La vicenda riguarda l'Italia e i Centri di Permanenza per il Rimpatrio italiani. Medici Senza Frontiere interviene sull'inchiesta della Procura di Ravenna che coinvolge alcuni medici e chiede che venga acquisito agli atti il Giuramento di Ippocrate, richiamando il principio dell'autonomia della professione sanitaria.
Prima di entrare nella vicenda è necessario chiarire di cosa stiamo parlando.
I CPR, Centri di Permanenza per il Rimpatrio, sono strutture presenti in Italia nelle quali vengono trattenute persone straniere nell'ambito delle procedure amministrative legate al rimpatrio. Il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione parla esplicitamente di trattenimento amministrativo e sottolinea che le persone possono essere trattenute anche senza che ciò avvenga in ragione della commissione di un reato.
È dunque nel contesto dei CPR italiani, e non di strutture presenti in Svizzera, che si colloca la vicenda giudiziaria sulla quale è intervenuta Medici Senza Frontiere.
Il gesto di Medici Senza Frontiere
Il 17 settembre 2026 Medici Senza Frontiere ha annunciato di essersi rivolta alla Procura di Ravenna chiedendo che il Giuramento di Ippocrate venga acquisito agli atti dell'inchiesta che coinvolge alcuni medici.
L'organizzazione definisce la propria iniziativa un gesto simbolico, attraverso il quale intende richiamare i principi di indipendenza e responsabilità che guidano la professione medica.
Nel comunicato MSF esprime solidarietà ai medici coinvolti e sostiene che un professionista sanitario debba poter agire «secondo scienza e coscienza», nell'interesse della salute delle persone.
Chiara Montaldo, infettivologa e responsabile medica di Medici Senza Frontiere, richiama il principio del primum non nocere, «prima di tutto non nuocere», sostenendo la necessità che ai medici sia riconosciuta la libertà di svolgere il proprio ruolo senza condizionamenti e mettendo la salute al centro delle decisioni cliniche.
Il comunicato fornito da MSF non entra nel dettaglio delle contestazioni mosse nell'inchiesta. Per questo, sulla base della documentazione a nostra disposizione, non sarebbe corretto anticipare valutazioni sulle eventuali responsabilità dei professionisti coinvolti: saranno gli accertamenti della magistratura italiana a stabilire quanto accaduto nei singoli casi.
Il problema della salute nei CPR italiani
L'intervento di MSF si inserisce però in un quadro più ampio, documentato dal rapporto “CPR d'Italia: istituzioni totali”, pubblicato nel gennaio 2026 dal Tavolo Asilo e Immigrazione.
Il monitoraggio riguarda dieci CPR italiani: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d'Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino e Trapani.
Medici Senza Frontiere figura tra le numerose organizzazioni aderenti al Tavolo Asilo e Immigrazione, insieme ad associazioni attive nei settori dei diritti, della salute e dell'assistenza alle persone migranti.
Nel corso del 2025 le delegazioni del Tavolo hanno effettuato visite nei dieci centri italiani. Il rapporto dedica particolare attenzione alla salute fisica e mentale delle persone trattenute, ma analizza anche le condizioni materiali di vita, l'accesso alle strutture, la gestione, l'assistenza legale e le possibilità di svolgere attività all'interno dei centri.
Le valutazioni formulate nel rapporto sono fortemente critiche nei confronti del sistema dei CPR. È però importante attribuirle correttamente: si tratta delle conclusioni e delle osservazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione e delle organizzazioni che hanno partecipato al monitoraggio.
Anche Medici Senza Frontiere, nel comunicato del 17 settembre, afferma di seguire da anni le condizioni delle persone trattenute nei CPR italiani e ricorda di avere partecipato nel 2025 alle visite realizzate insieme alle altre organizzazioni del Tavolo.
Autonomia medica e responsabilità
È proprio qui che il gesto del Giuramento di Ippocrate assume il significato voluto da MSF.
La questione giudiziaria e quella sanitaria devono infatti rimanere distinte. L'inchiesta dovrà accertare le eventuali responsabilità personali dei medici coinvolti. Allo stesso tempo resta aperto il tema generale di quale autonomia debba avere il professionista sanitario quando valuta le condizioni di salute di una persona trattenuta in un CPR italiano.
La posizione espressa da Medici Senza Frontiere è chiara: il medico deve poter formulare le proprie valutazioni sulla base della scienza, della coscienza professionale e dell'interesse sanitario della persona, senza che la sua decisione clinica venga condizionata dalla situazione amministrativa del paziente.
È un principio che non sostituisce gli accertamenti della magistratura e non determina l'esito dell'inchiesta. Ma spiega perché MSF abbia scelto un gesto così fortemente simbolico: portare idealmente il Giuramento di Ippocrate dentro un procedimento giudiziario per ricordare quale debba essere, secondo l'organizzazione, il primo riferimento di chi esercita la medicina.