Un dato destinato ad alimentare il dibattito sulla politica d’asilo arriva da un’analisi attribuita alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM): nel 2024, secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, l’80,5% dei richiedenti l’asilo nordafricani considerati dall’analisi sarebbe stato accusato di uno o più reati, durante la procedura d’asilo oppure dopo una decisione negativa. Nello stesso documento viene inoltre indicato che circa il 99% delle domande d’asilo provenienti dai Paesi del Maghreb viene respinto, poiché nella quasi totalità dei casi non sussistono le condizioni previste dalla legge svizzera per ottenere l’asilo.
Numeri sui quali tre deputati della Lega dei Ticinesi – Stefano Tonini, primo firmatario, Mauro Minotti e Stefano Quadri – chiedono ora al Consiglio di Stato di fare chiarezza, soprattutto per quanto riguarda la situazione ticinese e, in particolare, quella di Chiasso e del Mendrisiotto.
L’interrogazione parte infatti da una questione molto concreta: esistono dati analoghi per il Ticino?
Chiasso e il Mendrisiotto in prima linea
Secondo i firmatari, il problema assume una rilevanza particolare nel Mendrisiotto, territorio che da anni ospita importanti strutture federali legate all’asilo.
I deputati riconoscono che la procedura d’asilo e la gestione dei Centri federali sono principalmente di competenza della Confederazione e della SEM, ma sostengono che questo non possa esaurire la questione. Quando vengono commessi reati sul territorio cantonale, osservano, intervengono infatti le forze dell’ordine ticinesi e le conseguenze ricadono anche sulle autorità e sulla popolazione locale.
L’interrogazione ricorda inoltre che il Cantone dispone di competenze nell'esecuzione delle decisioni negative, nell'applicazione delle misure coercitive previste dalla legislazione federale e nell'organizzazione degli allontanamenti, in collaborazione con la Confederazione. Da qui la richiesta di utilizzare pienamente gli strumenti disponibili e, contemporaneamente, di ottenere da Berna maggiore rapidità ed efficacia.
Quanti casi ci sono realmente in Ticino?
È probabilmente questo l'aspetto più interessante dell'atto parlamentare: i deputati chiedono al Governo di fornire numeri che permettano di comprendere quanto il fenomeno incida effettivamente sul territorio cantonale.
Viene chiesto quanti richiedenti l’asilo siano stati denunciati, arrestati o segnalati alla Polizia cantonale nel 2024 e nel 2025, quanti provenissero dai Paesi del Nord Africa e quante persone siano state interessate da più interventi di polizia o procedimenti penali.
Un'altra domanda riguarda direttamente i Centri federali d’asilo di Chiasso e Pasture: il Governo dovrà indicare, se i dati sono disponibili, quanti interventi della Polizia cantonale siano riconducibili a persone ospitate o precedentemente ospitate nelle due strutture.
I firmatari chiedono inoltre di conoscere la tipologia dei reati: furti, rapine, aggressioni, minacce, danneggiamenti, reati legati agli stupefacenti e altri reati contro il patrimonio o contro la persona.
Il nodo delle decisioni negative
Un secondo capitolo riguarda le persone che hanno già ricevuto una decisione negativa in materia d’asilo, una decisione di non entrata nel merito oppure un ordine di allontanamento.
L'interrogazione chiede quante di queste persone siano successivamente finite nuovamente al centro di interventi o procedimenti penali e quante abbiano commesso ulteriori presunti reati dopo la decisione negativa o l'ordine di lasciare la Svizzera.
Da qui si passa alla questione dei rimpatri.
I deputati vogliono conoscere il tempo medio che trascorre, nei casi di competenza cantonale, fra una decisione negativa cresciuta in giudicato e l'effettivo allontanamento, nonché quali siano attualmente i principali ostacoli che ne rallentano l'esecuzione.
Viene sollevata anche la questione economica: quanto costano al Cantone gli interventi di polizia, le procedure, le eventuali detenzioni e le altre misure legate a richiedenti l’asilo o persone con decisione negativa che si rendono ripetutamente protagoniste di reati? I firmatari chiedono al Governo se esista una stima complessiva.
Procedure più rapide per i casi problematici
L'interrogazione domanda poi al Consiglio di Stato se gli strumenti messi a disposizione dalla Confederazione siano sufficienti per affrontare i casi di richiedenti l’asilo plurirecidivi o sistematicamente problematici.
In caso contrario, i deputati vogliono sapere cosa il Ticino intenda chiedere concretamente a Berna.
Tra le ipotesi indicate figura quella di sollecitare procedure particolarmente rapide per le persone provenienti da Paesi caratterizzati da percentuali molto elevate di decisioni negative, sempre – precisa l'atto parlamentare – nel pieno rispetto del diritto superiore.
Analoga priorità viene chiesta per le persone che, durante la procedura, si rendano ripetutamente protagoniste di reati: quando le condizioni previste dalla legge sono adempiute, secondo i firmatari l'allontanamento dovrebbe essere eseguito senza inutili ritardi.
Più sicurezza attorno ai Centri federali?
C'è infine una questione specificamente locale.
Considerata la situazione di Chiasso e del Mendrisiotto, i tre deputati chiedono se il Governo intenda sollecitare alla Confederazione ulteriori misure di sicurezza dentro e attorno ai Centri federali d’asilo, affinché gli oneri derivanti dalla gestione delle persone problematiche non vengano scaricati sulle autorità e sulla popolazione del territorio.
L'interrogazione chiede anche quali richieste concrete il Cantone abbia già presentato alla SEM e alla Confederazione negli ultimi tre anni in materia di sicurezza, recidiva, procedure accelerate e allontanamenti, e quali risposte siano arrivate da Berna.
La posizione politica dei firmatari è netta, ma nell'atto viene operata una distinzione esplicita tra chi necessita realmente di protezione e chi non ha diritto di rimanere nel Paese. «La solidarietà verso chi fugge realmente da guerre e persecuzioni non è in discussione», scrivono i deputati, sostenendo però che sicurezza, rispetto delle leggi ed esecuzione degli allontanamenti debbano procedere parallelamente.
Ora la parola passa al Consiglio di Stato.
La sua risposta potrebbe fornire un elemento finora mancante nel dibattito: i numeri specifici del Ticino, indispensabili per capire quanto i dati nazionali richiamati nell'interrogazione trovino effettivamente riscontro nella realtà cantonale.