Il 19 maggio 2026 si è svolto alla Filanda di Mendrisio un dibattito sulla neutralità svizzera : « obbligo giuridico o strumento duttile » ? A sottoporre al pubblico fatti e riflessioni erano invitati due storici ticinesi, l’uno ricercatore e l’altro docente liceale. L’iniziativa era dovuta al Centro culturale ‘L’Incontro’, meritevole perché l’argomento in discussione è peculiare e fondamentale per l’identità politica del nostro Stato, e perché gli svizzeri saranno chiamati a votare sulla neutralità il prossimo mese di settembre (2026). Tuttavia la chiarezza che ci si attendeva non è arrivata, avendo i conferenzieri sottolineato già in partenza la difficoltà odierna di definire la neutralità, posizione, del resto, perfettamente in linea con quanto affermano già da alcuni anni molti nostri politici ; affermazioni, le loro, nuove su questo tema, ma che sembrano avere un certo impatto giacché s’incomincia a dire da piú parti che la neutralità svizzera è un concetto difficile da specificare ! In un opuscolo distribuito dalla Cancelleria federale dal titolo « La neutralità della Svizzera », l’allora presidente della Confederazione Ignazio Cassis fa capire anche lui al lettore che questa difficoltà è effettiva, poiché si « tratta di un concetto che presenta molteplici sfaccettature », ‘sfaccettature’ che non hanno impedito alla neutralità di svolgere « un ruolo importante nel processo di formazione della Svizzera, come oggi la conosciamo ». Che piaccia o no all’on.le Cassis, ma anche con questa aggiunta non solo la difficoltà rimane ma peggiora, perché il ‘soggetto’ deve essere un altro, vale a dire non la neutralità bensí le traversie che ha conosciuto la Svizzera nell’arco della sua storia. Bisogna quindi capovolgere la frase dicendo : ‘La storia della Svizzera ha contribuito in modo importante a definire gli attributi della neutralità’ ; allora sí che il senso di questo concetto di diritto internazionale diventa comprensibile, perché è il frutto di avvenimenti dolorosi e tragici subiti dal nostro Paese ; ma anche di esperienze positive, particolarmente in campo umanitario, che hanno valso alla Svizzera un riconoscimento universale.
Il periodo napoleonico : il mondo cambia e la Svizzera pure
La storia svizzera a cui alludo incomincia poco piú di due secoli fa, ai tempi di Napoleone. Dopo il 1789 la Francia era diventata per l’intera Europa il simbolo della libertà e del regime repubblicano, nemica quindi delle monarchie ma amica dei popoli desiderosi di libertà e uguaglianza. Fra questi c’erano le cerchie repubblicane svizzere di cui Napoleone si serví per realizzare il suo primo obiettivo : proteggere la Francia dalla coalizione dei paesi reazionari europei, primo fra tutti l’Austria. Delle cerchie repubblicane la storia svizzera ci ha tramandato due nomi in particolare : quello di Frédéric César de la Harpe (vodese) e di Peter Ochs (basilese), rampolli di famiglie illustri, ma insofferenti di una Svizzera dominata da caste patrizie. Ognuno dei due, in modi diversi, ha scritto a Napoleone pregandolo d’intervenire. Per esempio, in calce a una lettera di La Harpe del settembre 1797 al Direttorio di Parigi qualcuno ha scritto, per caldeggiare la domanda dello scrivente : « Il governo francese deve approfittare dell’opposizione contro gli oligarchi svizzeri (…) per sostituire il regime attuale con un ordine politico a lui favorevole (…) le frontiere della Francia saranno cosí difese (…) e il governo di questo nuovo Stato (…) potrà in futuro contribuire alla congiunzione del Rodano col Reno, importante vantaggio per la prosperità del commercio francese » (1). Ochs, a sua volta, in una lettera del 12 dicembre 1797, sottopone addirittura un piano dettagliato d’intervento per rendere la Svizzera « l’alleata fedele e leale della Repubblica francese » (2). Di certo Napoleone già pensava a un simile obiettivo, e le suppliche dei due svizzeri offersero l’alibi perfetto per trasformare la Svizzera in uno Stato cuscinetto tra Francia e Austria, e aprire cosí una via piú rapida per raggiungere la Lombardia passando dal Sempione.
La Repubblica Elvetica
Detto fatto, il 28 gennaio 1798 il corpo d’armata francese agli ordini del generale Brune entrava nel ‘paese di Vaud’ e il 12 aprile 1798, non senza aspre battaglie, morti e distruzioni, la Svizzera dell’ ‘Ancien Régime’ veniva disfatta e sostituita con una ‘Repubblica Elvetica’ centralizzata ma non sovrana, poiché obbligatoriamente alleata della Francia. Va detto che il concetto di neutralità esisteva già all’epoca ; ma nel 1798 agli occhi dei governi europei la Svizzera non lo era piú. La conseguenza fu che nel 1798-99, la Svizzera centrale, orientale e meridionale divenne il teatro di conflitti e sanguinose battaglie tra le truppe napoleoniche e quelle della coalizione Austria-Russia. L’episodio forse piú cruento occorso in Svizzera in questi anni fu quando i Francesi, per punire gli abitanti dei cantoni di Uri, Svitto, Untervaldo e Zugo, recalcitranti di fronte all’ingiunzione del direttorio elvetico di prestare giuramento alla nuova costituzione, una volta giunti a Stans sfogarono i loro peggiori istinti sulla popolazione del villaggio e ne seguí un bagno di sangue. Un loro ufficiale ha affermato di non aver mai visto scene cosí atroci neanche durante il massacro della Vandea. In un sol giorno 386 morti, di cui 102 donne e 25 bambini, piú 712 case incendiate (3)! Di questi tragici eventi ci è rimasta la descrizione di un testimone oculare, Heinrich Zschokke, che a proposito delle brutalità dei Francesi commesse nell’agosto 1799 nel territorio dei Walsstätten scrisse : « Per due settimane questi infelici paesi furono lasciati in preda agli abusi dei vincitori inferociti, senza che all’allora direttorio esecutivo elvetico venisse in mente di mettere un freno alle violenze e alle ruberie dei soldati (…) Passato qualche giorno (…) l’incredibile caos dell’anarchia lasciò gradatamente il posto all’ordine civile. Alla mia chiamata ritornarono alle case abbandonate coloro che si erano rifugiati nei boschi e sui monti... » (4). Le uniche illustrazioni note di questa guerra, alla quale si sono ispirati piú tardi due nostri pittori, sono il famoso quadro di Konrad Grob ‘Enrico Pestalozzi con gli orfanelli di Stans’, e quello di Albert Anker ‘Die Länderkinder/La guerra del 1798’. La storia della ‘Repubblica Elvetica’ è la storia di una guerra civile tra repubblicani e conservatori, continuamente accesa per e contro l’applicazione di una costituzione redatta a Parigi. Ma Napoleone, che all’inizio del 1800 nutriva ambiziosi progetti, necessitava di un paese pacifico ai confini orientali. Si risolse allora ad ammettere il ritorno della Svizzera al suo assetto precedente, non piú però in cantoni dominanti e subalterni, bensí tutti uguali.
L’Atto di Mediazione
Il 19 febbraio 1803 fu firmato sempre a Parigi l’Atto di Mediazione, sorta di seconda costituzione elvetica, che tuttavia prevedeva una Svizzera sottoposta alla Francia, a lei legata da un’alleanza difensiva, neutrale solamente rispetto ai regimi monarchici, con la censura della stampa e una capitolazione militare che prevedeva, tra l’altro, la messa a disposizione della Francia ogni anno di 16'000 uomini vigorosi, d’età compresa tra 18-40 anni, e una milizia federale di 15'000 uomini al massimo (Napoleone voleva che la Svizzera restasse debole). Gli anni della Mediazione (1803-1813) furono anch’essi movimentati per il nostro Paese : lotte politiche e sociali all’interno e sottomissione ai capricci bellici e commerciali (blocco continentale del 1806) di Napoleone. Fu la disfatta di Russia alla fine del 1812 e di Lipsia dell’ottobre del 1813 (5) a spingere Austria, Inghilterra e Russia a unire i loro eserciti per sconfiggere la Francia.
Gli Alleati non rispettano la neutralità svizzera
La Svizzera visse, per la seconda volta, settimane di sofferenze e umiliazioni. Avvertiti da un emissario di Vienna che l’esercito austriaco a fine dicembre 1813 avrebbe attraversato il territorio svizzero per raggiungere rapidamente il nemico in Francia, personalità politiche svizzere si recarono da Metternich per far valere la neutralità. Ma Metternich non li prese sul serio : non c’erano forse ancora svizzeri nei ranghi dell’esercito di Napoleone ? All’ultimo momento il landamano Reinhard decise di mobilitare 10'000 uomini da disporre lungo la frontiera del Reno per dissuadere l’esercito degli Alleati dall’entrare in Svizzera… ma gli Alleati erano in 130'000, che il 21 dicembre 1813 presero la via piú breve attraverso i cantoni disposti lungo la frontiera occidentale. La popolazione dovette pagare di nuovo un caro prezzo : requisizioni, saccheggi, violenze di soldati, come se fossero in territorio nemico, a cui s’aggiunse un altro nemico, il colera, che falciò molte vite.
Uscito di scena Napoleone (Sant’Elena), due anni dopo al Congresso di Vienna i rappresentanti svizzeri ci andarono con il ricordo ancora vivo di questi eventi, da cui trassero la salutare lezione che la neutralità deve essere difesa non con « blosses Wortgepränge » (6) ma fatta valere con un esercito numeroso, indipendente e ben istruito.
Conclusione
Mettiamo adesso brevemente in prospettiva questo periodo storico. Un secolo e mezzo prima, nel 1648, venne firmata la Pace di Vestfalia, pietra miliare della convivenza fra le nazioni europee : tutte le nazioni , grandi o piccole, cattoliche o protestanti, avevano la stessa valenza politica e diplomatica e come denominatore comune un potere di origine divina. Anche per gli Svizzeri, che non hanno mai avuto re, le prescrizioni dei preti e dei pastori valevano tanto quanto la parola di un monarca, perché a Dio facevano riferimento anche le loro autorità. Ma con la Rivoluzione francese del 1789 questa visione crolla d’un colpo : è tutto un mondo che va all’aria. Il popolo ne aveva abbastanza di corruzione soprusi ingiustizia per opera di due classi sociali – nobiltà e clero – cieche e sorde alle richieste della Nazione. Dal firmamento della ‘Nazione’ la Divinità era scomparsa e al suo posto si è inserita la Repubblica.
La stessa aria tirava in Svizzera. Non è quindi sorprendente se giovani patrioti, figli sí di famiglie aristocratiche ma convinti repubblicani, fecero appello al governo francese perché portasse ‘libertà e democrazia’.
Gli avvenimenti di questi quindici anni hanno convinto gli Svizzeri che far intervenire altri governi per governare meglio il proprio paese è pericoloso, e che per una seppur piccola nazione, con ambizioni in sintonia con le proprie capacità, il miglior modo di garantire la libertà è una neutralità armata.
Enrico Valsangiacomo
(1) Jean Charles Biaudet et Marie-Claude Jequier (Publiée par) Correspondance de Frédéric-César de la Harpe sous la République Helvétique, T.1, Neuchâtel, 1982, p.176.
(2) Derck Engelberts et Jürg Stüssi-Lauterburg, L’invasion de 1798 Documents français, Auvernier NE, 1999, p. 32.
(3) Johannes Dierauer, Histoire de la Confédération Suisse, Vol. V, Lausanne, 1918, p. 68.
(4) Heinrich Zschokke, La guerra civile nella Svizzera italiana, Ed. Dadò, 2014, pp. 77-79.
(5) Quella della Beresina fu la 31esima guerra condotta da Napoleone ; e la guerra di Lipsia (la ‘Battaglia delle Nazioni’) la 35esima.
(6) « Semplice sfoggio di parole » : espressione usata dalla commissione della Dieta nel novembre 1813, incaricata di deliberare sulla questione della neutralità ; Dierauer, op.cit. p. 365.
NEL VIDEO, LA CONFERENZA INTEGRALE CITATA DA ENRICO VALSANGIACOMO