Nel paesaggio di confine del Malcantone, dove la geografia si fa narrazione e le storie sembrano affiorare direttamente dalla terra, prende forma BASTARDO, il nuovo lungometraggio del cineasta ticinese Villi Hermann. Un film che, già dal titolo, suggerisce una tensione irrisolta, un’identità franta e molteplice, capace di riflettere il presente con uno sguardo intimo e insieme corale.
L’ultimo ciak, girato il 17 aprile 2026, ha avuto qualcosa di simbolico e quasi rituale: un tuffo nelle acque fredde del fiume Tresa, gesto fisico e cinematografico che sembra voler attraversare una soglia, immergersi nella materia viva del territorio per restituirla allo spettatore in forma poetica. Non è solo una scena, ma una dichiarazione d’intenti: il cinema di Hermann resta profondamente radicato nei luoghi, nei corpi, nelle storie minime.
Il film nasce dall’incontro con la scrittura di Fabio Andina, autore dei racconti Sei tu, Ticino?, da cui l’opera trae ispirazione. La matrice letteraria si traduce in una struttura narrativa fatta di frammenti, episodi, vite che si sfiorano senza necessariamente comporsi in un disegno lineare. Piuttosto, emerge un mosaico: un uomo oppresso dai debiti, una donna che ascolta il grido di una nipote adolescente, due giovani travolti da un amore improvviso, un ragazzo che attraversa il confine emotivo e fisico del carcere per incontrare il padre. Sono traiettorie parallele, quasi sussurrate, che insieme delineano un ritratto del Ticino contemporaneo.
Girato interamente nel comune di Tresa e sul Monte Lema, BASTARDO si configura come un film di frontiera, non solo geografica ma anche esistenziale. Qui il confine non è soltanto una linea sulla mappa, ma uno spazio interiore, un luogo di passaggio tra identità, appartenenze e solitudini. La scelta delle location non è decorativa: il paesaggio diventa linguaggio, atmosfera, ritmo visivo.
Dal punto di vista artistico, l’opera sembra muoversi nella direzione di un realismo poetico, dove la quotidianità è attraversata da lampi di intensità emotiva. La presenza di attori affermati come Diego Ribon, Lucia Mascino e Leonardo Nigro si intreccia con quella di nuovi volti, in un dialogo generazionale che rispecchia anche il processo produttivo. Il set stesso si è rivelato uno spazio di formazione, accogliendo numerose prime esperienze nei diversi reparti tecnici e creativi. Un aspetto tutt’altro che secondario: il film diventa così anche laboratorio, officina di competenze e di futuro per il cinema ticinese.
In questo senso, il ruolo di Imagofilm Lugano appare centrale, non solo come casa di produzione ma come nodo culturale capace di sostenere una filiera cinematografica locale. Il sostegno istituzionale — dall’Ufficio federale della cultura alla RSI, fino alla Ticino Film Commission — conferma l’importanza strategica di progetti come questo, che uniscono radicamento territoriale e ambizione artistica.
BASTARDO si presenta dunque come un’opera che rifiuta il clamore per privilegiare l’ascolto, che evita la spettacolarizzazione per cercare invece una verità più sottile, quasi invisibile. Un film che, come il suo ultimo ciak nel fiume, invita a immergersi: nelle storie degli altri, nei margini, nelle crepe di una realtà che il cinema, ancora una volta, prova a rendere visibile.
Il Ticino delle vite invisibili nel nuovo film “Bastardo”
Scritto il 21/04/2026