Chiasso: tre donne, tre storie di libertà sul palcoscenico

Scritto il 12/10/2026
da team.redazione


Al Cinema Teatro di Chiasso prende vita la rassegna «Cuori liberi cuori felici»: tre spettacoli che raccontano il coraggio di donne capaci di sfidare convenzioni, pregiudizi e ruoli imposti. Si comincia il 24 e 25 ottobre con la storia, poco conosciuta, di Irene Bernasconi, una giovane chiassese che scelse di dedicare la propria vita all'istruzione dei bambini più poveri.

Ci sono storie che sembrano appartenere al passato, ma che continuano a porre domande al nostro presente. Storie di persone che, in epoche e contesti diversi, hanno avuto il coraggio di scegliere una strada differente da quella che la società aveva tracciato per loro.
È da questa riflessione che nasce «Cuori liberi cuori felici», la nuova rassegna del Cinema Teatro di Chiasso, dedicata a tre figure femminili accomunate dalla ricerca della libertà: quella di essere sé stesse, di decidere della propria vita e di sottrarsi alle aspettative altrui.
Tre spettacoli, tre linguaggi teatrali e tre vicende molto diverse. Il filo che li unisce è racchiuso nel titolo della rassegna, volutamente privo di virgola: perché la libertà, prima ancora di essere una conquista sociale, può rappresentare la condizione necessaria per raggiungere la felicità.

Irene Bernasconi, da Chiasso alla campagna romana

Ad aprire la rassegna, sabato 24 e domenica 25 ottobre, sarà Il diario di Irene Bernasconi, spettacolo scritto e interpretato da Laura Nardi.
La protagonista è una giovane donna originaria di Chiasso che, nel 1915, decide di lasciare il Ticino per trasferirsi nell'Agro romano, dove assume la direzione di una «Casa di bambini» ispirata al metodo Montessori.
L'Italia è attraversata dalla Prima guerra mondiale. Nelle campagne, la povertà condiziona profondamente la vita delle famiglie e l'accesso all'istruzione rimane un privilegio per molti bambini.
Irene Bernasconi sceglie proprio quel mondo difficile e marginale per svolgere la propria missione educativa.
Non è soltanto una decisione professionale. È una scelta di vita che la porta lontano dalle proprie origini, in un ambiente nel quale la scuola può diventare uno strumento concreto di emancipazione.
Attraverso i suoi diari, Laura Nardi restituisce voce a una donna che ha cercato di offrire ai figli dei braccianti qualcosa che andava ben oltre la semplice istruzione: la possibilità di immaginare un futuro diverso.
Per Chiasso, lo spettacolo rappresenta anche l'occasione di riscoprire una pagina della propria storia, attraverso una figura femminile la cui esperienza merita di essere conosciuta dalle nuove generazioni.

Una conferenza per approfondire la storia

La rappresentazione di domenica 25 ottobre sarà seguita, alle ore 19.00, dalla conferenza 1905. Una maestra svizzera nella campagna romana, curata dalla giornalista Laura Cuocci.
All'incontro parteciperanno Irene Agnello, nipote di Irene Bernasconi, Martine Gilsoul, ricercatrice e pedagogista, e Lorenzo Cantatore, professore all'Università Roma Tre.
Un approfondimento che permetterà di collocare la vicenda personale della protagonista nel contesto storico e pedagogico del suo tempo, esplorando il valore dell'educazione come strumento di dignità e cambiamento sociale.

Princesa, il diritto di essere riconosciuti

Il secondo appuntamento, previsto per sabato 28 novembre, porterà sul palcoscenico Vladimir Luxuria nello spettacolo Princesa.
Al centro della rappresentazione si trova la storia vera di Fernanda Farias De Albuquerque, segnata dalla ricerca della propria identità, dal desiderio di riconoscimento e dalla necessità di affrontare ferite e pregiudizi.
Una vicenda nella quale il bisogno di essere accettati per ciò che si è diventa il punto di partenza per riflettere su libertà individuale, dignità e riscatto.
Se Irene Bernasconi aveva sfidato i limiti imposti alle donne del proprio tempo attraverso l'educazione, Princesa affronta il tema della libertà attraverso il percorso dell'identità personale.

Il corpo femminile e lo sguardo della medicina

A concludere la rassegna, il 2 e 3 dicembre, sarà La donna si cura, testo di Julia Haenni, con la regia di Giulia Rumasuglia e la produzione di Alan Alpenfelt e la compagnia V XX ZWEETZ.
La drammaturgia contemporanea svizzera affronta, attraverso l'umorismo e una prospettiva critica, il modo in cui il corpo femminile è stato osservato, interpretato e trattato dalla medicina occidentale.
Al centro si trova lo sguardo patriarcale, con le sue convenzioni e le sue conseguenze sulla percezione della salute e dell'autonomia delle donne.
Uno spettacolo che invita a interrogarsi su quanto il diritto di decidere del proprio corpo sia legato alla libertà personale.

Un teatro che invita a riflettere

Con Cuori liberi cuori felici, il Cinema Teatro di Chiasso propone un percorso nel quale il palcoscenico diventa uno spazio di confronto con questioni che attraversano epoche e generazioni.
L'istruzione come possibilità di emancipazione, il riconoscimento dell'identità e l'autonomia del corpo femminile sono tre modi differenti di affrontare una domanda comune: quanto siamo realmente liberi di scegliere chi vogliamo essere?
Non si tratta di storie identiche, né di esperienze sovrapponibili. Ed è proprio questa diversità a rendere interessante il progetto.
La libertà, infatti, non assume sempre lo stesso volto. A volte significa partire, altre volte restare fedeli alla propria identità. In altri casi, semplicemente, pretendere che la propria voce venga ascoltata.

Anche Club '74 sul palcoscenico di Chiasso

Accanto alla rassegna, il Cinema Teatro propone un altro appuntamento significativo.
Martedì 27 ottobre, alle ore 20.30, la compagnia Club '74, legata all'omonima associazione attiva presso l'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di Mendrisio, presenterà Manifica presenza, con la regia di Diego Willy Corna.
Lo spettacolo, fuori rassegna, si accompagna a una riflessione sul valore del silenzio e della comunicazione, evocata dalla frase: «A volte tacere intrecciando le mani è la miglior cosa da fare».
Un ulteriore esempio di teatro come luogo nel quale esperienze umane differenti possono trovare espressione e attenzione.