Mentre l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo continua a diffondersi nella Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere ed Epicentre hanno avviato BRAVO, uno studio che coinvolgerà fino a 20.000 operatori in prima linea nelle province di Ituri e Nord Kivu.
L’obiettivo è valutare se ERVEBO, l’unico vaccino contro Ebola attualmente disponibile su larga scala, possa offrire un certo grado di protezione anche contro il virus responsabile dell’attuale epidemia. Il punto, però, è essenziale: ERVEBO è stato sviluppato e autorizzato contro Ebolavirus Zaire, non contro Bundibugyo.
Secondo quanto riferito da MSF, alcuni dati preliminari suggeriscono che il vaccino potrebbe comunque garantire una protezione parziale. È proprio questa possibilità che lo studio dovrà verificare scientificamente.
Ventimila operatori sotto osservazione
BRAVO è stato lanciato il 19 settembre 2026 a Bunia, presso il centro di formazione per operatori sanitari gestito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Lo studio durerà tra 9 e 12 mesi: tre mesi saranno dedicati alla vaccinazione e almeno sei mesi al successivo monitoraggio dei partecipanti.
Saranno coinvolti circa 20.000 operatori sanitari e addetti impegnati direttamente nella risposta all’epidemia in Ituri e Nord Kivu. Una popolazione particolarmente esposta al rischio di contagio e, nello stesso tempo, indispensabile per mantenere operativa la risposta sanitaria.
Il progetto viene condotto insieme al Ministero della Salute congolese, all’Africa CDC, all’Istituto Nazionale di Ricerca Biomedica del Congo e ad altri partner scientifici.
Un vaccino nato per un altro Ebolavirus
ERVEBO ha un profilo di sicurezza che MSF definisce ben consolidato ed è già stato ampiamente utilizzato nella Repubblica Democratica del Congo. Ma il vaccino è stato progettato per contrastare l’Ebolavirus Zaire.
L’attuale epidemia è invece causata dal virus Bundibugyo.
La differenza non è secondaria ed è proprio per questo che MSF insiste sulla necessità di non anticipare conclusioni.
Guyguy Manangama, epidemiologo e vicedirettore delle operazioni di MSF, sottolinea che anche una protezione soltanto parziale potrebbe contribuire a ridurre le forme più gravi della malattia e i decessi. Ma aggiunge che questi potenziali benefici devono prima essere dimostrati scientificamente.
BRAVO nasce esattamente per questo: capire se l’utilizzo di ERVEBO possa offrire un vantaggio concreto anche in presenza di una variante di Ebolavirus diversa da quella per cui il vaccino era stato originariamente sviluppato.
Vaccini specifici ancora in sviluppo
Al momento, secondo quanto riportato da MSF, non sono immediatamente disponibili vaccini o trattamenti specificamente diretti contro il virus Bundibugyo.
Diversi vaccini dedicati sono però in fase di sviluppo e potrebbero diventare disponibili nei prossimi mesi.
Nel frattempo, ERVEBO viene proposto come misura temporanea aggiuntiva, sulla base del suo profilo di sicurezza e delle autorizzazioni già ottenute da importanti autorità regolatorie, tra cui FDA, EMA e OMS.
Non si tratta quindi di presentare ERVEBO come la soluzione all’epidemia, ma di verificare se possa rappresentare uno strumento in più in una situazione nella quale gli operatori sanitari restano particolarmente esposti.
Partecipazione volontaria e misure di protezione confermate
MSF precisa inoltre che sia la partecipazione allo studio sia la vaccinazione sono interamente volontarie.
Il vaccino non sostituisce le misure di prevenzione già consolidate. Gli operatori dovranno quindi continuare a utilizzare i dispositivi di protezione, rispettare le procedure assistenziali di sicurezza e segnalare rapidamente l’eventuale comparsa di sintomi.
La stessa organizzazione invita a non attribuire al vaccino un ruolo che, almeno per ora, non può avere.
Manangama chiarisce infatti che ERVEBO non porrà fine all’epidemia in corso, ma potrebbe eventualmente offrire una protezione supplementare alle persone più esposte e rafforzare la risposta insieme agli altri interventi sanitari.
Nei prossimi mesi lo studio BRAVO dovrà quindi rispondere a una domanda molto concreta: un vaccino sviluppato contro Ebolavirus Zaire può offrire una protezione, anche solo parziale, contro Bundibugyo?
Per ora la risposta non c’è. Ed è proprio per ottenerla che lo studio è stato avviato.