Asilo, Farinelli propone una svolta: «Protezione sì, ma temporanea»

Scritto il 22/06/2026
da team.redazione


Una mozione depositata dal consigliere nazionale ticinese Alex Farinelli chiede una revisione globale della politica d’asilo svizzera ispirata al modello danese. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli abusi, accelerare le procedure e rafforzare i rimpatri, mantenendo al contempo l’accesso alla protezione per chi ne ha realmente bisogno. In fondo all'articolo sono riportati i punti principali della mozione.

La politica d’asilo svizzera dovrebbe essere ripensata partendo da un principio semplice ma destinato a far discutere: la protezione accordata a chi fugge da guerre, persecuzioni o situazioni di grave pericolo dovrebbe avere carattere prevalentemente temporaneo e non costituire automaticamente il primo passo verso un insediamento permanente nel Paese.

È questa la filosofia alla base della mozione depositata il 19 giugno 2026 dal consigliere nazionale ticinese Alex Farinelli (PLR), che invita il Consiglio federale a elaborare una revisione complessiva del diritto in materia di asilo e stranieri. La proposta punta a un vero e proprio cambiamento di paradigma, prendendo come riferimento alcune misure adottate in diversi Paesi europei, con particolare attenzione all’esperienza della Danimarca.

Secondo il testo parlamentare, il sistema attuale dovrebbe essere riformato in modo organico, intervenendo contemporaneamente su più aspetti: procedure d’asilo, statuti di protezione, prestazioni sociali, ricongiungimento familiare, esecuzione delle decisioni di allontanamento e cooperazione internazionale in materia migratoria. L’intento dichiarato è quello di ridurre in maniera sostanziale gli incentivi alle domande considerate abusive, senza però impedire alle persone effettivamente bisognose di protezione di accedere alla procedura d’asilo.

Nella motivazione della mozione viene richiamato il caso danese. Farinelli osserva che nel 2025 la Svizzera ha registrato 25.781 domande d’asilo, mentre la Danimarca ne ha contabilizzate 1.959, nonostante obblighi internazionali considerati comparabili. Il parlamentare sottolinea inoltre che nel 2015 il Paese scandinavo aveva superato le 21.000 domande, evidenziando come il successivo calo sia stato ottenuto attraverso una serie di riforme coordinate e non grazie a un singolo intervento legislativo.

Tra le misure indicate figurano verifiche periodiche dello statuto di protezione, procedure di revoca nel caso in cui la situazione nel Paese d’origine migliori, un ampliamento dell’elenco degli Stati considerati sicuri, termini di ricorso più contenuti e obblighi di collaborazione più stringenti per i richiedenti. La mozione propone inoltre condizioni più severe per il ricongiungimento familiare, un adeguamento delle prestazioni sociali al minimo esistenziale costituzionale e un rafforzamento degli strumenti destinati al ritorno delle persone che non hanno diritto a restare in Svizzera.

Il testo è stato depositato in Consiglio nazionale e dovrà ora seguire il normale iter parlamentare. Come avviene spesso per le questioni legate all’asilo e all’immigrazione, il dibattito si preannuncia particolarmente acceso. Da una parte vi sono coloro che ritengono necessario rendere il sistema più rigoroso e meno attrattivo per chi non necessita realmente di protezione; dall’altra chi teme che un inasprimento delle regole possa limitare diritti fondamentali o rendere più difficile l’accoglienza delle persone vulnerabili.

La discussione politica che si aprirà nei prossimi mesi sarà quindi chiamata a confrontarsi con una domanda di fondo: fino a che punto la Svizzera può riformare il proprio sistema d’asilo mantenendo l’equilibrio tra esigenze umanitarie, sostenibilità del sistema e controllo dei flussi migratori?

Principali richieste contenute nella mozione
- Revisione globale della legislazione in materia di asilo e stranieri.
- Orientamento della protezione verso il principio della temporaneità.
- Verifiche periodiche dello statuto di protezione.
- Possibilità di revoca dello statuto in caso di miglioramento della situazione nel Paese d’origine.
- Ampliamento delle liste degli Stati considerati sicuri.
- Riduzione dei termini di ricorso entro i limiti del diritto internazionale.
- Rafforzamento degli obblighi di collaborazione dei richiedenti.
- Regole più severe per il ricongiungimento familiare.
- Prestazioni sociali uniformate al minimo esistenziale costituzionale.
- Rafforzamento delle misure di ritorno e degli strumenti di diplomazia migratoria.