comunicato stampa - Veglia del 22 maggio 2026: fedeli chiedono chiarezza alla Diocesi di Lugano

Scritto il 13/05/2026
da Comitato promotore della petizione 2025 alla Diocesi di Lugano


Veglia per il superamento delle discriminazioni a causa dell’orientamento  sessuale e dell’identità di genere, prevista il 22 maggio 2026 : fedeli chiedono chiarezza alla Diocesi.

Considerata anche la diffusione da parte dei media della veglia in oggetto, il gruppo promotore della petizione dello scorso anno, che ha permesso di evitare che la medesima si svolgesse presso la Basilica del Sacro Cuore di Lugano, ha inviato un nuovo appello filiale all’Amministratore Apostolico per la Diocesi di Lugano, Mons. Alain De Raemy, nella speranza di ottenere una parola di chiarezza, inutilmente attesa nell’arco di quest’anno.

Questo rinnovato appello si è reso necessario alla luce del coinvolgimento dell’Azione Cattolica Ticinese, realtà strettamente legata alla figura del Vescovo e alla Pastorale Diocesana nella formazione cristiana, soprattutto dei più giovani, della presenza annunciata di ministri della Chiesa cattolica e dei contenuti del sussidio liturgico previsto per questa edizione della veglia, che sollevano seri interrogativi per il linguaggio ideologico e l’impostazione teologica adottati.

Il gruppo promotore si è fatto voce presso Mons. De Raemy di tutti quei fedeli che non si riconoscono in questo linguaggio depersonificante e divisivo. Quindi anche di quei fratelli e sorelle che vivono una condizione omoaffettiva attraverso percorsi sia individuali che condivisi, alla luce degli insegnamenti della Chiesa e ai quali Papa Leone si è rivolto tramite l’incontro con Courage International  lo scorso mese di febbraio, elogiandone la libertà con cui si affidano ad un Amore più grande.

Di recente il Santo Padre ha inoltre ricordato che i cristiani sono oggi tra le categorie più perseguitate e discriminate nel mondo, richiamando al tempo stesso la necessità che l’unità della Chiesa non sia ridotta alle sole questioni sessuali e riaffermando l’insegnamento morale cattolico in materia di omoaffettività.

Si chiede dunque all’Amministratore apostolico di intervenire presso l’Azione Cattolica Ticinese, affinché sia richiamata alla propria missione ecclesiale, e di offrire una parola chiara a tutti i ministri e fedeli cattolici coinvolti in iniziative che, secondo i materiali pubblici de La Tenda di Gionata, vengono inserite in un percorso volto a promuovere dall’interno cambiamenti nella dottrina e nel Magistero di sempre. 

Gli si chiede altresì di assumere una posizione chiara, distinguendo la doverosa pastorale di accompagnamento delle persone ferite nell’identità fondata sull’accoglienza nella verità, secondo quanto da sempre indicato dalla Chiesa, dall’adesione a categorie ideologiche e a concezioni dell’inclusività non riconducibili all’antropologia cristiana.