L’attacco avvenuto a Winterthur alla fine di maggio continua a suscitare interrogativi politici e istituzionali in tutta la Svizzera. L’aggressione, che ha provocato il ferimento di tre persone nei pressi della stazione cittadina, è stata definita un «atto terroristico» dal direttore della sicurezza del Canton Zurigo Mario Fehr, come riportato dalla RSI e da numerosi media svizzeri.
A riportare il caso sotto i riflettori della politica federale è ora un’interpellanza del Consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri, che chiede al Consiglio federale di spiegare perché non siano state adottate misure più incisive nei confronti dell’autore dell’attacco, descritto come un soggetto noto da anni agli apparati di sicurezza.
Secondo quanto riferito dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), l’aggressore sarebbe un cittadino svizzero di origine turca, trentunenne, già conosciuto negli ambienti dell’antiterrorismo per la sua vicinanza all’estremismo islamico. La RSI ha inoltre riferito che il suo nome era emerso già nel 2015 nell’ambito delle indagini legate alla moschea An’Nur di Winterthur, struttura che negli anni passati era stata indicata dalle autorità come uno dei principali centri di radicalizzazione jihadista del Paese e che successivamente venne chiusa.
Sempre secondo la ricostruzione della RSI, il presunto attentatore avrebbe diffuso materiale propagandistico riconducibile allo Stato Islamico e sarebbe stato considerato una figura influente negli ambienti radicalizzati della regione. Alcuni ex compagni di scuola, intervistati dall’emittente pubblica, hanno dichiarato che già durante l’adolescenza manifestava posizioni estremiste e tentava di fare proselitismo tra i coetanei.
La stessa RSI ha inoltre ricordato il suo collegamento con il contesto che portò alcuni giovani residenti nella regione di Winterthur a raggiungere la Siria negli anni dell’espansione dell’ISIS. Tra questi vi era anche Christian Ianniello, il giovane italo-svizzero partito nel 2015 per unirsi alle milizie jihadiste e successivamente dato per disperso.
Un altro elemento che ha alimentato le polemiche riguarda quanto accaduto nei giorni immediatamente precedenti all’attacco. L’agenzia di stampa Associated Press, citando le autorità cantonali zurighesi, ha riferito che l’uomo era stato ricoverato in una struttura psichiatrica dopo aver contattato la polizia con affermazioni ritenute preoccupanti. Tuttavia, secondo quanto comunicato dagli inquirenti, una valutazione medica avrebbe escluso un pericolo imminente per terzi, consentendone la dimissione. L’attentato sarebbe avvenuto il giorno successivo.
La vicenda ha provocato una forte reazione politica. Lo stesso Mario Fehr, responsabile della sicurezza del Canton Zurigo, ha dichiarato pubblicamente di sostenere l’espulsione dell’autore verso la Turchia, sostenendo che la Confederazione dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti giuridici disponibili per allontanare soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.
In questo contesto si inserisce l’interpellanza depositata da Lorenzo Quadri. Nel documento, il parlamentare ticinese sottolinea come l’attentatore fosse noto «da un decennio» ai servizi competenti per la sua adesione all’estremismo islamico e ricorda la sua frequentazione della moschea An’Nur. Quadri osserva inoltre che per Winterthur si tratterebbe del quinto episodio di terrorismo islamista registrato negli ultimi sei anni.
L’interpellanza allarga poi il campo della discussione al fenomeno della radicalizzazione islamista in Svizzera, interrogando il Consiglio federale sul numero di persone considerate potenzialmente pericolose, sulla loro nazionalità, sull’eventuale percezione di aiuti sociali e sulle misure che la Confederazione intende adottare per contrastare l’islam politico.
Le domande rivolte da Lorenzo Quadri al Consiglio federale
Di seguito i quesiti riportati testualmente nell’interpellanza:
«Per quale motivo, essendo da un decennio nota l’adesione dell’attentatore di Winterthur all’estremismo islamico, non è stata avviata subito la procedura per la revoca della cittadinanza svizzera con conseguente espulsione?»
«Revoca ed espulsione verranno messe in atto ora, come chiesto da più parti (a cominciare dal Consigliere di Stato zurighese responsabile per la sicurezza, Mario Fehr)?»
«Alla luce del crescente rischio di attentati di terrorismo islamico su territorio svizzero, legati all’immigrazione incontrollata e alla diffusione dell’islam nel nostro paese, è intenzione del CF assumere una prassi più conseguente nell’ambito delle espulsioni, se del caso con revoca della cittadinanza elvetica, affinché la sicurezza del territorio e dei cittadini torni ad avere la priorità sull’accoglienza indiscriminata a beneficio di migranti “in arrivo da altre culture”?»
«Quante persone residenti in Svizzera sono al momento note ai servizi competenti come islamiste radicalizzate e potenzialmente pericolose?»
«Quante delle persone di cui alla domanda precedente sono cittadine svizzere? Quante tra queste sono naturalizzate? Quante sono straniere? Di quali nazionalità?»
«Quante delle persone in oggetto sono a beneficio di prestazioni sociali?»
«Queste persone verranno espulse dalla Svizzera?»
«Quante persone sono finora state allontanate dal nostro Paese perché islamiste radicalizzate?»
«E’ intenzione del CF prendere misure più incisive alfine di impedire la diffusione dell’islam politico in Svizzera?»
Winterthur, il terrorista islamista era noto da anni: Quadri chiede spiegazioni al Consiglio federale
Scritto il 01/06/2026