Moschee e sicurezza: Quadri chiede più informazioni ai Comuni prima delle licenze edilizie

Scritto il 19/06/2026
da team.redazione


Chi costruisce una moschea? Da dove arrivano i finanziamenti? Esistono collegamenti con organizzazioni estremiste? Una nuova mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede che i Comuni possano disporre di queste informazioni prima di concedere licenze edilizie per moschee e sale di preghiera islamiche.

I Comuni svizzeri dovrebbero poter disporre di maggiori informazioni prima di concedere licenze edilizie per la costruzione di moschee e sale di preghiera islamiche. È quanto propone una mozione depositata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri, esponente della Lega dei Ticinesi, che invita il Consiglio federale a modificare le basi legali federali affinché le autorità comunali possano valutare anche eventuali aspetti legati alla sicurezza e all'ordine pubblico.

Secondo il testo della mozione, le autorità comunali dovrebbero essere messe nelle condizioni di conoscere preventivamente l'identità dei promotori dei progetti, l'origine dei finanziamenti, l'eventuale coinvolgimento di Stati esteri o organizzazioni straniere, nonché possibili collegamenti con ambienti estremisti o con realtà riconducibili all'islam politico. Inoltre, i Comuni dovrebbero poter ricevere informazioni rilevanti eventualmente già in possesso delle autorità federali competenti in materia di sicurezza interna.

Nella motivazione, Quadri sottolinea come in Svizzera siano presenti circa 250-260 moschee e sale di preghiera islamiche e come siano attualmente in corso diversi nuovi progetti, tra cui uno nel quartiere luganese di Pregassona. A suo avviso, le amministrazioni comunali si trovano oggi a valutare le domande edilizie quasi esclusivamente sulla base delle norme urbanistiche e pianificatorie, senza poter accedere a informazioni che potrebbero risultare rilevanti sotto il profilo della sicurezza.

La mozione richiama inoltre alcuni episodi che hanno suscitato dibattito negli ultimi anni. In particolare viene citato il caso della moschea An'Nur di Winterthur, chiusa dopo che le autorità avevano rilevato attività riconducibili alla propaganda jihadista. Secondo il parlamentare ticinese, il caso dimostrerebbe come la questione non possa essere considerata puramente teorica.

Nel documento si afferma inoltre che alcuni Stati esteri e organizzazioni internazionali sarebbero attivi nel finanziamento di moschee in Europa con l'obiettivo di promuovere correnti dell'islam politico. Per questo motivo, la proposta mira a garantire che i Comuni possano prendere decisioni «con piena cognizione di causa», disponendo di elementi aggiuntivi rispetto alla sola documentazione edilizia.

La mozione sarà ora sottoposta all'esame delle Camere federali. Il dibattito che ne seguirà potrebbe riaprire una discussione già presente in diversi Paesi europei: fino a che punto le esigenze di sicurezza nazionale possano essere integrate nelle procedure amministrative locali senza compromettere la libertà religiosa garantita dall'ordinamento svizzero.

La mozione chiede al Consiglio federale di modificare le basi legali federali affinché i Comuni possano essere informati:
sull'identità e l'affidabilità dei promotori del progetto;

- sull'origine dei finanziamenti;
- su eventuali finanziamenti provenienti da Stati o organizzazioni estere;
- su eventuali collegamenti con organizzazioni estremiste o con l'islam politico;
- su elementi rilevanti per la sicurezza interna eventualmente già noti alle autorità federali.