Beni culturali, quando un oggetto diventa «importante»? Pamini chiede più chiarezza nella legge svizzera

Scritto il 26/06/2026
da team.redazione


Un quadro, una moneta antica o un reperto archeologico possono essere considerati beni culturali e sottostare a regole severe. Ma chi decide quando un oggetto è davvero «importante»? Un'interrogazione del consigliere nazionale ticinese Paolo Pamini chiede al Consiglio federale maggiore certezza del diritto e criteri più chiari per cittadini, collezionisti e operatori del settore.

Può sembrare una questione riservata a musei, antiquari e collezionisti, ma il tema tocca un principio molto più ampio: la certezza del diritto. In altre parole, ogni cittadino dovrebbe poter sapere con chiarezza quali comportamenti sono consentiti e quali invece possono comportare conseguenze legali.

È proprio da questo presupposto che nasce l'interrogazione depositata dal consigliere nazionale ticinese Paolo Pamini, che invita il Consiglio federale a chiarire alcuni aspetti della Legge federale sul trasferimento internazionale dei beni culturali (LTBC).

La legge è stata introdotta per contrastare il traffico illecito di opere d'arte, reperti archeologici e altri oggetti di valore storico o culturale. In linea di principio, l'obiettivo è condiviso: proteggere il patrimonio culturale e impedire che beni provenienti da saccheggi, furti o esportazioni illegali entrino nel mercato svizzero.

Secondo Pamini, però, esiste un problema pratico. La legge definisce bene culturale un oggetto «importante» per l'archeologia, la storia, la letteratura, l'arte o la scienza, ma non stabilisce criteri numerici precisi per capire quando questa importanza sia effettivamente riconosciuta.

Per comprendere la questione basta immaginare un esempio concreto. Se una persona acquista una vecchia moneta, un dipinto o un oggetto d'antiquariato, come può sapere con certezza se quel bene rientra nella categoria dei beni culturali protetti? Esistono limiti di età? Valori economici minimi? Criteri oggettivi? Secondo l'interrogazione, le indicazioni oggi disponibili si baserebbero in parte su valutazioni qualitative e interpretative, lasciando margini di incertezza.

Il parlamentare ticinese richiama inoltre alcune posizioni dottrinali secondo cui una norma che può avere conseguenze penali dovrebbe essere formulata nel modo più preciso possibile. Da qui il riferimento al principio giuridico «nullum crimen sine lege certa», secondo cui nessuno dovrebbe rischiare sanzioni per comportamenti non chiaramente definiti dalla legge.

Nell'atto parlamentare viene inoltre osservato che l'Unione europea e l'Italia hanno introdotto, in determinati ambiti, soglie basate sull'età o sul valore economico degli oggetti per delimitare con maggiore precisione l'applicazione delle rispettive normative. Secondo Pamini, l'assenza di criteri analoghi in Svizzera potrebbe creare incertezza per commercianti, collezionisti e operatori del mercato dell'arte.

Le domande rivolte al Consiglio federale riguardano anche altri aspetti pratici: il numero di pareri emessi dalle autorità federali negli ultimi anni, l'eventuale consultazione dei Paesi d'origine dei beni, la possibilità di introdurre soglie di valore o di età, eventuali esenzioni per oggetti prodotti in serie e la compatibilità delle nuove disposizioni con il principio di irretroattività.

In sostanza, il dibattito non riguarda l'importanza di proteggere il patrimonio culturale, ma il modo in cui questa protezione viene applicata. La questione sollevata dall'interrogazione è se le regole attuali siano sufficientemente chiare da garantire contemporaneamente tutela dei beni culturali, certezza del diritto e competitività della piazza svizzera.

Ora la parola passa al Consiglio federale, chiamato a rispondere ai quesiti posti dal parlamentare ticinese.

Le domande rivolte al Consiglio federale
- I criteri oggi utilizzati per definire un bene culturale «importante» sono sufficientemente precisi dal punto di vista giuridico?
- Quanti pareri sono stati emessi dall'Ufficio federale della cultura tra il 2021 e il 2025 e in quanti casi sono state consultate le autorità del Paese d'origine?
- Sono state valutate soglie di valore o di età simili a quelle adottate nell'Unione europea?
- È opportuno esentare alcuni beni prodotti in serie dagli obblighi dichiarativi?
- Le nuove disposizioni rispettano il principio di irretroattività per beni già presenti in Svizzera da molti anni?
- Il Consiglio federale intende modificare la legge introducendo criteri più determinati per la qualificazione dei beni culturali?