Propaganda russa? No: difendere la neutralità significa difendere la Svizzera

Scritto il 05/09/2026
da Corrado Amato


In vista della votazione del 27 settembre, chi sostiene l’Iniziativa sulla neutralità viene talvolta accusato di fare il gioco della propaganda russa o di voler mettere in discussione i rapporti della Svizzera con l’Occidente. Ma ridurre una questione fondamentale per il nostro Paese a una semplice etichetta significa evitare il vero problema: quale Svizzera vogliamo lasciare alle prossime generazioni?

La questione è semplice: la Svizzera deve continuare a essere un Paese neutrale, indipendente e sovrano, capace di decidere autonomamente la propria politica estera e di sicurezza.


La neutralità non significa isolarsi dal mondo, né rinunciare alla collaborazione internazionale.
Significa poter mantenere una posizione autonoma, dialogare con tutti e, quando necessario, offrire i propri buoni uffici per favorire la pace. È una tradizione che ha accompagnato la Svizzera per generazioni e che rappresenta anche uno strumento di sicurezza e indipendenza. Il Consiglio federale stesso riconosce che la neutralità tutela sicurezza, indipendenza e prosperità del nostro Paese.

Perché allora dovremmo rinunciare a questa posizione?

Oggi vediamo crescere le tensioni internazionali e la contrapposizione tra grandi potenze. In una situazione simile, una Svizzera chiaramente schierata rischierebbe di perdere proprio quella funzione di Paese indipendente e credibile che le ha permesso, storicamente, di mantenere rapporti con realtà diverse e di offrire il proprio contributo alla diplomazia.

E non dimentichiamo che le decisioni prese oggi avranno conseguenze soprattutto sui nostri giovani. Saranno loro a vivere in un’Europa e in un mondo sempre più segnati da tensioni geopolitiche, economiche e militari.

Non è quindi una questione di essere filorussi, filoamericani o filoeuropei. È una questione di essere filosvizzeri.

La Svizzera deve poter decidere da sola. Non vogliamo che decisioni fondamentali sulla nostra sicurezza, sulla nostra politica estera o sull’impiego delle nostre risorse vengano determinate da organismi sovranazionali sui quali il cittadino svizzero ha un’influenza limitata.

Troppo spesso ci viene detto: «Non succederà». Ma la democrazia ci insegna che le decisioni devono essere valutate per ciò che possono comportare nel lungo periodo, non soltanto per le rassicurazioni del momento.

Guardiamo anche a quanto è accaduto in Islanda. Il 29 agosto gli islandesi hanno respinto, con il 52,8% dei voti, la proposta di riaprire i negoziati per l’adesione all’Unione Europea, con un’affluenza dell’82,5%. Non hanno scelto di chiudersi al mondo: hanno scelto di mantenere il controllo sulle proprie decisioni.

È un messaggio che merita di essere ascoltato.

Il 27 settembre abbiamo dunque l’opportunità di riaffermare un principio fondamentale: la
Svizzera deve rimanere padrona del proprio destino.
Per la nostra indipendenza.
Per la nostra sovranità.
Per la pace.
E soprattutto per il futuro dei nostri giovani.

Il 27 settembre votiamo SÌ all’Iniziativa sulla neutralità.