Sud Sudan, il rapporto shock di MSF: “Li hanno uccisi mentre scappavamo”

Scritto il 22/05/2026
da team.redazione


Nel Sud Sudan la guerra sta assumendo contorni sempre più brutali e indiscriminati. A denunciarlo è Medici Senza Frontiere nel nuovo rapporto internazionale “Li hanno uccisi mentre scappavamo”, pubblicato il 19 maggio 2026, che raccoglie dati medici, testimonianze dirette e documentazione raccolta tra il gennaio 2025 e l’aprile 2026.
Secondo MSF, la popolazione civile vive oggi sotto la minaccia costante di attacchi aerei e terrestri, stupri, reclutamenti forzati, saccheggi e distruzione sistematica delle infrastrutture sanitarie. Nel rapporto si parla apertamente di una crescente “normalizzazione della violenza contro i civili”, mentre vaste aree del paese risultano ormai quasi irraggiungibili anche per le organizzazioni umanitarie.
I numeri riportati da Medici Senza Frontiere sono impressionanti. Solo nel 2025 l’organizzazione ha curato 6.095 persone vittime di violenza armata, contro le 4.765 del 2024. Le ferite da arma da fuoco sono aumentate del 77% e nei primi mesi del 2026 oltre 1.800 persone erano già state assistite per lesioni legate al conflitto, comprese più di 885 vittime di violenze sessuali e di genere.
Nel documento, MSF descrive un’escalation che ha coinvolto vaste aree del paese: Jonglei, Alto Nilo, Equatoria Centrale, Warrap, Laghi ed Equatoria Occidentale. Interi villaggi sarebbero stati colpiti da bombardamenti e raid terrestri, provocando migliaia di sfollati e un numero imprecisato di vittime civili. Secondo il rapporto, nel 2025 si sono registrati 138 attacchi aerei nel paese, contro appena due nel 2024.
Tra gli episodi più drammatici documentati figura il bombardamento dell’ospedale di Lankien, sostenuto da MSF, nel febbraio 2026. L’attacco ha costretto il personale sanitario ad evacuare pazienti e strutture in piena emergenza. Nel rapporto si racconta che alcune donne erano ancora in travaglio mentre il personale cercava disperatamente di mettere in salvo i degenti.
Sempre secondo Medici Senza Frontiere, dal gennaio 2025 si sono verificati almeno 12 attacchi contro strutture e operatori sanitari dell’organizzazione, inclusi bombardamenti, saccheggi e rapimenti. Il risultato è che circa 762.000 persone sarebbero rimaste senza accesso alle cure mediche.
Le testimonianze raccolte nel rapporto restituiscono il volto umano della tragedia. Una donna di Lankien racconta: “Sono state uccise tantissime persone. Non solo uomini. Tutti: bambini, donne, anziani. Hanno preso di mira bambini e madri. Li hanno uccisi mentre scappavamo”.
In molte aree, prosegue MSF, le donne vivono nel terrore delle violenze sessuali. Le aggressioni avverrebbero spesso durante gli spostamenti nei boschi, lungo le strade o durante le fughe dai combattimenti. Le sopravvissute raccontano di stupri commessi da gruppi armati, uomini in uniforme e assalitori non identificati. In diversi casi le vittime sarebbero state aggredite più volte nel giro di pochi giorni.
Il rapporto denuncia inoltre il crescente restringimento dello spazio umanitario. Secondo MSF, l’insicurezza diffusa, i blocchi agli aiuti e gli ordini di evacuazione avrebbero impedito alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le comunità più vulnerabili, soprattutto nelle regioni controllate dalle opposizioni armate.
Zakaria Mwatia, capo missione di MSF in Sud Sudan, afferma nel comunicato ufficiale che “città e villaggi popolati vengono colpiti, causando vittime civili, sfollamenti di massa e la distruzione delle infrastrutture civili”.
Nel documento, Medici Senza Frontiere lancia infine un appello urgente al governo del Sud Sudan, alle forze di opposizione SPLA-IO e a tutti gli attori coinvolti nel conflitto affinché vengano rispettati i civili, gli ospedali e il diritto internazionale umanitario. L’organizzazione chiede inoltre alla comunità internazionale di non abbandonare il paese e di aumentare immediatamente il sostegno umanitario, avvertendo che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nel corso del 2026.