Il Cinema Teatro Chiasso propone tre serate dedicate alla memoria, all'impegno civile e alla forza dell'espressione artistica. Il 24 e 25 ottobre Laura Nardi porta in scena la storia di una giovane educatrice ticinese che nel 1915 lasciò la propria terra per insegnare ai bambini dell'Agro romano. Martedì 27 ottobre sarà invece la volta della compagnia Club '74 con «Manifica presenza». A presentare gli appuntamenti su Chiasso TV è il direttore Jurij Meile, protagonista di un video di lancio disponibile nell'App.
Ci sono storie che non hanno cambiato il corso delle guerre, non hanno determinato il destino delle nazioni e non sono finite sulle prime pagine dei giornali. Eppure hanno cambiato la vita delle persone. Talvolta di intere comunità.
Quella di Irene Bernasconi è una di queste.
Nel 1915, mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima guerra mondiale e anche l'Italia entra nel conflitto, una giovane donna ticinese di appena 29 anni prende una decisione destinata a segnare profondamente la propria esistenza: lascia la famiglia, le sicurezze e il mondo nel quale è cresciuta per raggiungere una comunità rurale dell'Agro romano e dedicarsi all'educazione dei bambini.
Una vicenda realmente accaduta, rimasta a lungo poco conosciuta, che oggi torna idealmente alle proprie origini grazie al teatro.
Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, il Cinema Teatro Chiasso ospita «Il diario di Irene Bernasconi», spettacolo scritto e interpretato da Laura Nardi che inaugura la rassegna «Cuori liberi cuori felici».
Un racconto che parla di educazione, coraggio e responsabilità individuale, ma anche della capacità di incontrare realtà profondamente diverse dalla propria senza rinunciare ai propri ideali.
Una giovane ticinese dove nessuno voleva andare
Irene Bernasconi proveniva da una famiglia benestante e avrebbe potuto condurre un'esistenza certamente più comoda di quella che scelse.
Nel 1915 fu chiamata dal Comitato delle Scuole dei contadini per l'Agro romano e le Paludi Pontine a dirigere, a Palidoro, la «Casa dei bambini secondo il Metodo Montessori», una delle prime esperienze documentate di scuola rurale ispirata ai principi pedagogici di Maria Montessori.
Il contesto nel quale si trovò a operare era profondamente diverso da quello ticinese. Le campagne romane presentavano condizioni di vita difficili, segnate dall'isolamento e da disuguaglianze sociali che si riflettevano inevitabilmente anche sulle possibilità di istruzione dei più piccoli.
Irene accettò l'incarico, come riportano le testimonianze raccolte attorno alla sua vicenda, perché animata da un sentimento umanitario.
Partì dunque per insegnare in un luogo nel quale, secondo la ricostruzione storica, «non voleva andare nessuno».
La sua esperienza non fu soltanto educativa. Fu anche l'incontro fra culture, abitudini e condizioni sociali molto differenti.
Attraverso il lavoro quotidiano con i bambini, la giovane maestra imparò a conoscere una realtà contadina antica, spesso sottovalutata, lasciando a sua volta un segno nella comunità che l'aveva accolta.
Venti marionette per raccontare una storia vera
A riportare in vita questa esperienza sarà Laura Nardi, attrice, autrice e regista formatasi all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico.
Nel corso della propria carriera ha lavorato con importanti personalità del teatro e del cinema, fra le quali Luca Ronconi, Benno Besson, Nanni Moretti e Silvio Soldini.
Per «Il diario di Irene Bernasconi» ha scelto una forma narrativa particolare: accanto alla propria interpretazione, venti marionette contribuiscono a ricostruire l'anno trascorso dalla giovane insegnante con i suoi scolari.
Lo spettacolo prende spunto dal diario della protagonista, pubblicato nel volume I granci della marana. Irene Bernasconi e la Casa dei Bambini di Palidoro, curato da Elio Di Michele.
Attraverso il linguaggio teatrale, la memoria scritta diventa un racconto capace di restituire emozioni, difficoltà e incontri.
Non soltanto la vicenda di una donna coraggiosa, dunque, ma anche una riflessione sul significato dell'educazione come strumento di crescita individuale e collettiva.
Un tema che, a oltre un secolo di distanza, conserva una evidente attualità.
Un incontro per approfondire la figura di Irene Bernasconi
La rappresentazione di domenica 25 ottobre, prevista alle 17.00, sarà seguita alle 19.00 da un incontro pubblico intitolato «1915. Una maestra svizzera nella campagna romana».
L'approfondimento, curato dalla giornalista Lucia Cuocci, vedrà la partecipazione di Irene Agnello, nipote della protagonista, della ricercatrice e pedagogista Martine Gilsoul e di Lorenzo Cantatore, professore all'Università Roma Tre.
L'appuntamento offrirà l'occasione di collocare la vicenda personale di Irene Bernasconi nel contesto storico e pedagogico dei primi decenni del Novecento.
Sarà inoltre un'opportunità per riflettere sul ruolo svolto dalle donne nei processi di trasformazione dell'istruzione e della società, quando scelte individuali come quella della giovane maestra potevano assumere un significato ben più ampio della semplice attività professionale.
L'incontro è aperto a tutti gli interessati.
«Manifica presenza»: quando il teatro dà voce anche al silenzio
La programmazione proseguirà martedì 27 ottobre alle 20.30 con «Manifica presenza», spettacolo della compagnia Club '74, diretto da Diego Willy Corna.
Se il primo appuntamento accompagna il pubblico alla scoperta di una vicenda storica, il secondo conduce in una dimensione più intima e universale.
Quante volte, davanti alle difficoltà della vita o alla sofferenza di qualcuno, ci siamo domandati cosa avremmo potuto fare? E quante volte abbiamo scoperto che non esistono parole capaci di esprimere ciò che proviamo?
È attorno a queste domande che prende forma «Manifica presenza».
Lo spettacolo riflette sul valore dei gesti, dell'ascolto e del silenzio, ricordando che talvolta la presenza umana può esprimere ciò che le parole non riescono a comunicare.
La compagnia nasce dall'omonima associazione Club '74, attiva nel parco di Casvegno a Mendrisio, nell'ambito delle attività legate all'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale.
Il Club '74 sviluppa iniziative con finalità sociali e terapeutiche, favorendo l'autodeterminazione, la partecipazione e la responsabilizzazione delle persone coinvolte.
Fra queste attività, il laboratorio teatrale rappresenta uno spazio particolarmente significativo.
Il palcoscenico diventa infatti un luogo nel quale condividere emozioni, esperienze e riflessioni, trasformandole in una creazione collettiva capace di dialogare con il pubblico.
In questa prospettiva, il teatro assume una funzione che va oltre lo spettacolo: diventa espressione, partecipazione e occasione di incontro.
Due proposte differenti, un filo conduttore comune
A prima vista, la storia di Irene Bernasconi e la produzione del Club '74 possono apparire molto lontane.
Da una parte una testimonianza storica che racconta l'impegno educativo di una giovane donna all'inizio del Novecento. Dall'altra una creazione contemporanea che affronta i sentimenti, le relazioni e le difficoltà della comunicazione umana.
Eppure, entrambe le proposte invitano a riflettere sulla relazione con gli altri.
Per Irene Bernasconi significò lasciare il proprio ambiente per incontrare una comunità lontana e contribuire alla formazione dei suoi bambini.
Per gli interpreti di «Manifica presenza», il teatro diventa uno strumento attraverso il quale condividere esperienze e dare forma a ciò che talvolta risulta difficile esprimere.
Due modi differenti di raccontare quanto possano essere importanti l'attenzione verso gli altri, la partecipazione e il valore della presenza umana.
Jurij Meile presenta gli spettacoli attraverso Chiasso TV
Ad accompagnare questi appuntamenti è anche il video di lancio del direttore del Cinema Teatro Chiasso, Jurij Meile, che attraverso Chiasso TV presenta personalmente le proposte in programma.
I due interventi del direttore sono riuniti in un unico filmato, pubblicato insieme a questo approfondimento.
Un'occasione per conoscere gli appuntamenti direttamente attraverso la voce di chi dirige il Cinema Teatro e per avvicinarsi a una programmazione che, accanto alla dimensione artistica, propone importanti occasioni di riflessione culturale e sociale.