Dal 31 maggio al 5 luglio 2026 lo Spazio Officina di Chiasso ospita Le Stanze dell’Arte IV. Premio giovani artisti 2026 – Pulchritudo, una mostra che negli anni ha saputo ritagliarsi un ruolo particolare nel panorama artistico della Svizzera italiana. Non soltanto un’esposizione dedicata ai giovani, ma un vero osservatorio sulle nuove sensibilità creative, sulle tensioni culturali e sulle trasformazioni del concetto stesso di bellezza nel mondo contemporaneo.
Promossa dal m.a.x. museo e dal Comune di Chiasso, in collaborazione con il Centro Culturale Chiasso e con il sostegno del Rotary Club del Mendrisiotto, l’iniziativa nasce dall’idea di offrire spazio e visibilità agli artisti emergenti formatisi o residenti in Svizzera. Il concorso era rivolto a giovani nati fra il 1986 e il 2007, chiamati a confrontarsi con il tema “pulchritudo”, parola latina che richiama una dimensione della bellezza non soltanto estetica ma anche filosofica, spirituale e simbolica.
La mostra si inserisce in un percorso ormai consolidato che il Centro Culturale Chiasso dedica alla valorizzazione delle nuove generazioni artistiche. In questa quarta edizione il dialogo con il tema della bellezza assume però un significato ancora più ampio, quasi una riflessione sul nostro tempo. In un’epoca segnata da immagini rapide, consumi culturali accelerati e continua esposizione digitale, il progetto invita infatti a fermarsi e interrogarsi su cosa significhi oggi riconoscere la bellezza, rappresentarla o persino difenderla.
Secondo quanto emerge dalla cartella stampa della manifestazione, la partecipazione è stata particolarmente significativa: al concorso hanno preso parte 39 artisti con 52 opere complessive, mentre la giuria ne ha selezionate 42 realizzate da 34 autori. Le tecniche esposte testimoniano una notevole varietà di linguaggi: pittura a olio e acrilico, disegno, fotografia, video, installazione, scultura, collage e opere composte con materiali inconsueti o di recupero.
Ed è proprio questa pluralità a rendere Le Stanze dell’Arte qualcosa di più di un semplice premio. Camminando idealmente attraverso le sale dello Spazio Officina emerge infatti una generazione di artisti che non sembra interessata a definire una scuola o un’estetica dominante, ma piuttosto a esplorare frammenti di realtà, memorie personali, identità, paure collettive e relazioni con il paesaggio contemporaneo. La bellezza non viene mai proposta come decorazione superficiale: diventa piuttosto tensione, ferita, ricerca, materia viva.
L’esposizione si apre inoltre in un momento storico particolare per Chiasso e per il territorio transfrontaliero. Da anni il Mendrisiotto sta cercando di rafforzare il proprio ruolo culturale all’interno della Svizzera italiana, e iniziative come questa contribuiscono a costruire un’identità artistica aperta, internazionale e attenta ai giovani. La scelta dello Spazio Officina non è casuale: il luogo, nato dal recupero di un’ex area industriale ferroviaria, conserva una forte dimensione simbolica di trasformazione e rinascita, perfettamente coerente con il carattere sperimentale del progetto.
La giuria, composta da storici dell’arte, artisti, grafici e rappresentanti del Rotary Club, ha premiato opere capaci di affrontare il tema della “pulchritudo” in modo originale e personale. Il primo premio è stato assegnato a Luca Ferrario con l’opera Pulchritudo Temporis, una grande composizione astratta a pigmenti e carbone su carta fotografica. Nelle motivazioni si sottolinea come l’artista riesca a evocare il rapporto fra tempo e bellezza attraverso una pittura intensa e meditativa, dove il gesto materico si trasforma in riflessione sull’esistenza.
Il secondo premio è andato a Fosca Busada per Composizione floreale, lavoro che utilizza una tecnica pittorica raffinata per creare una visione sospesa tra eleganza naturale e senso di fragilità. Il terzo premio è stato invece attribuito ad Anna Zocchi con Material, installazione composta da sculture in alluminio che dialogano con forme classiche e contemporanee, mettendo in discussione i confini fra memoria artistica e innovazione.
Particolarmente interessanti appaiono anche le menzioni speciali, che evidenziano la varietà dei linguaggi presenti in mostra. Jacopo Martinoni, con la serie fotografica Tree Portraits, affronta il tema della natura e della luce attraverso una ricerca quasi contemplativa. Giulia Spadari, tramite il video La mia identità senza di te, utilizza invece il linguaggio audiovisivo per indagare la fragilità dell’identità contemporanea. Anna Domenigoni presenta un’installazione fatta di tulle e trasparenze che trasforma il corpo in presenza evanescente, quasi immateriale.
Altre opere affrontano temi ambientali e sociali. Alessandra Ghiazza propone una riflessione sul paesaggio e sulla memoria visiva, mentre Maddalena Mora, con Granata, porta in primo piano la violenza e la resilienza attraverso una scultura che richiama tensioni geopolitiche e fragilità del presente. In questi lavori il concetto di bellezza si allontana definitivamente dall’idea classica di armonia perfetta: la “pulchritudo” emerge piuttosto come capacità dell’arte di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto o rimosso.
Un elemento importante dell’iniziativa è inoltre la collaborazione con il Rotary Club del Ticino, che ha contribuito concretamente alla realizzazione del progetto e all’assegnazione dei premi. La sinergia tra istituzioni culturali e realtà associative del territorio appare qui come un modello interessante di sostegno alla giovane creatività. In un contesto europeo in cui molti artisti emergenti faticano a trovare spazi espositivi e sostegno economico, iniziative di questo tipo assumono anche un valore sociale e civile.
La mostra sarà accompagnata da eventi collaterali, tra cui visite guidate e incontri con gli artisti, offrendo al pubblico l’occasione di entrare direttamente in dialogo con le opere e con i loro autori.
Più che una semplice esposizione, Le Stanze dell’Arte IV sembra dunque configurarsi come una mappa delle inquietudini e delle speranze di una nuova generazione creativa. Una generazione che non rinuncia alla bellezza, ma la ridefinisce continuamente: non più immagine perfetta e rassicurante, bensì esperienza fragile, stratificata, talvolta dolorosa, capace però di aprire nuove possibilità di sguardo.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte che emerge dalla rassegna di Chiasso: in tempi di velocità, consumo e smarrimento simbolico, l’arte continua ancora a essere uno spazio dove interrogare il presente e cercare, attraverso immagini e materia, una forma di verità.
Le Stanze dell’Arte IV: a Chiasso torna il Premio giovani artisti tra ricerca, materia e nuove visioni del contemporaneo
Scritto il 28/05/2026