C’è una misura sottile, quasi silenziosa, che attraversa la nuova raccolta poetica di Pietro De Marchi, Alla giusta stagione. Una misura che rifugge ogni enfasi e sceglie invece la leggerezza, senza però rinunciare a una profondità che si radica nella memoria e nella sua inevitabile dispersione. Il libro, pubblicato da Edizioni Casagrande, si presenta come una sequenza di quadri e brevi accensioni, piccole “storie naturali” capaci di restituire un senso complessivo del vivere.
Nelle poesie di De Marchi si avverte una consapevolezza lucida: ciò che resta dell’esperienza umana sono frammenti, tracce, “reliquie” e “relitti spiaggiati” che il tempo deposita ai margini della nostra esistenza. Eppure, proprio da questi residui può riaffiorare, talvolta con sorprendente intensità, un senso di vita ancora pulsante.
Il poeta sembra interrogarsi sul significato ultimo dell’esistenza, dando voce anche a figure emblematiche, come l’ignoto di Waterloo che afferma: «Morti siamo, vivi fummo…». Ma la risposta non è mai definitiva. Anzi, De Marchi suggerisce che qualcosa sfugge a questa apparente conclusione, qualcosa che si rivela nei gesti minimi e quotidiani.
Emblematica, in questo senso, è l’immagine del boscaiolo che sa tagliare i tronchi “alla giusta stagione”: un gesto concreto che diventa metafora di un sapere più profondo, fatto di attenzione, di tempo e di misura. Allo stesso modo, il movimento leggero delle bambine in monopattino – accompagnato da un semplice “dlìn dlìn argentino” – si trasforma in un invito a vivere il presente, a restare ancorati all’oggi anche quando il mondo sembra crollare.
La scrittura di De Marchi alterna registri diversi: toni lirici e giocosi, espressioni colloquiali e richiami letterari. Questa varietà contribuisce a costruire una poesia accessibile ma mai superficiale, capace di parlare tanto all’esperienza individuale quanto a quella collettiva.
Non è un caso che la raccolta si configuri come un invito implicito anche alla scrittura stessa. Nell’estratto intitolato Lezione di scrittura, l’atto del comporre versi viene accostato al lavoro manuale: “metti in fila le parole / e ogni frase al suo posto, / come i pezzi di legna / della catasta”. È un’immagine semplice ma potentissima, che restituisce l’idea di una poesia costruita con pazienza, precisione e rispetto dei tempi.
Nato nel 1958, Pietro De Marchi ha insegnato lingua e letteratura italiana all’Università di Zurigo e ha già pubblicato raccolte premiate come Replica e La carta delle arance. Con Alla giusta stagione conferma una voce poetica riconoscibile, capace di interrogare il presente senza cedere alla retorica, ma affidandosi a una lingua limpida e a immagini che restano.
L’appuntamento con il pubblico, previsto per il 17 aprile alle ore 18 presso la Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, rappresenta un’occasione preziosa per entrare nel laboratorio poetico dell’autore e confrontarsi direttamente con una scrittura che, proprio nella sua apparente leggerezza, trova la sua forza più autentica.
Alla giusta stagione: la poesia di Pietro De Marchi tra memoria e presenza
Scritto il 15/04/2026