Sud Kivu, partorire sta diventando un lusso: l’allarme di Medici Senza Frontiere sulla crisi dimenticata del Congo

Scritto il 12/05/2026
da team.redazione


Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, una donna oggi può trovarsi costretta a scegliere tra il rischio di morire durante il parto e l’impossibilità di pagare le cure ospedaliere. È il drammatico scenario denunciato da Medici Senza Frontiere (MSF), che lancia un appello urgente per il Sud Kivu, regione già devastata da anni di conflitti armati, instabilità e povertà estrema.
Secondo MSF, il progressivo ritiro delle organizzazioni sanitarie internazionali e la sospensione di importanti finanziamenti stanno compromettendo l’accesso alle cure essenziali per centinaia di migliaia di persone. In particolare, a Minova, nel territorio di Kalehe, la situazione è precipitata dopo l’interruzione dei fondi della Banca Mondiale destinati al progetto multisettoriale per nutrizione e salute.
Le conseguenze sono immediate e profondamente umane. L’ospedale generale di Minova ha introdotto nuove tariffe sanitarie che, per molte famiglie congolesi, risultano semplicemente impossibili da sostenere: fino a 100 dollari per un parto cesareo e circa 50 dollari per le cure di un neonato prematuro.
Dietro queste cifre si nascondono storie di sofferenza che raccontano molto più di una crisi sanitaria. Alcune donne restano ricoverate per giorni o settimane perché non riescono a saldare il conto ospedaliero. Altre rinunciano completamente alle cure e decidono di partorire in casa, affrontando rischi enormi per sé e per i propri figli.
“Siamo disperate, preoccupate per i nostri neonati e per gli altri nostri figli. Alcune di noi sono ricoverate da tre giorni, altre da più di due settimane. Non abbiamo più alcuna speranza. Semplicemente non posso pagare”, racconta una paziente ricoverata all’ospedale di Minova, nella testimonianza raccolta da MSF.
La crisi sanitaria si intreccia con un contesto già estremamente fragile. In molte aree del Sud Kivu mancano medicinali, vaccini e prodotti alimentari. Nel 2025, i vaccini contro il morbillo sono risultati irreperibili per mesi, nonostante epidemie attive in gran parte della provincia.
A peggiorare il quadro ci sono i programmi sanitari nazionali ormai in forte difficoltà. Malaria, tubercolosi, HIV, vaccinazioni e malnutrizione non ricevono più un sostegno adeguato a causa dell’insicurezza, dei problemi logistici e della drastica riduzione dei finanziamenti internazionali.
Nel frattempo, le poche strutture che continuano a offrire cure gratuite stanno lavorando oltre ogni limite. L’ospedale di Numbi, sostenuto da MSF, ha registrato un tasso di occupazione del reparto maternità superiore al 217%, con più di una donna costretta a condividere lo stesso letto.
Molte donne percorrono ore a piedi pur di raggiungere una struttura sanitaria. Cynthia Mapatano, proveniente da Bweremana, ha camminato oltre un’ora per arrivare all’ospedale di Minova dopo una gravidanza complicata. “In passato sono rimasta bloccata in ospedale per due mesi e mezzo perché non potevo pagare le spese mediche”, racconta.
Anche Chance Bakulu, originaria del Nord Kivu, vive da settimane in ospedale in attesa del parto perché non può permettersi né le cure né il trasporto per tornare a casa.
Le testimonianze raccolte da Medici Senza Frontiere restituiscono il volto concreto di una crisi spesso dimenticata dall’opinione pubblica internazionale. Kawaya Desanges Zawadi racconta che il marito, per pagare un precedente cesareo, aveva dovuto indebitarsi e lavorare per il creditore pur di riuscire a farla dimettere dall’ospedale. Oggi, dice, riesce a mangiare una sola volta al giorno.
MSF, presente nella zona dall’inizio del 2024, aveva inizialmente programmato un ritiro graduale da Minova per concentrare gli sforzi sugli altipiani di Numbi. Tuttavia, davanti al peggioramento della situazione, l’organizzazione ha deciso di proseguire temporaneamente il supporto all’ospedale generale di Minova, riattivando in particolare i servizi ostetrici e neonatali. Solo nel primo mese di intervento del 2026, MSF ha assistito 107 parti, di cui 48 cesarei, e registrato 41 ricoveri neonatali in terapia intensiva.
Ma la stessa organizzazione umanitaria avverte di non poter sostituire a lungo né le autorità sanitarie né i partner internazionali che stanno lasciando la regione. “Senza un sostegno operativo e finanziamenti rapidi, i servizi sanitari essenziali rischiano di collassare”, avverte MSF.
L’allarme riguarda non soltanto il presente, ma anche il futuro di un’intera generazione. In un territorio già esposto a epidemie di colera, morbillo e mpox, oltre che a livelli estremamente elevati di violenza sessuale e malnutrizione, il crollo dell’assistenza sanitaria rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria silenziosa.
La richiesta di Medici Senza Frontiere è chiara: servono finanziamenti urgenti, continuità nei programmi sanitari e un accesso umanitario sicuro per evitare che il Sud Kivu precipiti definitivamente in una crisi sanitaria fuori controllo.