Oltre venti imbarcazioni hanno sfilato ieri davanti a Évian, dove si svolge il vertice del G7. I partecipanti denunciano il sostegno politico e militare fornito a Israele da diversi Paesi occidentali e chiedono il rispetto del diritto internazionale e la protezione della popolazione civile di Gaza.
Mentre i leader del G7 si riuniscono sulle rive del Lago di Ginevra, una manifestazione insolita ha attirato l'attenzione al largo di Évian. Una ventina di imbarcazioni, accompagnate da circa un centinaio di partecipanti provenienti da una quindicina di Paesi, ha dato vita a una "Flottiglia per Gaza", iniziativa simbolica volta a richiamare l'attenzione internazionale sulla situazione nella Striscia di Gaza. Secondo gli organizzatori, l'azione intendeva ricordare ai governi presenti al vertice la necessità di intervenire per fermare le sofferenze della popolazione civile e garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario.
L'iniziativa nasce sulla scia delle recenti flottiglie che hanno tentato di raggiungere Gaza via mare per portare aiuti umanitari e sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale. Sul lago, i partecipanti hanno esposto bandiere palestinesi e lanciato un messaggio politico preciso: secondo loro, i Paesi del G7 e altri Stati occidentali continuano a sostenere Israele attraverso forniture militari, cooperazione industriale e copertura diplomatica, contribuendo così al protrarsi della guerra.
Nel comunicato diffuso alla stampa vengono citati in particolare gli aiuti militari statunitensi e diversi programmi di cooperazione industriale tra aziende europee e israeliane. Gli organizzatori sostengono che senza questo sostegno esterno l'attuale offensiva militare non potrebbe mantenere la stessa intensità.
La questione delle forniture militari a Israele è oggetto di crescente dibattito anche in Europa. Diverse organizzazioni per i diritti umani chiedono da tempo la sospensione delle esportazioni di armamenti verso lo Stato ebraico, ritenendo che esista il rischio di contribuire a violazioni del diritto internazionale umanitario. Un recente approfondimento del quotidiano svizzero Blick ha inoltre evidenziato come numerosi Paesi continuino a esportare sistemi d'arma, componenti o tecnologie militari verso Israele, alimentando interrogativi sulla compatibilità di tali forniture con gli obblighi internazionali degli Stati.
Tra i partecipanti alla manifestazione figuravano la consigliera nazionale vodese Léonore Porchet, l'economista e professoressa dell'Università di Losanna Julia Steinberger, l'avvocata Irène Wettstein, l'ex sindaco di Ginevra Rémy Pagani e altri esponenti della società civile e del mondo accademico. Nei loro interventi hanno chiesto un cessate il fuoco duraturo, la protezione della popolazione civile e una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei governi occidentali.
Nel corso della manifestazione è stato più volte utilizzato il termine "genocidio" per descrivere quanto sta accadendo a Gaza. Si tratta di una definizione che non proviene soltanto dai movimenti pro-palestinesi. Negli ultimi mesi una Commissione internazionale indipendente istituita dal Consiglio ONU per i diritti umani ha concluso che Israele avrebbe commesso atti qualificabili come genocidio nella Striscia di Gaza. Anche numerosi esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno espresso valutazioni analoghe. Israele respinge fermamente tali accuse, sostenendo che le proprie operazioni militari sono dirette contro Hamas e sono motivate da esigenze di sicurezza nazionale dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.
Parallelamente, la Corte internazionale di giustizia dell'Aia sta esaminando il procedimento avviato dal Sudafrica sulla base della Convenzione sul genocidio. La Corte non ha ancora emesso una sentenza definitiva sul merito della causa, ma ha già ordinato misure provvisorie invitando Israele ad adottare tutte le azioni necessarie per prevenire atti che possano rientrare nella Convenzione e per facilitare l'accesso degli aiuti umanitari.
La flottiglia sul Lago di Ginevra si inserisce dunque in un contesto internazionale sempre più polarizzato, nel quale la guerra di Gaza continua a suscitare mobilitazioni, controversie giuridiche e pressioni diplomatiche. Mentre il conflitto prosegue e il bilancio umanitario continua ad aggravarsi, cresce il numero di cittadini, associazioni e personalità pubbliche che chiedono ai governi occidentali di assumere un ruolo più incisivo per favorire una soluzione politica e la tutela delle popolazioni civili.