Libano, fede e guerra: il racconto senza filtri del maronita Bassam Karam

Scritto il 24/05/2026
da Giorgio Grandini


INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.17 AL MARONITA FUTURISTA

Caro Bassam,
della tua Chiesa ho solo emozioni legate al poeta libanese Khalil Gibran e al cantante americano Paul Anka. Mi puoi brevemente illustrare cos’è la Chiesa Maronita?

Sì, volentieri: il maronita è un cattolico orientale di rito siro-antiocheno, che appartiene alla chiesa fondata, nel V secolo, dal monaco San Marone. Semplificando è una costola della Chiesa Cattolica, indipendente e con strutture, riti e culture proprie. Dopo aver beneficiato della protezione francese durante il dominio ottomano, siamo rimasti fedeli al cristianesimo, ma autonomi dalla Santa Sede: ci riteniamo il Ponte tra Oriente e Occidente. Celebriamo le messe di regola in aramaico; abbiamo un Patriarca (di Antiochia e di tutto l’Oriente) a capo della nostra Comunità, organizzata in Eparchie (Diocesi).
La nostra Chiesa conta oltre tre milioni di fedeli, di cui solo un terzo risiede in Libano. I Maroniti sono “dispersi” in Medio Oriente (Aleppo e Damasco in Siria; Haifa e Gerusalemme in Israele; Carian in Egitto; nonché in Giordania, Palestina e Cipro). Il resto della diaspora si è diffuso nel nord America (Los Angeles, Brooklyn e Montréal); nel sud del Continente (Messico, Colombia, Argentina, Brasile); nonché in
Australia e in Francia.

Il Libano veniva definito “la Svizzera del Medio Oriente”. Perché si trova ora al centro dei conflitti arabi/israeliani?

Il Libano era un paese ricco per diversi fattori.
In primo luogo per la sua posizione geografica, da sempre strategica per il commercio (sulla cosiddetta Via della Seta). La prosperità era altresì alimentata da un equilibrio economico-sociale basato sulla pacifica convivenza tra cristiani maroniti e musulmani. Questa armoniosa coesistenza era rappresentata dal Presidente della Nazione che è, per Costituzione, un cristiano maronita. Negli anni Sessanta, la Guerra dei sei giorni ha sconvolto questo panorama: l’“espulsione” (Naksa) dei palestinesi di altre Nazioni in Libano (imposta dagli americani) e il conseguente insediamento dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), portò all’accordo del Cairo del 1969 (da cui hanno avuto origine le crescenti e violente tensioni legate anche alla composizione del Governo).
Nel 1975 ebbe inizio la Guerra Civile che portò alla divisione di Beirut (con Beirut Ovest controllata dai palestinesi), aggravata dalle successive invasioni dei siriani nel Nord-Est e degli israeliani nel Sud del Paese.
In particolare, l’Iran inviò poi i Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione Islamica) per addestrare la comunità sciita alla guerra, da cui ebbe origine il movimento Hezbollah (organizzazione terroristica). Si moltiplicò così il terrorismo, che sfociò nell’ottobre del 1983 nel doppio attacco alle basi della forza multinazionale a Beirut, con l’uccisione di 241 marines e 58 soldati francesi. Fu questo l’inizio di un crescendo di orrore che portò a decine di migliaia di morti e all’aumento della diaspora libanese (in specie maronita).
In definitiva, il Libano è sprofondato in una guerra civile che ha alterato il suo equilibrio interno e le sue relazioni internazionali  Vige attualmente un Deep State (Stato profondo/nascosto) formatosi per sostenere il movimento Hezbollah, che si sente in diritto di discriminare violentemente e a piacimento … degradando il Paese (una volta la Svizzera del Medio Oriente) ad uno Zoo.

Intuisco la tua nostalgia verso il Paese natale. Ti chiedo quindi se esiste una ricetta per la “redenzione” del Libano.

Sì, mi manca il Libano. L’85% del popolo libanese vuole vivere in pace e in prosperità, indipendentemente dalle varie religioni professate. Purtroppo, il Deep State (e la sua milizia) lo impediscono: una minoranza violenta vuole vieppiù governare autoritariamente.
Ad uno Stato con un debito di oltre 100 miliardi di dollari si contrappone, non solo la fuga dei maroniti, bensì anche quella di oltre 800 miliardi di dollari (n.d.r.: in parte anche sulle relazioni bancarie della cara Svizzera).
Vorrei quindi tornare in Libano, ma poi dovrei stare attento a non dire nulla che possa scatenare una condanna senza appello da parte del Deep State, che controlla sia i Tribunali sia il Parlamento … siamo vittime di un’occupazione di Hezbollah (proveniente soprattutto dall’Iran).
Il Presidente Trump potrebbe di nuovo darmi e darci l’opportunità di riportare il Libano al suo passato prestigio. Ma nulla potrebbe essere fatto senza la mano e l’aiuto del Nostro Signore Gesù.

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Seguendo le speranze di Bassam, mi auguro solo che, in un futuro prossimo, possa realizzarsi la profezia di Khalil Gibran: “Niente impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta”.