NEAT, il Ticino rischia di attendere oltre il 2050? Interpellanza di Lorenzo Quadri al Consiglio federale

Scritto il 17/06/2026
da team.redazione


A oltre trent'anni dall'approvazione popolare della Nuova ferrovia transalpina, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede al Consiglio federale se il completamento funzionale dell'asse nord-sud rischi di slittare oltre il 2050. Al centro dell'interpellanza vi sono le linee di accesso, i colli di bottiglia ancora presenti e le possibili conseguenze per il Canton Ticino e per la politica di trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia.

A più di tre decenni dal voto popolare che ha dato il via alla Nuova ferrovia transalpina (NEAT), torna al centro del dibattito politico federale il tema del completamento dell'asse ferroviario nord-sud e delle infrastrutture necessarie per sfruttarne appieno il potenziale.

Con un'interpellanza depositata in Consiglio nazionale, Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) chiede al Consiglio federale di chiarire quali siano le reali prospettive temporali per il completamento funzionale del corridoio alpino e se l'attuale pianificazione possa effettivamente rinviare alcune opere oltre il 2050.

Nel testo si ricorda come nel 1992 il popolo svizzero abbia approvato la NEAT e come, due anni più tardi, l'Iniziativa delle Alpi abbia confermato la volontà di trasferire il traffico merci transalpino dalla strada alla ferrovia. Secondo l'interpellanza, tuttavia, le tempistiche attualmente ipotizzate per le opere complementari e per l'eliminazione dei principali colli di bottiglia rischierebbero di allontanare ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi fissati dagli elettori.

Particolare attenzione viene riservata alle possibili ripercussioni per il Canton Ticino, che rappresenta il principale punto di collegamento svizzero lungo l'asse ferroviario verso l'Italia. Quadri chiede infatti al Governo federale se consideri parte integrante del mandato popolare non solo la realizzazione delle gallerie di base, ma anche il completamento delle infrastrutture di accesso indispensabili per garantire la piena funzionalità del corridoio.

L'interpellanza solleva inoltre interrogativi sullo studio "Trasporti 2045" del professor Weidmann, chiedendo se nella sua elaborazione siano stati adeguatamente considerati il mandato popolare espresso negli anni Novanta, il ruolo strategico dell'asse nord-sud e le esigenze specifiche della mobilità a sud delle Alpi.

Tra i temi affrontati figurano anche la possibilità di ricorrere a partenariati pubblico-privati per accelerare la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie e il rafforzamento della cooperazione con l'Italia, in particolare con Lombardia, Piemonte e Liguria, per favorire il completamento dell'intero corridoio internazionale.

Infine, il consigliere nazionale ticinese domanda al Consiglio federale per quale motivo non possa essere adottato per la NEAT lo stesso approccio già utilizzato in passato per altri grandi progetti infrastrutturali nazionali, rivedendone priorità e tempistiche alla luce della volontà popolare e delle esigenze di coesione territoriale del Paese.

L'interpellanza riporta così all'attenzione una questione che da anni accompagna il dibattito sulla politica dei trasporti svizzera: la differenza tra il completamento delle grandi opere principali e la piena operatività dell'intero sistema ferroviario transalpino. Sarà ora il Consiglio federale a dover fornire le proprie risposte, chiarendo se gli obiettivi fissati dagli elettori negli anni Novanta siano ancora compatibili con le attuali pianificazioni infrastrutturali.

Testo integrale delle domande rivolte al Consiglio federale

- Ritiene che il mandato popolare del 1992 comprenda anche il completamento delle linee di accesso e l'eliminazione dei colli di bottiglia necessari a sfruttare pienamente la NEAT? In caso contrario, come giustifica tale interpretazione?
- Conferma che l'attuale pianificazione rischia di rinviare oltre il 2050 il completamento funzionale dell'asse nord-sud? Quali opere sarebbero interessate, per quali motivi e con quali conseguenze per il Ticino e per la politica di trasferimento del traffico?
- È disposto a rivedere tale impostazione, presentando entro la legislatura un atto formale corredato da una roadmap e da un calendario vincolante?
- Nello studio «Trasporti 2045» del professor Weidmann sono stati considerati il mandato popolare del 1992 e del 1994, la funzione strategica dell'asse nord-sud e gli effetti sulla mobilità a sud delle Alpi?
- È disposto a ricorrere anche a strumenti di finanziamento complementari, quali partenariati pubblico-privati (PPP), per accelerare la realizzazione degli accessi ferroviari?
- Intende rafforzare il coordinamento con l'Italia e valorizzare la convergenza istituzionale tra Ticino, Lombardia, Piemonte e Liguria per accelerare il completamento del corridoio?
- Considerato che in passato sono già state riconsiderate priorità e tempistiche di altri grandi progetti infrastrutturali nazionali, per quale motivo non dovrebbe essere applicato lo stesso approccio anche al completamento della NEAT?