Dublino, quasi quattro anni di stop italiano: quanto è costato alla Svizzera?

Scritto il 19/08/2026
da team.redazione


Dal dicembre 2022 l’Italia ha sospeso l’accoglienza dei richiedenti l’asilo che, secondo le regole del sistema di Dublino, avrebbero dovuto essere trasferiti sul suo territorio. Una decisione che non ha riguardato soltanto la Svizzera, ma tutti gli Stati aderenti al sistema. Per il nostro Paese, tuttavia, la vicinanza geografica e il ruolo della Penisola lungo una delle principali rotte migratorie europee rendono particolarmente importante una domanda rimasta finora sullo sfondo: quanto è costato alla Confederazione il blocco italiano?
È quanto chiede il consigliere nazionale ticinese Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) in un’interpellanza presentata al Consiglio federale, nella quale solleva anche una seconda questione: Berna intende chiedere a Roma il rimborso, totale o parziale, delle spese supplementari sostenute?

Lo stop deciso dall’Italia nel dicembre 2022

La vicenda parte alla fine del 2022. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) conferma che, a causa del forte numero di sbarchi e del conseguente sovraccarico del proprio sistema di accoglienza, l’Italia aveva deciso di non accettare più i richiedenti l’asilo che sarebbero stati di sua competenza in base al sistema di Dublino.
La misura riguardava tutti gli Stati Dublino e non specificamente la Svizzera. Berna aveva chiesto, insieme agli altri Paesi interessati, l'intervento della Commissione europea e aveva mantenuto contatti bilaterali con Roma per ottenere una ripresa dei trasferimenti.
È importante distinguere questi trasferimenti dalle riammissioni effettuate direttamente alla frontiera sulla base dell’accordo bilaterale tra Svizzera e Italia. Si tratta infatti di due meccanismi differenti: durante la sospensione dei trasferimenti Dublino, l’Italia aveva continuato a riammettere alla frontiera persone entrate dalla Penisola e presenti illegalmente in Svizzera senza avervi presentato domanda d’asilo.

Perché Dublino è importante per la Svizzera

Il principio alla base del sistema è relativamente semplice: una domanda d’asilo deve essere esaminata da un solo Stato e le norme stabiliscono quale Paese ne sia responsabile.
La Svizzera applica l’accordo di associazione a Dublino dal dicembre 2008. Secondo i dati della stessa SEM, dall'adesione al sistema il nostro Paese ha potuto trasferire verso altri Stati un numero di persone nettamente superiore a quello delle persone che ha dovuto riprendere: il rapporto complessivo indicato dalla Confederazione è di circa 3,3 a 1.
Proprio per questo il mancato funzionamento del meccanismo nei confronti di un Paese confinante assume una rilevanza concreta.
Nell’interpellanza Quadri ricorda che, quando un trasferimento non può essere eseguito entro i termini previsti, una procedura Dublino può finire per trasformarsi in una procedura d’asilo nazionale. In altre parole, una persona che avrebbe dovuto essere presa in carico da un altro Stato può rimanere sotto la responsabilità svizzera, con le conseguenti spese di alloggio, assistenza, gestione della domanda e amministrazione.

Il nuovo Patto europeo cambia le regole

Dal 12 giugno 2026 sono entrate in vigore in Svizzera le basi legali relative alle parti del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che costituiscono uno sviluppo dell'acquis Schengen/Dublino. Il Parlamento aveva approvato le relative modifiche il 26 settembre 2025 e il Consiglio federale ne aveva fissato l'entrata in vigore.
Le nuove disposizioni mirano, tra l'altro, a rendere più rapido il meccanismo per determinare lo Stato responsabile e più efficiente la cooperazione fra le autorità. Cambiano anche alcuni termini: in determinate circostanze il periodo durante il quale lo Stato di primo ingresso rimane responsabile viene esteso.
Ed è proprio la data del 12 giugno ad assumere un peso particolare nell'interpellanza.
Secondo quanto riportato nel documento presentato da Quadri, i primi trasferimenti verso l’Italia dovrebbero riprendere dalla fine di agosto 2026, ma Roma intenderebbe inizialmente riammettere soltanto le persone arrivate dopo il 12 giugno, cioè dopo l'entrata in vigore delle nuove regole.
Resta quindi da capire che cosa accadrà ai casi accumulati durante il lungo periodo di sospensione.

Quante persone sono rimaste in Svizzera?

È questa la prima domanda concreta rivolta al Consiglio federale.
Quadri chiede di sapere quanti richiedenti l’asilo la Svizzera avrebbe potuto trasferire in Italia dal dicembre 2022 e quanti trasferimenti non siano stati materialmente eseguiti a causa della decisione italiana.
Il dato è essenziale anche per poter quantificare le conseguenze finanziarie.
Non basta infatti conoscere il numero dei trasferimenti mancati. Bisogna stabilire per quanto tempo le persone interessate siano rimaste a carico del sistema svizzero e, soprattutto, quanti procedimenti inizialmente destinati alla procedura Dublino siano infine diventati procedure d’asilo nazionali.

Il conto per la Confederazione

Ed eccoci al cuore dell’interpellanza.
Il consigliere nazionale domanda al Governo quanto sia costato complessivamente alla Confederazione il blocco italiano dal dicembre 2022 a oggi, considerando espressamente alloggio, assistenza, procedura d’asilo e personale amministrativo. Chiede inoltre di distinguere la parte dei costi derivante dai casi nei quali l'impossibilità di trasferire la persona in Italia ha portato la Svizzera ad assumersi direttamente la procedura d'asilo.
C'è poi un'altra voce che rischia di aggiungersi al conto.
Con la ripresa dei trasferimenti bisognerà sostenere le spese necessarie alla loro esecuzione. Quadri domanda quindi al Consiglio federale di quantificare anche i futuri costi di trasporto, accompagnamento e personale.

E chi paga?

L'ultima domanda è probabilmente anche quella politicamente più delicata.
Se la sospensione decisa unilateralmente dall'Italia ha comportato costi supplementari per la Confederazione, la Svizzera intende chiedere a Roma di farsene carico, almeno in parte?
Quadri lo domanda esplicitamente al Consiglio federale e, nel caso in cui Berna non abbia intenzione di avanzare una richiesta di rimborso, chiede al Governo di spiegare per quali motivi.
Al momento dell'interpellanza non c'è ancora una cifra complessiva che consenta di stabilire quale sia stato il costo effettivo del blocco italiano. Ed è precisamente questo il punto sul quale la risposta del Consiglio federale potrà fare chiarezza.
Dopo quasi quattro anni, la questione non riguarda più soltanto il funzionamento tecnico del sistema Dublino. Riguarda anche chi abbia sostenuto economicamente le conseguenze del suo mancato funzionamento.
E, soprattutto, se quel conto debba rimanere interamente a carico della Confederazione e quindi, in ultima analisi, dei contribuenti svizzeri.