Le Vie del Vento: l’arte contemporanea incontra Chiasso/Letteraria tra visioni, poesia e impegno sociale

Scritto il 07/05/2026
da Eliana Bernasconi, artista


Una inedita mostra  merita una visita  :  sei artisti  si sono uniti sotto il titolo ”LE VIE DEL VENTO”, interpretando   le parole di presentazione del festival con  l‘unicità  dei loro diversi linguaggi espressivi. Eliana Bernasconi ha dedicato  un’opera  in esposizione ai Volontari, per le Nazioni Unite  questo  2026   è  l’anno internazionale del Volontariato; tutti  conosciamo la  necessità del  loro meraviglioso lavoro; altri lavori  presentano volti incompleti, doppi o spezzati  che nascono da immagini archetipiche inconsce e alludono all’ambivalenza umana. L’opera di Franco Ghielmetti contiene  in sottofondo la necessità profonda di praticare una “poetica della sottrazione” nell‘omologazione banalizzante della società. Le opere  che presenta  concludono una serie di lavori in ”piccolo formato” che ha voluto intitolare ”almost black&white”, e che gli sono state imposte dalla necessità di dare un impronta netta ad un impulso vitale che si adagia sulla tela  con pensieri rivolti, tra  altre e altri ...a George Méliès.. Patrizia Cavalli..Moby Dick..  I lavori di Francesca Lurati ci suggeriscono  che  forse   potremo  difendere la nostra autonomia di esseri umani  anche nell’era del digitale. Con l’inconfondibile soave  leggerezza del suo segno  che sembra sorvolare la superficie  ricostruisce sulla tela la pianta, il ramo, le foglie in nuove visioni  che  si mutano   a volte in astrazione  conservando   il legame con la bellezza primitiva della loro origine e il  suo felice rapporto con la poesia del  cosmo. Con disincanto e delicatezza estrema  le sue linee   ridisegnano l’energia di  un vento che tutti  attendono. Giuseppe Merlo conduce parallelamente al suo lavoro artistico  una attività di incoraggiamento e  promozione della creatività artistica altrui in gruppi  dove è appassionatamente  seguito, continuando idealmente l’opera di Gino Macconi. Nella sua opera  una significativa evoluzione lo ha portato dalle immagini di figure umane inespressive e astratte all’essere umano autentico, visto come soggetto sociale e politico,il suo stile di ascendenza figurativa vive una costante  evoluzione   verso   soluzioni  informali nella fusione tra linea, forma e superficie. Ivana Taglioni presenta  le installazioni che sono il suo linguaggio artistico preferito; con tecniche e materiali molto diversi, apparentemente scollegati tra loro. Possono essere  fili o sassi  o altri materiali  sempre ispirati dai  mille aspetti della nostro vivere sociale. Alla mostra  presenta fra l’altro un lungo,  elaborato lavoro di intaglio  in legno e vari tipi di filo,  due costruzioni  plastiche  dall’evidente significato simbolico : ACCOGLIENZA.  Franco Valsangiacomo presenta il risultato della straordinaria maturità del  lavoro di una vita dove una continua consapevolezza è sottesa a una strutturazione "architettonica”,  la figura umana in continua dissoluzione persiste pur sempre, metafora di misteriose  visioni  interiori.  I sei artisti che durante il periodo della loro esposizione usufruiscono   dell’ampio spazio  ex Ferramenta Chiesa in Via Valdani 2 ringraziano i proprietari, gli eredi fu Costantino Chiesa, depositari di una lunga storia iniziata nella seconda metà dell’800 che ha notevolmente contribuito al progresso di quella che ai tempi era solo una cittadina pre-industriale che guardava al futuro.   Attualmente  molti artisti,  non necessariamente sempre  giovani,  desiderano visibilità e  risentono moltissimo della carenza di spazi espositivi, purtroppo questi sono ben pochi,  oseremmo dire quasi inesistenti, se escludiamo le sedi istituzionali come i vari Musei, che operano una rigida selezione e  una scelta ristretta,  e le  Gallerie d’arte  veramente serie si contano sulle dita di una mano. Si voleva far notare  che la ricerca da noi fatta per  trovare  spazi espositivi, eccezion fatta  di ex Ferramenta Chiesa, ha sempre avuto esito negativo, eppure sappiamo  che  spazi inutilizzati,  aree dismesse o ex industriali  esistono eccome,  e  vorremmo che altri gruppi di artisti  potessero utilizzarli riunendosi o seguendo il nostro esempio. Ma diffidenza, competitività, confronto,  per ora  difficilmente  sanno  considerarsi vere opportunità di crescita, anche se nuovi paradigmi inevitabilmente avanzano.  Difficile abbandonare la radicata logica  della propria convenienza e dell’esclusivo tornaconto, soprattutto in una società dove  pochi possono permettersi di non confrontarsi con incertezze economiche, e tanto meno di rinunciare ai propri privilegi. Eppure le vecchie logiche non sono più paganti,  il  nostro  rapporto con il denaro e il  suo potere  viene prima di ogni altro valore. E vogliamo qui   rimandare  al lavoro di Manuela Pagani Larghi, ricercatrice indipendente, economista, umanista, “sognatrice lucida” come da sua definizione, diplomata in “counseling” presso l’Istituto Ricerche di gruppo di Lugano. Manuela ha abbandonato volontariamente una posizione direttiva in ambito bancario per occuparsi  di riorientare le persone  nei confronti dei propri condizionamenti economici. In controtendenza al sentire comune  si dedica  alla nascita di progetti e imprese sociali che non abbiamo come obiettivo  esclusivo il profitto ma il suo reinvestimento  in modelli innovativi di impresa privata sociale e  di consapevolezza del  territorio, un diverso  modo di considerare la propria vita  è  necessario  non solo  per gli artisti ma  per ognuno di   noi.