Neutralità svizzera: quando l'Europa pretese di decidere per Berna (2ª parte)

Scritto il 20/07/2026
da Enrico Valsangiacomo


Nei flutti burrascosi di un’Europa in tempesta, la Svizzera affanna per fissare la neutralità a uno scoglio sicuroNei flutti burrascosi di un’Europa in tempesta, la Svizzera affanna per fissare la neutralità a uno scoglio sicuro.

Fine del dispotismo napoleonico

Alla battaglia di Lipsia (16-19 ottobre 1813) Napoleone, alla testa di un esercito di 185'000 soldati, fu sconfitto da Austria Prussia e Russia, che assieme allineavano 300'000 soldati. Volendo poi Napoleone rientrare in Francia a marce forzate, si trovò il 30 ottobre sbarrata la strada ad Hanau (nei pressi di Francoforte) da un esercito austro-bavarese e dovendo dar battaglia lo sconfisse (1). Ciò fu certamente per lui la prova di essere ancora il piú forte, e per i suoi avversari di essere ancora temibile ; per cui gli Alleati – ai quali si aggiunsero Inghilterra Portogallo Svezia e Irlanda – decisero di farla finita attaccandolo ‘in casa’. Sotto la guida dell’austriaco Metternich, venne preparato un piano d’invasione della Francia.

Visto che dopo la Beresina e Lipsia i rapporti di forza in Europa stavano mutando, la Dieta (2), il 18 novembre 1813, dichiarò ai belligeranti « che la Confederazione svizzera, fedele a questi principi tradizionali [cioè la neutralità] che attraverso i secoli ebbero come scopo di allontanare dal suolo patrio il teatro della guerra, riteneva suo sacro dovere il rimanere completamente neutrale… (3) ». Inutile dire che Napoleone accolse con soddisfazione questa decisione perché gran parte della frontiera francese sarebbe stata protetta dalla neutralità svizzera. Tutt’altra fu la reazione degli Alleati; soprattutto la Germania fu molto delusa perché patí piú di tutti per le campagne napoleoniche (Ulm, Iena, Auerstaedt, Dantzig, Lützen, Bautzen, Dresda e infine Hanau). Per capire tali sentimenti occorre anche tener conto dell’idea che i Tedeschi avevano dei ‘vecchi Confederati’ : campioni della libertà, degni figli di Tell (4) ! Per incitarli alla resistenza contro Napoleone, i loro capi davano come modello l’eroismo dei Confederati. Pure lo zar Alessandro, ai deputati svizzeri venuti a informarlo della decisione della Dieta, pare abbia mostrato il sigillo ufficiale delle loro credenziali dicendo : « Lui [cioè Tell] non avrebbe esitato ! » (5)
Fra le diverse reazioni della stampa alla dichiarazione di neutralità, quella tedesca fu la piú severa. Oltre all’argomentazione giuridica, la piú incisiva fu quella morale. Per esempio : « chi ostenta indifferenza per le offese subite da altri e che ledono nel contempo il diritto di tutti, quegli si mette da sé medesimo ai margini della legge e si priva della protezione comune » (6). Altri rimproveravano alla Svizzera di approfittare della neutralità per trarre un profitto economico. Ai Tedeschi, convinti di combattere per il bene supremo dell’Europa, la neutralità sembrava un tradimento dei valori universali. Ci fu chi addirittura propose di annettere la Svizzera (perlomeno quella tedescofona) alla Germania, innestandola cosí sul ceppo principale di una mitica madrepatria. Ma il cancelliere austriaco Metternich, l’uomo forte del momento, aveva un altro obiettivo : sostituire l’influenza francese sulla Svizzera con quella austriaca : una Svizzera autonoma, neutrale, nel cui governo prevalerebbe però la volontà di Vienna. La richiesta della Dieta era quindi già in partenza destinata a essere rifiutata. Dato però che lo zar stava dalla parte degli Svizzeri, per sciogliere il nodo Metternich suggerí abilmente di accettare la richiesta della Dieta salvo che la Svizzera proponesse lei medesima il passaggio.

A questi fini, una volta accolta la sua proposta, Metternich contattò tramite un emissario il generale bernese Niklaus Rudolf von Wattenwyl. Dal rapporto che l’emissario inviò a Vienna (7) si legge che Wattenwyl chiedeva che venisse trasmessa a lui e al landamano Hans Reinhard una dichiarazione indicante i motivi supremi per l’attraversamento del territorio ; una convenzione circa i luoghi in cui le truppe svizzere avrebbero dovuto ritirarsi ; la promessa di rispetto dell’ordine pubblico, la garanzia della disciplina delle truppe e il pagamento di tutte le forniture. Chiaramente il generale svizzero nel suo intimo aveva già capitolato!

Sua preoccupazione primaria era di proteggersi da accuse di tradimento e di ottenere la promessa che gli Alleati non avrebbero rovesciato il governo aristocratico di Berna. In cambio Wattenwyl garantiva di non opporsi alla violazione del territorio svizzero e quindi della neutralità. Schwarzenberg, comandante delle truppe alleate, disse a Wattenwyl che «poteva diventare un secondo Guglielmo Tell se avesse lasciato libertà d’azione agli Alleati e se avesse comunicato loro i suoi piani » ! (8) Oltre al danno anche le beffe ! Intanto Napoleone dovette affrontare il tradimento della nobiltà francese e dei marescialli, e il malumore del popolo. Ridotto alle strette dagli eserciti alleati, il 4 aprile 1814 abdicò.

Si apre il Congresso di Vienna

Napoleone in esilio all’Isola d’Elba, i governi europei si riunirono a Parigi per ridisegnare i confini della Francia, mettere ordine in Europa e preparare il ‘Congresso di Vienna’ (9). Quale lezione tirerà la Svizzera dopo sedici anni di sottomissione a un tiranno ? Come saprà imporre il rispetto della neutralità ai governi europei ?
Due erano le missioni importanti che la Dieta ha assegnato ai suoi delegati : la prima, la rettificazione delle frontiere e il ricupero dei territori presi da Napoleone, causa di molti litigi in seno alla delegazione ; sulla seconda missione – la neutralità – l’accordo era invece totale : « da sempre base principale della politica svizzera, mantenuta lealmente per tre secoli e in larga misura dimostratasi indispensabile nel corso degli ultimi sedici anni (…) questo popolo sarebbe certamente il piú infelice d’Europa se la sua neutralità fosse soggetta a cauzione o se fosse semplicemente abbandonata alle incertezze della politica e della guerra» (10).

La Dieta era convinta che il suo auspicio sarebbe stato soddisfatto. Ma la fuga di Napoleone dall’Elba e il suo reinsediamento a Parigi il 20 marzo 1815 interruppero le discussioni, dovendo gli Alleati organizzare l’offensiva. La Svizzera si trovò nuovamente di fronte all’incognita della guerra entro le sue frontiere. Violenze e distruzioni subite per ben due volte pochi anni prima erano ancora ben vive nella memoria degli Svizzeri ; e forti dovevano essere le speranze che riponevano nelle loro autorità ; sapranno esse far tesoro delle passate esperienze?

Le dolorose esperienze dell’inverno precedente hanno infatti permesso agli Svizzeri di conoscere ormai gli ‘indiscutibili’ argomenti degli Alleati, i loro modi arroganti di negoziare e i sotterfugi per ingannarli. Eppure un anno e mezzo dopo si sarebbe detto che i Confederati non sono stati capaci di difendersi con conclusioni piú utili, piú coraggiose e piú dignitose. Piú concretamente, quando Napoleone si rimise sul trono a Parigi, gli Svizzeri mobilitarono l’intero contingente, cioè 30'000 uomini, agli ordini del glaronese Niklaus-Franz Bachmann (11).

Ma quando alla Dieta si pose la domanda di come impiegare le truppe, il generale Bachmann le avrebbe impiegate per sostenere il re di Francia Luigi XVIII . Un partito, detto dei ‘democratici’, era contrario a qualsiasi ingerenza negli affari interni francesi. I suoi sostenitori si reclutavano in particolare negli ex-baliaggi (diventati cantoni grazie a Napoleone). Erano per una neutralità assoluta e nei suoi ranghi spiccavano Frédéric César de Laharpe, Peter Ochs, il ginevrino Jean-Charles Sismondi, economista, l’urano Paul Usteri, medico e uomo di Stato. Un secondo partito, dei ‘conservatori’, puntava invece per una decisa collaborazione con gli Alleati affermando : « La Svizzera d’un tempo non ha forse intrapreso una guerra contro l’onnipotente Carlo il Temerario ? » Al che un generale russo faceva eco con un memorandum militare : « Nella guerra dell’intera Europa contro il nemico comune, la Svizzera non può e non deve starsene in disparte… la sua cooperazione è indispensabile » (12).

Un terzo partito infine, proponeva di allinearsi al campo degli Alleati senza però unirsi a una campagna offensiva. Johann Heinrich Wieland, borgomastro di Basilea (13) e deputato alla Dieta, intuiva che nessuna di queste posizioni sarebbe stata ben vista a Vienna, per cui propose un compromesso : accettare la richiesta formale delle potenze che reclamavano l’entrata della Svizzera nel sistema degli Alleati, ma salvaguardando nel limite del possibile la neutralità in seno all’alleanza. Tuttavia la deputazione basilese si attenne alle istruzioni ricevute dalla città e propose alla Dieta (9 maggio 1815) : « che adottasse il sistema sempre rispettato, che solo poteva garantire la sicurezza della Svizzera nella guerra tra le grandi monarchie, cioè la dichiarazione di una rigorosa neutralità nei riguardi di tutte le potenze senza eccezioni. Era un dovere scegliere questa via se si voleva evitare di trovarsi in situazioni molto pericolose e, per colpa di una condotta esitante e incerta, essere coinvolti in una guerra il cui peso la rovinerebbe completamente, privandola forse per sempre della sua esistenza libera e indipendente » (14).

Simile posizione rifletteva la consapevolezza che molti confederati avevano delle conseguenze per l’intero Paese del mancato rispetto della neutralità. È lecito supporre che tale dichiarazione avrebbe avuto il favore della maggioranza della Dieta se una lettera di Napoleone fosse stata resa nota ai deputati svizzeri all’inizio dei loro lavori. In essa Napoleone dichiarava di non voler immischiarsi negli affari interni della Svizzera e che « oggi ancora l’imperatore riconosce questa neutralità , malgrado la violazione subita nel 1814 da parte delle altre potenze ; ma Sua Maestà, facendo conoscere francamente le sue disposizioni, ha il diritto di attendere dalla Confederazione elvetica una dichiarazione altrettanto franca » (15). Questa lettera fu purtroppo intercettata dallo zurighese Friedrich von Wyss, presidente della Dieta, che la nascose senza darne notizia!

Quali fossero le disposizioni degli Alleati nei confronti della neutralità svizzera nel 1815 lo si vide subito a proposito di Napoleone, da un paio di mesi sul trono di Francia. La Dieta aveva sí dichiarato all’ambasciatore francese in carica di riconoscere soltanto Luigi XVIII come re di Francia (che nel frattempo si era rifugiato nei Paesi Bassi), ma desiderava comunque ricevere l’inviato di Napoleone, senza che ciò significasse un riconoscimento ufficiale. La Dieta, dopo tumultuosi e lunghi dibattiti e sottoposta alle forti pressioni degli Alleati, capitolò e la sua volontà di far valere il principio di neutralità in questo caso particolare – cioè ricevere l’inviato di Napoleone – venne disattesa.
Dopodiché gli Alleati pretesero formalmente che la Svizzera aderisse alla coalizione, e il tono divenne perentorio : « (…) gli augusti monarchi attendono che la Dieta si affretti ad aderire in forma diretta e autentica agli stessi princípi e fissi d’intesa con i sottoscritti le misure che potranno diventare necessarie per far fronte al pericolo comune ». Sapevano che la Dieta ci teneva alla neutralità ma esortavano la Confederazione « ad assumere un atteggiamento e misure energiche proporzionate alle circostanze straordinarie, ma senza conseguenze per l’avvenire » (16).

In buona sostanza ciò significava che gli Alleati volevano che la Svizzera mettesse da parte la neutralità il tempo di far la guerra, per poi riprendersela piú tardi. Promisero di penetrare nel territorio svizzero solo se la Confederazione, attaccata da Napoleone, avesse bisogno di rinforzi. La Dieta ammise a maggioranza l’impossibilità di attenersi a un regime di assoluta neutralità e che un rifiuto sarebbe stato uno sgarbo nei riguardi delle potenze, grazie alle quali la Confederazione ha ottenuto a Parigi confini piú facili da difendere. Quindi accettò di firmare il 20 maggio 1815 una convenzione con gli Alleati che dava a quest’ultimi la possibilità di servirsi del territorio svizzero per il passaggio delle truppe, e prevedeva l’obbligo per la Svizzera di mantenere un esercito permanente di 30'000 uomini per proteggere le frontiere dal nemico che volesse ostacolare le operazioni degli eserciti alleati ! Tutti i cantoni firmarono la convenzione, tranne Vaud e Ticino.

Un mese dopo ci fu Waterloo ; Napoleone, sconfitto, abdicò e fu esiliato a Sant’Elena. La Svizzera avrebbe potuto smobilitare subito, ma il generale Bachmann era deciso a continuare. Però gli Alleati si opposero e gli fecero sapere di attenersi al sistema difensivo!

1813-1815 : tre anni di disgrazie per la popolazione svizzera e di disonore per le alte sfere politiche e militari del nostro paese : pusillanimità, tradimenti, ipocrisie… Quale sarà la neutralità che uscirà dal Congresso di Vienna ?

 

(1)  Vedi Jean-Claude Demory, Napoléon. Les 40 grandes batailles, Editions EPA Hachette Livre 2007, pp.228 e 234.

(2) Era il nome dato alle assemblee dei deputati cantonali prima del 1848, anno in cui la Svizzera divenne, grazie a una votazione popolare, uno Stato federativo, fondato su di una Costituzione federale. La Dieta non aveva né i poteri legislativi né quelli esecutivi che il governo federale oggi possiede.

(3) Edgar Bonjour, Histoire de la neutralité suisse. Trois siècles de politique extérieure fédérale, Neuchâtel, 1949, p. 102.

(4) Nel 1813, anno della battaglia di Lipsia, le rappresentazioni del dramma ‘Guglielmo Tell’ di Federico Schiller furono numerosissime.

(5) Edgar Bonjour, p.106.

(6) Edgar Bonjour, p.107.

(7) Edgar Bonjour, p. 386 nota 28. Il rapporto fu spedito a Vienna nel dicembre 1813.

(8) Edgar Bonjour, p.113.

(9) Si terrà nel castello di Schönbrunn dal 1° novembre 1814 al 9 giugno 1815.

(10) Edgar Bonjour, p.120.

(11) Nato nel 1740. Dal 1758 fino al 1789 fa carriera militare in Francia. È a Parigi allo scoppio della Rivoluzione. Nel 1793 è al servizio della Sardegna. Luigi XVIII lo richiama in Francia come generale di tutte le truppe. Muore nel 1831.

(12) Edgar Bonjour, pp. 123-124.

(13) Mentre il vice-borgomastro era Peter Ochs, che nel 1798, con La Harpe, fece appello alla Francia !

(14) Edgar Bonjour, p.124.

(15) Edgar Bonjour, p.125.

(16) Edgar Bonjour, p.126.