INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.20 ALL’EDITORE FUTURISTA
Raoul Fontana (classe 1960), ha frequentato la Scuola Cantonale di Commercio. Dopo un soggiorno in Germania, torna in Ticino per riprendere la gestione della Tipografia di famiglia.
Caro Raoul,
il ruolo delle Tipografie Ticinesi (durante il Risorgimento e il Fascismo) ha ancora un’“onda lunga” in Italia?
Le Tipografie Ticinesi hanno certamente avuto un ruolo storico durante il Risorgimento e il Fascismo… basti pensare alla Tipografia Agnelli e alla Tipografia Elvetica di Capolago. Dette Tipografie hanno dato voce a esuli politici, oppositori e giornalisti: per questo sono ricordate come luoghi di resistenza alla censura operata dallo Stato italiano.
Oggi chiaramente non è più così, visto che viviamo in un sistema di comunicazione totalmente aperto. L’“onda lunga”, pertanto, sopravvive solo quale eredità storica della Libertà di Stampa.
Tuttavia, quest’anno, il nostro distributore italiano - pur considerando la difficoltà di penetrare quel mercato - ha raddoppiato le vendite nonostante il carattere locale delle nostre pubblicazioni.
Sui manifesti della Fontana Print leggo la formula magica “se lo ricordi, l’hai letto su carta”: ne sei proprio sicuro?
Dati statistici indicherebbero che oggi la gente tende a leggere di meno. O meglio, i giovani dedicano meno tempo alla lettura rispetto alle persone più adulte.
I lettori delle nostre riviste (Terra Ticinese, La Rivista di Lugano e Arte e Cultura) hanno almeno 50-60 anni. In questa fascia d’età accade una sorta di click che cambia approccio verso l’informazione e la cultura.
Penso anche che le riviste di carattere regionale abbiano un futuro più florido rispetto ad altri prodotti (come i quotidiani) per la loro cadenza e per la possibilità che hanno di dare più spazio a notizie od eventi di carattere locale, fatti salvi i giornali che danno spazio a particolari argomenti e/o notizie come fai tu su Il Mattino.
Tornando allo slogan della Fontana Print, direi che è un’affermazione corroborata dalla scienza. Nonostante sembri creato apposta per far leva sul nostro prodotto commerciale, è innegabile come la lettura su carta possa favorire una migliore comprensione e un ricordo più profondo rispetto a quella su schermo. Infatti, la gestualità e la manualità legata all’oggetto cartaceo aumentano l’attenzione e
mantengono viva la concentrazione.
Pensiamo, ad esempio, al biglietto da visita cartaceo, il quale non è minimamente paragonabile a una presentazione della propria persona fatta oralmente e/o online: il primo resta, la seconda può essere dimenticata velocemente.
L’ingresso dell’intelligenza artificiale (AI) non rappresenta il colpo di grazia per l’editoria classica?
La nostra Casa Editrice ha una linea netta: pubblicare temi legati ai personaggi del territorio, alla nostra Storia, alle nostre Tradizioni e alla nostra Gente. Difficilmente può quindi l’intelligenza artificiale sostituire la sensibilità, l’esperienza e il calore umano, necessari per narrare in modo autentico una comunità e la sua identità culturale.
Detto ciò, io credo nell’intelligenza artificiale. Penso, per esempio, al passato quando il signor Ford introdusse il primo camioncino … gran parte degli agricoltori si oppose, volendo continuare ad utilizzare i propri cavalli e carretti, salvo poi fallire perché risultavano meno competitivi.
Lo stesso meccanismo accade oggi con l’intelligenza artificiale ed io, memore del passato, sono concorde al suo utilizzo, se fatto con criterio.
Non nego quindi che l’AI avrà un impatto sull’editoria ma, personalmente, mi batterò affinché i contenuti rimangano frutto della mente umana, con le sue emozioni, il suo calore ed i suoi sentimenti.
Anche perché l’utilizzo dell’AI può comportare seri problemi di copyright (plagio).
L’attuale eccesso di informazioni non è causa della crescente incomunicabilità?
La carta offre certezza e continuità informativa. Vedi, ad esempio, le tante notizie online, che vengono pubblicate e poi spesso, a distanza di tempo, spariscono per via della cancellazione dei siti o per altri motivi informatici.
Oggi viviamo in un sistema di comunicazione totalmente aperto, ma proprio per questo è importante mantenere l’attenzione verso la qualità dell’informazione.
Da navigato Editore, hai un suggerimento da proporre in merito?
Prima di pensare al futuro, vorrei tornare al passato, riportando alla mente ciò che diceva Galileo Galilei, ovvero come la stampa a caratteri mobili sia stata la più grande invenzione nella storia dell’umanità.
Infatti, prima dell’invenzione di Gutenberg, i libri venivano scritti a mano dai frati amanuensi, rendendoli accessibili unicamente ai nobili per la loro rarità e il prezzo elevato.
Il primo editore in senso moderno della storia fu il veneziano Aldo Manuzio (1449-1515), conosciuto anche per aver commissionato la produzione di un carattere più lineare e comprensibile rispetto a quello gotico germanico: il Bembo.
Non a caso, per il mio libro “Dalle pitture parietali alla stampa in digitale”, ho utilizzato proprio questo carattere.
Volgendo lo sguardo al domani, penso che il discrimine sia il lasso temporale di riferimento: se infatti pensiamo al mondo tra cinquant’anni stiamo considerando un margine troppo ampio per poter azzardare delle previsioni.
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A mo’ di conclusione faccio mio il pensiero dell’intervistato: “a me il futuro piace, mi intriga e mi interessa ma, soprattutto, mi stimola. Io non ho paura di invecchiare e quindi il futuro, da fatalista, non mi spaventa”.