La viticoltura ticinese si trova oggi a confrontarsi con un contesto complesso, segnato da cambiamenti strutturali nei consumi, pressioni ambientali e nuove sfide di mercato. È quanto emerso dall’assemblea della Federazione dei Viticoltori della Svizzera Italiana (Federviti), riunitasi a Biasca, dove i delegati hanno tracciato un bilancio dell’ultimo anno e delineato le prospettive per il futuro.
Come sottolineato nel comunicato stampa del 18 aprile 2026, l’associazione ha registrato segnali di vitalità nonostante le difficoltà del settore. Il presidente Davide Cadenazzi ha evidenziato come «Federviti può guardare al 2025 con soddisfazione nonostante le numerose sfide incontrate e un contesto oggettivamente difficile», indicando che il percorso di rafforzamento avviato negli ultimi anni sta iniziando a produrre risultati concreti.
Il quadro generale resta però impegnativo. Il settore vitivinicolo svizzero è infatti confrontato con una congiuntura sfavorevole, influenzata da mutamenti nelle abitudini di consumo, dalla crescente incidenza di malattie e dagli effetti dei cambiamenti climatici. A questi fattori si aggiungono elementi di natura politica e amministrativa, come le proposte di misure di risparmio e l’aumento degli oneri burocratici, che continuano a incidere sull’attività dei produttori.
Sul fronte politico, il consigliere nazionale Simone Gianini ha ricordato come le istanze del settore siano comunque ascoltate a livello federale, anche grazie alla collaborazione tra le associazioni di categoria. Le misure di risparmio più penalizzanti sono state in diversi casi respinte, mentre sul tema della burocrazia resta necessario un impegno costante per contenerne l’impatto.
Un altro tema emerso riguarda la gestione del territorio viticolo. I cantoni stanno applicando in modo differenziato la possibilità di estirpazione dei vigneti, una misura discussa e non sempre adatta al contesto ticinese, già dotato di un catasto viticolo. In questo ambito, Federviti ha ribadito l’intenzione di vigilare e collaborare per una mappatura più accurata, con l’obiettivo di tutelare sia la qualità delle uve sia il valore paesaggistico dei vigneti.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla diffusione della popillia japonica, insetto che ha registrato un’avanzata significativa nel 2025, soprattutto nel Mendrisiotto. Il Servizio fitosanitario cantonale ha illustrato un piano di intervento basato sulla coordinazione tra i diversi attori coinvolti, sottolineando che il fenomeno non riguarda esclusivamente il comparto vitivinicolo ma rappresenta una minaccia più ampia.
Accanto alle criticità, l’assemblea ha evidenziato anche alcune direttrici di sviluppo. Tra queste, la necessità di rafforzare il legame tra produzione e consumo. Come evidenziato nel comunicato, la sfida non si conclude con la vendemmia o l’imbottigliamento, ma si gioca soprattutto nel rapporto con il consumatore. In particolare, è stato rilevato come il vino ticinese risulti spesso poco presente nelle grandi manifestazioni, soprattutto quelle frequentate da turisti, indicando la necessità di una strategia di promozione più incisiva.
In questa direzione si inseriscono anche le iniziative presentate durante l’assemblea, tra cui il progetto dell’Associazione svizzera dei sommeliers professionisti, volto a incrementare la vendita di vini svizzeri attraverso la formazione dei ristoratori e lo sviluppo di strategie mirate. «Non vogliamo aspettare che il mercato cambi, vogliamo cambiarlo», è stato sottolineato nel corso dell’incontro.
A conferma di questo orientamento, Federviti ha annunciato una risoluzione che sarà sottoposta alla Camera agraria, incentrata sulla valorizzazione dei prodotti locali e sul rafforzamento della loro presenza sul territorio. Un segnale di come il settore, pur confrontato con sfide significative, intenda puntare su una maggiore coesione e su strategie condivise per affrontare il futuro.
Viticoltura ticinese tra sfide e rilancio: Federviti guarda al futuro
Scritto il 18/04/2026