A due mesi dalla dichiarazione ufficiale dell'epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere denuncia una crescita senza precedenti dei contagi da virus Ebola Bundibugyo. L'organizzazione chiede un rafforzamento immediato degli aiuti internazionali per evitare che la crisi sanitaria diventi incontrollabile.
La nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi. A due mesi dalla dichiarazione ufficiale dell'emergenza sanitaria, Medici Senza Frontiere (MSF) parla di una diffusione del contagio "a un ritmo senza precedenti" e invita la comunità internazionale a rafforzare rapidamente gli interventi sul campo.
Secondo i dati diffusi il 15 luglio, i casi confermati hanno ormai raggiunto quota quasi 2.000, mentre i decessi hanno superato le 700 vittime. Si tratta dell'epidemia provocata dal virus Bundibugyo, che in appena due mesi è già diventata la terza più estesa mai registrata e quella con la crescita più rapida dall'identificazione del virus Ebola.
L'organizzazione umanitaria sottolinea come il numero dei casi sia triplicato in meno di cinque settimane, passando da circa 650 a quasi 2.000 persone contagiate, mentre il numero dei decessi è aumentato di oltre cinque volte. Una crescita che, secondo MSF, sta mettendo sotto enorme pressione il già fragile sistema sanitario congolese.
La provincia di Ituri resta l'epicentro
La situazione più critica riguarda la provincia orientale di Ituri, dove si concentra circa il 90% dei casi confermati. Nei centri di trattamento gestiti da Medici Senza Frontiere arrivano quotidianamente pazienti in condizioni molto gravi, spesso quando le possibilità terapeutiche sono ormai ridotte.
Anche il centro di trattamento di Bunia, con una capacità di 90 posti letto, opera quasi costantemente al limite. Secondo gli operatori sanitari, molte persone attendono a casa che si liberi un posto, arrivando quindi in ospedale troppo tardi per poter beneficiare delle cure più efficaci.
Un sistema sanitario sotto pressione
L'epidemia non rappresenta l'unica emergenza che il Paese deve affrontare. Le autorità sanitarie e le organizzazioni umanitarie operano infatti in un contesto segnato da conflitti armati, sfollamenti della popolazione e altre gravi malattie endemiche come malaria e colera.
L'avvicinarsi della stagione delle piogge potrebbe inoltre provocare un ulteriore aumento dei casi di malaria, aggravando ulteriormente il carico sulle strutture sanitarie già sovraffollate.
La richiesta di Medici Senza Frontiere
Per contenere la diffusione del virus, MSF ritiene indispensabile un deciso rafforzamento delle attività di:
- sorveglianza epidemiologica;
- diagnosi e test rapidi;
- tracciamento dei contatti;
- coinvolgimento delle comunità locali;
- cure tempestive ai pazienti;
- assistenza ai sopravvissuti;
- gestione sicura delle sepolture.
L'organizzazione sottolinea inoltre che le restrizioni alla mobilità e le difficoltà logistiche stanno rallentando il dispiegamento del personale specializzato, rendendo ancora più complessa la risposta all'emergenza.
Oltre l'Ebola
Attualmente Medici Senza Frontiere gestisce sette centri e oltre quindici unità di isolamento distribuite nelle province di Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tshopo, per una capacità complessiva superiore ai 430 posti letto. Dall'inizio dell'epidemia i suoi operatori hanno ricoverato quasi mille pazienti e accompagnato oltre cento sopravvissuti nel percorso di guarigione.
L'organizzazione conclude con un appello alla comunità internazionale affinché vengano mobilitate rapidamente maggiori risorse economiche, logistiche e sanitarie. Secondo MSF, senza un rafforzamento immediato della risposta, il virus rischia di continuare a diffondersi più velocemente della capacità di contenerlo, trasformando l'attuale emergenza in una crisi ancora più difficile da controllare.