Libano, ospedali sotto pressione dopo i raid: le testimonianze di MSF da Beirut e Tiro

Scritto il 08/04/2026
da team.redazione


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L’intensificarsi dei raid aerei in Libano, avvenuto l’8 aprile 2026 a poche ore dall’annuncio di un cessate il fuoco regionale, ha prodotto un rapido aggravarsi della crisi umanitaria nel Paese. Secondo quanto riferito da Medici Senza Frontiere (MSF), gli ospedali – in particolare a Beirut e nel sud, a Tiro – si sono trovati a gestire un afflusso massiccio di feriti, molti dei quali in condizioni critiche.
Nel comunicato diffuso dall’organizzazione, il coordinatore delle emergenze in Libano, Christopher Stokes, descrive un attacco su larga scala che ha colpito diverse aree densamente popolate, tra cui Beirut, Saida e Baalbek. L’offensiva, avvenuta a meno di dieci ore dall’annuncio della tregua, ha causato centinaia di vittime tra morti e feriti, secondo il Ministero della Salute libanese. Stokes sottolinea come “questi attacchi indiscriminati su aree altamente popolate siano del tutto inaccettabili”, evidenziando anche le difficoltà operative del personale sanitario, già sottoposto a una pressione estrema.
All’ospedale pubblico Rafik Hariri di Beirut, i team di MSF hanno assistito a una situazione definita “caotica”, con pazienti che continuavano ad arrivare in condizioni gravissime: ferite da schegge, emorragie profonde e amputazioni. Tra le testimonianze raccolte figura quella di Safa Bleik, vice coordinatrice medica di MSF, presente al pronto soccorso al momento dell’emergenza. Bleik racconta di “ondate di feriti, tra cui bambini”, con almeno 40 pazienti accolti in poche ore. Alcuni di loro avevano subito amputazioni multiple, mentre altri presentavano schegge conficcate nel corpo e lesioni profonde. Le sale risultavano completamente piene e il personale sanitario lavorava sotto una pressione costante, nel tentativo di garantire cure immediate a tutti i pazienti.
La situazione non appare meno critica nel sud del Paese. Presso l’ospedale Jabal Amel di Tiro, la dottoressa Thienminh Dinh, anch’essa operatrice di MSF, descrive un contesto segnato da un improvviso passaggio dalla speranza alla disperazione. Nella notte precedente, spiega, si erano registrati festeggiamenti per il cessate il fuoco; tuttavia, già nelle ore successive è apparso evidente che la tregua non garantiva sicurezza alla popolazione libanese.
Dinh riferisce di famiglie rientrate nelle proprie abitazioni convinte che il pericolo fosse cessato, salvo essere nuovamente colpite poche ore dopo. Tra i casi citati, quello di una famiglia la cui casa è stata bombardata dopo il rientro, e quello di due sorelle gravemente ferite da schegge. Particolarmente significativa è la testimonianza relativa a una bambina di sette anni, ferita al volto e al capo, che chiamava i genitori mentre veniva soccorsa. Nel frattempo, le esplosioni continuavano a scuotere le strutture ospedaliere, mentre nuovi feriti arrivavano senza sosta.
MSF evidenzia anche il rischio diretto per il personale sanitario: alcune strutture, come l’ospedale Hiram a Tiro, sono state colpite, causando il ferimento di operatori. L’organizzazione denuncia inoltre il ripetersi di sfollamenti forzati e ribadisce la necessità di proteggere civili, strutture sanitarie e personale medico.
Nel complesso, dalle testimonianze raccolte emerge un quadro di emergenza diffusa, caratterizzato da ospedali sovraffollati, carenza di risorse e condizioni operative estremamente difficili. Le dichiarazioni degli operatori sul campo convergono su un punto: l’assenza di luoghi realmente sicuri per la popolazione civile in Libano, nonostante l’annuncio di una tregua.
Di seguito, le traduzioni delle testimonianze delle dottoresse Safa Bleik e Thienminh Dinh

Safa Bleik: “Mi trovo attualmente al pronto soccorso dell’ospedale Rafik Hariri di Beirut, insieme a un medico di MSF, per fornire supporto alla risposta di emergenza dell’ospedale. Stiamo assistendo a un afflusso massiccio di feriti, ma non siamo gli unici: gli ospedali di tutto il Libano stanno accogliendo feriti e ci sono state vittime. Qui al pronto soccorso stiamo ricevendo ondate di feriti, tra cui anche bambini. Le persone arrivano con ferite da schegge e gravi emorragie. Finora abbiamo accolto almeno 40 feriti al pronto soccorso. Ad alcuni pazienti sono state amputate entrambe le gambe e molti altri hanno schegge conficcate nel corpo. Stiamo vedendo molte ferite profonde e emorragie gravi. La situazione è incredibilmente difficile e le sale sono piene. I medici e gli infermieri sono sotto una pressione enorme e stiamo cercando di aiutarli il più possibile. Arriveranno anche altri team di supporto per aiutarci e per dare assistenza in tutti gli ospedali. Questi team garantiranno che restiamo al fianco della nostra gente durante questa crisi”.

Thienminh Dinh: “Durante la notte ci sono stati festeggiamenti per il cessate il fuoco e questa mattina si respirava un rinnovato senso di speranza e ottimismo dopo le voci su una tregua. Ma nel corso della mattinata e del pomeriggio è diventato sempre più chiaro che il cessate il fuoco non coinvolgesse il popolo libanese. Ci sono state famiglie libanesi che sono tornate nel sud per controllare le loro case, pensando che la zona fosse ormai sicura, ma è chiaro che non lo sia. Abbiamo accolto una famiglia la cui casa è stata bombardata solo poche ore dopo il loro ritorno. Abbiamo curato delle sorelle i cui corpi erano crivellati di schegge. C'era una bambina di 7 anni che aveva freddo, piangeva, gridava, chiamava la mamma e il papà perché aveva ferite aperte sul viso, sull'occhio e sul cuoio capelluto. Questo pomeriggio le bombe hanno continuato a cadere intorno a noi, a far tremare le pareti degli ospedali che supportiamo, mentre i corpi continuavano ad arrivare in ospedale. È diventato sempre più chiaro che non c'è alcun luogo sicuro per i civili del Libano”.