Chiasso TV è un media di serie B? Forse. Ma chi decide in quale serie gioca un giornale: le sue dimensioni o il lavoro che svolge? Una riflessione rivolta a politici, istituzioni, associazioni, imprese e lettori. Con una nuova proposta: “Dillo a Chiasso TV”, uno spazio dedicato alle idee costruttive dei cittadini. Piccolo non significa irrilevante. E ignorare un media non significa ignorare il media: significa rinunciare a parlare con chi lo legge.
Ogni tanto è utile interrogarsi sulla percezione che gli altri hanno di noi. Non necessariamente per cambiarla: qualche volta basta semplicemente capire da dove nasce.
Chiasso TV porta nel nome quello della cittadina nella quale è nata e dalla quale continua a lavorare. Forse è anche per questo che qualcuno continua a considerarla una piccola realtà destinata a occuparsi esclusivamente di ciò che accade entro pochi chilometri dalla propria redazione.
Chi ci legge sa che non è così.
Raccontiamo Chiasso e il Mendrisiotto perché sono casa nostra, ma nelle stesse pagine trovano spazio la politica cantonale e federale, ciò che accade in Europa, le guerre, l'Africa, la ricerca scientifica, la sanità internazionale, gli Stati Uniti, la cultura e tutti quegli argomenti che riteniamo possano interessare chi abbia ancora voglia di capire qualcosa del mondo nel quale vive.
Senza particolari complessi di inferiorità geografica.
Eppure rimane, qua e là, la curiosa sensazione che Chiasso TV venga ancora considerata una sorta di media di serie B.
Può darsi che lo sia.
Bisognerebbe però mettersi d'accordo su cosa significhi, oggi, appartenere alla serie A.
Se significa avere una redazione numerosa, grandi strutture, molti uffici e disponibilità economiche importanti, la discussione può terminare immediatamente: abbiamo perso.
Se invece un mezzo d'informazione si misura per quello che pubblica, per la continuità con cui lo fa, per la varietà degli argomenti affrontati, per il rapporto che costruisce con chi lo legge e per la libertà con cui decide di occuparsi di una notizia, allora forse la classifica diventa un po' più complicata.
Non ci interessa comunque scalarla.
Ci interessa, semmai, una piccola questione di metodo.
Capita per esempio che politici, partiti, enti e associazioni inviino regolarmente comunicati a determinate testate dimenticandone altre. Nulla di drammatico: le mailing list sono creature misteriose e, come tutte le tradizioni, tendono a perpetuarsi.
C'è però un particolare che forse merita una riflessione.
Quando una persona è stata eletta dai cittadini per rappresentarli, ciò che dice nell'esercizio della propria funzione non appartiene soltanto al rapporto tra quella persona e il giornalista che la riceve nella propria casella di posta. Appartiene innanzitutto ai cittadini.
È per questa ragione che Chiasso TV cerca di dare spazio alle diverse voci politiche senza chiedere loro il certificato di compatibilità con la propria linea editoriale. Non consideriamo un favore pubblicare la posizione di un rappresentante eletto dal Popolo Sovrano. Lo consideriamo parte del nostro dovere di informare.
Naturalmente, per farlo, sarebbe utile riceverla.
Il suggerimento agli uffici stampa e ai rappresentanti politici è quindi quasi imbarazzante nella sua semplicità: aggiungete anche Chiasso TV ai vostri indirizzari.
Non costa nulla.
E potrebbe evitare il curioso paradosso di voler comunicare con i cittadini scegliendo, contemporaneamente, alcuni dei luoghi nei quali quei cittadini possono informarsi e scartandone altri.
Qualcosa di simile accade con associazioni, manifestazioni, iniziative culturali e realtà del territorio. Non è raro che veniamo a conoscenza di un evento attraverso un manifesto, un post condiviso sui social o il passaparola. A quel punto cerchiamo il programma, individuiamo gli organizzatori, controlliamo le informazioni e facciamo il nostro lavoro.
Continueremo a farlo.
Ma da diversi decenni esiste anche la posta elettronica e ci sentiamo ormai sufficientemente audaci da consigliarne l'utilizzo.
Poi ci sono gli sponsor.
Qui la riflessione diventa persino più interessante, perché negli ultimi anni una parte dell'editoria digitale sembra essersi impegnata nella ricerca di metodi sempre più sofisticati per impedire al lettore di leggere tranquillamente ciò che era venuto a leggere.
Si apre una pagina e compare una finestra. La si chiude e parte un video. Si cerca il testo e arriva un banner. Si supera il banner e bisogna affrontare un'altra richiesta. Alla fine, quando finalmente appare l'articolo, il lettore ha sviluppato con l'inserzionista un rapporto emotivo molto intenso, anche se probabilmente non è quello che l'inserzionista desiderava.
È un modello economico e come tale va rispettato.
Noi abbiamo scelto diversamente.
Pensiamo che uno sponsor debba essere visibile senza diventare molesto e che sostenere un mezzo d'informazione possa significare anche associare il proprio nome a un ambiente nel quale il lettore non viene considerato una preda da inseguire tra un contenuto e l'altro.
Forse è una concezione antiquata.
Oppure potrebbe essere terribilmente moderna.
Per questo alle imprese non chiediamo beneficenza e non chiediamo contributi sulla base della simpatia. Chiediamo semplicemente di valutare Chiasso TV come valuterebbero qualsiasi altro spazio nel quale investire per farsi conoscere.
Guardare cosa facciamo, a chi ci rivolgiamo, come trattiamo la pubblicità e quale rapporto cerchiamo di mantenere con chi ci legge.
Poi fare i propri conti.
Un imprenditore dovrebbe essere particolarmente bravo proprio in questo.
E già che stiamo parlando del rapporto tra un mezzo d'informazione e le persone che lo seguono, vorremmo aggiungere un piccolo esperimento.
“Dillo a Chiasso TV”.
Il nome è volutamente semplice.
Non vogliamo creare l'ennesimo muro del pianto digitale. Internet ne possiede già un numero ragguardevole e i social network svolgono magnificamente questa funzione ventiquattr'ore su ventiquattro.
Vorremmo fare qualcosa di diverso: raccogliere dai cittadini proposte costruttive.
Un problema accompagnato, possibilmente, da un'idea per risolverlo. Una proposta per il proprio Comune, per il Cantone o per qualcosa che riguarda la vita collettiva. Un'iniziativa che meriterebbe attenzione. Una storia che nessuno ha raccontato. Una domanda documentata alla quale sarebbe utile trovare una risposta.
Non promettiamo che ogni segnalazione diventerà un articolo. Promettiamo però che le idee serie verranno ascoltate e, quando possibile, approfondite.
Perché un mezzo d'informazione non dovrebbe limitarsi a parlare al proprio pubblico.
Ogni tanto dovrebbe anche avere l'umiltà di ascoltarlo.
Alla fine, dunque, resta la domanda iniziale.
Chiasso TV è un media di serie B?
Forse.
Ma prima di stabilirlo bisognerebbe decidere se la categoria di un mezzo d'informazione dipenda dalle sue dimensioni oppure dalla serietà con cui cerca di svolgere il proprio lavoro.
Noi continueremo a raccontare ciò che accade sotto casa quando merita di essere raccontato e ad attraversare oceani quando una storia dall'altra parte del mondo merita di essere approfondita. Continueremo a pubblicare le diverse posizioni politiche, comprese quelle che non coincidono con le opinioni di chi scrive. Continueremo a cercare documenti, fonti e testimonianze. E continueremo a pensare che il lettore meriti di arrivare alla fine di un articolo senza dover prima sconfiggere sette finestre pubblicitarie.
Ai politici chiediamo soltanto di ricordarsi che esistiamo quando hanno qualcosa da dire ai cittadini.
A chi organizza qualcosa, di farcelo sapere.
Agli imprenditori, di guardarci prima di decidere dove investire la propria comunicazione.
E ai cittadini, da oggi, chiediamo anche qualcosa in più: se avete un'idea costruttiva, ditela a Chiasso TV.
Quanto alla serie nella quale giochiamo, possiamo tranquillamente lasciare che siano altri a compilare la classifica.
Noi, nel frattempo, abbiamo un giornale da fare.