Le strettoie del mondo: perché il controllo dei mari decide gli equilibri globali

Scritto il 01/06/2026
da Giorgio Grandini


INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.18 AL MULTIPROMOTER FUTURISTA

Alessandro Mari – habitué delle Tribune del Politicamente Scorretto (07.12.2025 e 29.03.2026) – si rimette nuovamente in pista.

Caro Sandro,
dopo averci svelato le dinamiche delle Rotte dei Cieli, come spieghi l’importanza geopolitica del controllo dei Mari?

Da sempre la storia dimostra come il traffico via acqua (fiumi / laghi / mari) rappresenti una delle condizioni fondamentali per lo sviluppo e la prosperità della civiltà. Non si deve dimenticare l’impatto della scoperta dell’America di Colombo, nonché quello del dominio marittimo della Marina Inglese (che costruendo il più vasto impero, è riuscita a sconfiggere persino Napoleone e Hitler).
Gli stretti/canali/porti hanno d’altronde “efficientato” le Rotte Marittime, rinvigorite negli anni ‘50 (dall’invenzione dei container (favorendo la conservazione delle merci e la conseguente globalizzazione dei mercati).

Seguendo il tuo ragionamento, come si possono classificare le acque marittime?

Lo Stato esercita la sua piena Sovranità nelle acque interne, che si estende alle acque territoriali (12 miglia nautiche/22 km dalla costa). Oltre a ciò, per altre 12 miglia, nella zona contigua, gli Stati hanno prerogative di vigilanza doganale e dell’immigrazione.
Ma non solo … la zona economica esclusiva (ulteriori 200 miglia) consente la gestione delle risorse naturali (pesca ed energia): ciò è spesso origine di conflitti tra Stati. Dopodiché, per grazia ricevuta, ritroviamo il mare aperto…!
Non tutti i problemi finiscono però qui … vi sono stretti e canali (vere e proprie scorciatoie), che determinano i flussi commerciali e quindi l’economia mondiale. La loro posizione geografica detta infatti le rotte della circolazione globale (importante per il trasporto delle materie prime).

Esiste un Piano Normativo per regolare queste Strettoie?

La Convenzione ONU del 1982 (Diritto di Passaggio Inoffensivo per le Navi) è un sistema legale di norme per la Sicurezza Marittima degli Stretti, nonché di Accordi di Cooperazione per il Libero Passaggio. Non si può né bloccare né tassare il transito, anche in caso di conflitti.
È da tenere pure in considerazione che alcuni stretti sono in Acque Territoriali (Hormuz e Gibilterra), altri attraversano le Acque Interne (Dardanelli/Bosforo, Canali di Suez e di Panama).
Bisogna comunque fare una netta distinzione tra Stretti (naturali) e Canali (opere artificiali).

Negli Stretti il pedaggio è illegittimo e costituisce una violazione grave.

La realtà è ahimè assai diversa: JPMorgan Chase stima in 90 miliardi di dollari l’anno il pedaggio sullo Stretto di Hormuz (pari a circa 1 dollaro per barile trasportato). Gli Houthi pretendono un simile balzello sullo Stretto di Bab el-Mandeb.
Ritorniamo con la memoria alla pirateria (che imperversava nel secolo XVI fino alla metà del ‘900) sullo Stretto di Malacca.
I Canali invece sono opere dell’Uomo (di natura privatistica) costruiti all’interno del territorio di singoli Paesi, sulla base di un project financing (progetto finanziario): è logico che i pedaggi costituiscano il presupposto economico di tali realizzazioni. Il primo project financing della Storia fu inventato da Leonardo da Vinci sui Navigli di Milano. Applicando un sistema di tariffe e pedaggi, regolava il flusso delle merci provenienti dai porti di Genova e Venezia … arricchendo di molto i finanziatori/commercianti milanesi.
Colombo - per finanziare la Scoperta dell’America - presentò un project financing. La Regina di Spagna coinvolse il nobile Santander (dai proventi delle spedizioni nacque il potente Banco Santander).
Curioso osservare come pure il termine Merchant Banker derivi dal Mercante di Venezia di Shakespeare, con riferimento al Ponte di Rialto, dove si “incrociavano” da un lato i Capitani Coraggiosi (che cercavano fondi per le spedizioni marittime) e dall’altro i Commercianti/Finanziatori (interessati alle merci e alla loro commercializzazione).

Ma quanti sono gli Stretti e i Canali?

Circa 200: alcuni lunghi e larghi, altri più corti e meno ampi. Ognuno col suo valore aggiunto per l’interconnettività globale del commercio.
Gli Stretti più importanti sono Hormuz (largo 34km/ Oceano Indiano - Golfo Persico); Malacca (Oceano Indiano - Oceano Pacifico) e Bab el-Mandeb (Oceano Indiano/accesso al Canale di Suez).
I Canali più rilevanti sono Panama (evita la lunga circumnavigazione del Sudamerica) e Suez (collega l’Occidente all’Asia, evitando la circumnavigazione dell'Africa).
In conclusione, laddove il Mare si restringe assistiamo all’arrivo potenziale di uno Tsunami. Le Scorciatoie dei Mari sono vere e proprie bombe a orologeria che… l’Uomo non ha ancora imparato a disinnescare.

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Scippo questa volta l’archetipo allo stesso intervistato: “in una Strettoia - quando due Mari si incrociano - si contrappongono salinità, temperatura e densità diverse, che provocano sconvolgimenti naturali (correnti ascendenti/discendenti)”, come capita fra gli Uomini quando interessi e ambizioni generano conflitti politici … spesso armati.