Intervista senza paracadute n. 12 all'espedito futurista
Dal panorama mozzafiato di Novaggio, intervisto l’Espedito Futurista (patrono delle cause urgenti): architetto dipl. Zurigo, già Sindaco (Re Giorgio I), che ha trasformato urbanisticamente (ma … non solo) la sua Città!
Caro Re Giorgio I,
leggo sul sito della Sezione Socialista che: “Lugano non sarebbe sopravvissuta su una sola stampella, ma necessitava di ben altri appoggi”: il
tuo Sindacato. Sapresti svelare all’allora Presidente PLR questo mistero?
Permettimi di correggere: il tema delle “stampelle” riguardava la necessità di superare la “monocultura finanziaria”. La città doveva evolversi, sviluppando nuovi paradigmi e dando nuova linfa alla cultura, al commercio, alla finanza e al turismo. Il mio obiettivo era quello di inventare le quattro “gambe” (o, meglio ancora, i quattro poli), al fine di rendere Lugano più resiliente e meno dipendente dal monopolio finanziario. Mi sono dedicato in particolare al polo della cultura, sviluppando l’Università della Svizzera italiana (USI), il LAC (Lugano Arte e Cultura) e … oggi anche l’Edificio della Musica a Besso. Ecco i rimedi che hanno permesso di dare alla Città una dimensione internazionale e un forte impatto culturale.
Per quanto riguarda il polo del turismo, ho puntato solo sullo sviluppo dell’aeroporto di Agno. Ho inoltre proposto l’integrazione di tutte le città del globo attraversate dal 46° parallelo, che oltrepassa proprio il Portale della Chiesa degli Angioli.
Con l’aiuto dell’USI, avrei poi sviluppato lo studio sulle enormi sinergie che intercorrono tra queste città. In quest’ottica mi sono anche dato da fare per ristrutturare la stazione FFS … onde dare un ulteriore impulso ai collegamenti e al turismo internazionali.
Il progetto del polo commerciale è maturato più tardi. Ho sempre ritenuto fondamentale promuoverlo anche durante i giorni festivi: i negozi/commerci devono poter tenere aperto la domenica per vivacizzare il centro cittadino.
In merito al polo finanziario ho coinvolto dei grandi nomi - Luigi Generali e Amilcare Berra - che “sbancavano” anche sulle maggiori piazze finanziarie della Svizzera (e non solo): il loro postulato fu quello di valorizzare Villa Negroni, che divenne così … patrimonio di Lugano fuori le mura.
Ma la vera “rivoluzione” l’ho combattuta a favore di una nuova Amministrazione Comunale, come dimostra - fra l’altro - la nuova visione del polo
sportivo. Ho sempre combattuto contro l’idea di costruire dei monumenti nel deserto: vuoti e inutilizzati e … senza eventi sportivi. Ho per contro promosso la visione di un “palazzetto dello sport”, aperto a tutta la cittadinanza e a tutti i gruppi sportivi … dopo 46 anni si stanno finalmente
raccogliendo i frutti.
Ma le mie visioni futuriste non finivano qua … riguardavano pure le due torri del polo sportivo: la prima destinata a diventare il punto di riferimento all’Ingresso Nord, adibita a Hotel per tutti gli sportivi. La seconda, invece, destinata a dare accoglienza al centro altamente tecnologico: l’idea era quella di ospitarvi l’AIL (riportandone la sede da Muzzano a Lugano), nonché diventando il polo qualificato di calcolo della Città. L’intuizione chiave di tale successo è stata però quella di saper coinvolgere i privati, che hanno permesso la realizzazione di tali progetti … dando una spinta decisiva alla Lugano che cresce!
Posso poi confessarti che ho vissuto un periodo florido, in cui - grazie alla collaborazione e condivisione dei miei colleghi di Municipio - sono riuscito a progettare una Città dinamica e internazionale.
I giocatori al tavolo (me compreso) non mi sembra siano stati capaci di supportare convenientemente il loro Sindaco.
La mia fortuna fu di poter realizzare progetti che riflettevano le mie visioni di architetto. Chi mi stava vicino condivideva questi progetti. Ti cito solo quello ostico delle aggregazioni. Nonostante le comprensibili opposizioni iniziali, lo spettro dei sostenitori andava vieppiù allargandosi.
La Città ne ha così raccolto i frutti, lasciandosi trascinare dal mantra della collaborazione … contro la logica “castrante” dei “compartimenti stagni”.
Ho avuto dapprima dei colleghi liberali “entusiasti” e successivamente un Municipio “favoloso”. Poi, fino al 2013, un Esecutivo che - seppur con opinioni e approcci diversi - mi ha sempre dato fiducia. Contesto pertanto la malevola diceria secondo cui il Municipio di allora mi avesse fatto “le scarpe”.
Puoi però almeno confessarmi che il Nano e il Mattino siano stati le tue Stelle Comete?
Io e il Nano apparentemente eravamo “uno contro l’altro armati”. Dietro le quinte si celava però una schietta amicizia. Ci univa, soprattutto, l’amore sincero verso la Città.
Ricordo quando Il Mattino pubblicò la vignetta che mi ritraeva con Yva (Regina) e Mauro Delorenzi (segretario di Corte), fui così colpito che … chiesi al Nano di regalarmi lo schizzo originale. Ti ripeto che tra noi due vi è stato un legame speciale; un legame che affondava le radici nella comune origine: entrambi, figli di imprenditori del granito, abbiamo aiutato i nostri padri a lavorare - con il filo a piombo e la livella - nelle cave durante le vacanze scolastiche. Su queste esperienze abbiamo maturato la nostra Sincera Amicizia. Al riguardo, ti ricordo l’epopea della Vetta del Brè: l’operazione più bella che potessi immaginare.
Dopo la sciagura dell’approvazione della variante del Piano Regolatore (che rendeva possibile la costruzione di un grande albergo sulla cima del Monte), cominciai senza entusiasmo a schizzare le prime bozze: più ci lavoravo … più mi rendevo conto che quella vetta non doveva essere sfregiata. Ne proposi quindi l’acquisto a una ragionevole cifra di CHF 4 milioni e mezzo (per un sedime di prestigio di oltre 80 mila metri quadrati): un’operazione straordinaria!
Il giorno della votazione in Consiglio Comunale, la maggioranza dei liberali e dei socialisti era favorevole. Ma per far passare la delibera occorrevano 31 voti. Ricorsi quindi all’aiuto di Check Gilardi, amico leghista della prima ora.
Dopo mille traversie raggiungemmo la maggioranza assoluta del Legislativo comunale. Il Brè è, per me, simbolo del tetto del cielo: nel contempo microcosmo (gioiello della Vetta) e macrocosmo (che abbraccia tutto il luganese), dominando il mondo sottostante a 180°.
Ti vedo però pensieroso: temi forse che accenni alla comune origine di Gioventù Liberali Radicali Ticinese (GLRT) o, forse ancor peggio, hai paura che ricordi il tuo passato di habitue della Wanda.
Il Nano, io e anche tu Giurgin abbiamo frequentato la medesima scuola di partito (GLRT).
Il primo (Nano) è arrivato addirittura a finanziare interamente l’evento principe della campagna elettorale del Partito (rinnovo del Municipio nel 1988): la festa di GLRT alla discoteca Morandi e … tu sai perfettamente quale iperbolica cifra abbia speso.
Ma il mondo cittadino è sempre stato sottosopra e - come tu denunci ora nelle tue Tribune - il PPD (Democristiano DOC - “uregiatt”) si oppose all’iniziativa del Nano, volta a creare, a sue spese, il Centro di Calcolo (Swiss National Supercomputing Centre - CSCS).
Non fare quindi lo gnorri nel non capire la logica del successo della Lega nella Lugano Liberale, conseguenza di un diverso approccio alla governance della Città, volta a renderla più coesa e aperta.
Da Sant’Espedito (patrono delle cause urgenti) cosa consiglieresti per dare nuova linfa alla Perla del Ceresio?
Oggi, Lugano ha sicuramente il potenziale per diventare Città Faro del Canton Ticino. Ma se vogliamo emergere dobbiamo inserirci con vigore nel sistema svizzero. E … da lì partire per costruire il profilo internazionale della Città. Non basta quindi restare con gli occhi chiusi … bisogna ampliare gli orizzonti e costruire una rete che ci proietti nello scenario internazionale.
Purtroppo, oggi vedo che si ha ancora l’abitudine di viaggiare con la visione “a cannocchiale contrario”. Ciò significa che ci si concentra sui dettagli … perdendo di vista l’immagine dell’insieme cosmico.
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Faccio atto di contrizione e … mi ravvedo: “generato dal peccato del non sapere, sono stato peccatore …”.
Ho finalmente aperto gli occhi all’insegnamento di Schopenhauer: “ciò che il gregge odia di più è chi pensa diversamente; non è tanto l’opinione in sé a far paura … ma l’audacia di chi pensa con il proprio cuore e la propria testa”. Ma non solo … sono riconoscente al Nano che - aprendomi le porte de Il Mattino - mi ha permesso di condividere lo spirito libertario e popolare della nostra Città e … riappropriarmi del messaggio “espedito” di Re Giorgio I.