono ancora costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire ai conflitti.
Il messaggio emerso dagli interventi è stato condiviso: i confini possono delimitare i territori, ma non dovrebbero impedire la solidarietà tra gli esseri umani.

I bambini non chiedono soltanto la pace: vogliono costruirla

I veri protagonisti della mattinata sono stati i bambini e i ragazzi, coinvolti in attività interattive, momenti musicali e riflessioni collettive.
Le giovani Ambasciatrici di Pace della Scuola media di Pregassona, insieme agli allievi della Scuola speciale, hanno proposto messaggi legati alla vita quotidiana: imparare ad ascoltare, rispettare chi è diverso da noi, evitare parole offensive e cercare soluzioni pacifiche ai contrasti.
Gesti apparentemente piccoli, ma che rappresentano le fondamenta di una convivenza civile.
Gli alunni dell'Istituto Comprensivo Statale «Alessandro Manzoni» di Lavena Ponte Tresa hanno partecipato con i loro canti, mentre la Scuola Montessori ha presentato il «Manifesto per la Pace», realizzato nell'ambito del Villaggio della Pace 2025.
La musica ha accompagnato l'incontro grazie anche a Francesca Parrotta, che ha coinvolto i presenti con canzoni e momenti coreografici dedicati alla pace.
Non si è trattato soltanto di sensibilizzare i più giovani, ma di riconoscere loro la capacità di esprimere idee, formulare proposte e assumersi responsabilità.

L'arte contro il ciclo della violenza

Tra i contributi della manifestazione anche il progetto artistico «The Cycle – Usciamo dal ciclo della violenza», ideato da Mario Brunner in occasione del quindicesimo anniversario di Culture Ticino Network.
Attraverso le sue opere, l'artista ha invitato a riflettere su un meccanismo che accompagna da sempre la storia umana: la violenza che genera altra violenza, alimentando odio, sofferenza e desiderio di vendetta.
Spezzare questo ciclo significa imparare a riconoscere la sofferenza degli altri, sostituendo all'indifferenza la solidarietà.
Un'altra prospettiva è stata proposta da Alessandra Melucci, intervenuta sul tema «Pace e natura». Il suo contributo ha richiamato una realtà spesso dimenticata: l'ambiente non conosce frontiere politiche e la sua tutela richiede collaborazione tra comunità e generazioni.

Un impegno che continua oltre la manifestazione

Per Culture Ticino Network, promuovere la pace significa anche offrire strumenti concreti alle nuove generazioni.
In questa direzione si inseriscono il progetto «Siamo oggi Ambasciatori di Pace!» e il riconoscimento «Label – School for Peace and Nonviolence», pensati per valorizzare le scuole impegnate nell'educazione al rispetto e alla nonviolenza.
L'associazione sostiene inoltre iniziative nelle Filippine, tra cui borse di studio e opportunità di formazione professionale collegate al programma TESDA. Un modo per ricordare che la pace passa anche attraverso l'accesso all'istruzione e la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso.
L'appuntamento di Ponte Tresa rappresenta il terzo momento di un percorso iniziato il 19 settembre a Caslano con il Concerto per la Pace, nell'ambito delle iniziative collegate alla quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
Il programma proseguirà con il World Forum per la Pace, la cui apertura è prevista a Lugano il 21 novembre, con iniziative fino al 10 dicembre 2026.
I momenti più significativi saranno raccontati anche dal Team Giovani CTN attraverso Chiasso TV, media partner dell'associazione.

La pace comincia quando qualcuno decide di ascoltare

Una manifestazione non può fermare una guerra. Un corteo di bambini non può, da solo, modificare le decisioni dei governi o interrompere i bombardamenti.
Ma può ricordare qualcosa che rischiamo di dimenticare: dietro ogni conflitto esistono persone, famiglie e soprattutto bambini che subiscono conseguenze di decisioni alle quali non hanno partecipato.
A Ponte Tresa, per qualche ora, il confine tra due Stati è diventato il luogo nel quale ascoltare chi, troppo spesso, non ha voce.
E forse il significato più importante di questa dodicesima edizione sta proprio qui: educare alla pace non significa insegnare a ignorare i conflitti, ma a riconoscerli e ad affrontarli senza ricorrere alla violenza.
Perché un ponte, prima ancora di essere costruito con pietre, ferro o cemento, nasce dalla volontà di raggiungere l'altra sponda.