Negli Stati Uniti, il rapporto tra contenzioso climatico e sistema giudiziario è tornato al centro del dibattito politico e istituzionale. A riaccendere l’attenzione è stato un editoriale pubblicato il 28 aprile 2026 dal comitato editoriale del Wall Street Journal, che propone una lettura critica di alcune dinamiche legate alla formazione dei giudici federali, affiancato da una lettera ufficiale della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti che annuncia l’apertura di un’indagine su possibili tentativi di condizionamento.
L’editoriale richiama il caso del manuale scientifico del Federal Judicial Center (FJC), utilizzato dai giudici federali per orientarsi nella valutazione di prove tecniche complesse. Secondo il quotidiano, il documento - concepito come riferimento neutrale - sarebbe stato influenzato da studiosi e attori collegati al contenzioso climatico. Il capitolo dedicato alla scienza del clima è stato successivamente rimosso dopo le critiche di un gruppo di procuratori generali repubblicani, che lo ritenevano sbilanciato.
Parallelamente, la Commissione Giustizia, guidata dai repubblicani Jim Jordan e Darrell Issa, ha formalizzato le proprie preoccupazioni in una lettera datata 28 aprile 2026. Il documento segnala che sono in corso verifiche su presunti “tentativi impropri” da parte dell’Environmental Law Institute (ELI) e del suo Climate Judiciary Project (CJP) di influenzare i giudici federali . Nella comunicazione, indirizzata allo studio legale Sher Edling, si evidenzia che, nonostante l’ELI sostenga di non partecipare al contenzioso, “sono emerse prove che sollevano interrogativi” su possibili forme di coordinamento con soggetti coinvolti in cause climatiche .
Il punto centrale dell’indagine riguarda il rapporto tra attività di formazione e contenzioso. Il Climate Judiciary Project è stato sviluppato con l’obiettivo dichiarato di fornire ai giudici informazioni aggiornate sulle questioni legali e scientifiche legate al cambiamento climatico. Tuttavia, la Commissione osserva che i programmi includono contenuti volti a spiegare i nessi causali tra emissioni e cambiamenti climatici e che l’iniziativa concentra parte delle proprie attività su giurisdizioni in cui tali cause sono già in corso o previste .
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la sovrapposizione tra personale e collaborazioni. La lettera menziona casi di professionisti che hanno ricoperto ruoli sia in organizzazioni accademiche o no-profit coinvolte nella formazione dei giudici sia in studi legali impegnati nel contenzioso climatico. Tra questi figura Michael Burger, associato al Sabin Center for Climate Change Law e allo studio Sher Edling, il cui lavoro è stato utilizzato come materiale formativo nei programmi rivolti ai giudici . Secondo la Commissione, tali interconnessioni potrebbero porre questioni relative all’indipendenza e alla percezione di neutralità dei contenuti proposti.
L’editoriale del Wall Street Journal interpreta questi elementi come parte di una strategia più ampia, sostenendo che l’obiettivo sarebbe quello di orientare il contesto giudiziario a favore delle cause contro le aziende dei combustibili fossili. In questa lettura, programmi formativi e pubblicazioni accademiche rappresenterebbero strumenti indiretti per rafforzare le basi scientifiche e legali delle azioni giudiziarie.
La lettera del Congresso, tuttavia, mantiene un’impostazione formale e non conclusiva, limitandosi a richiedere documentazione dettagliata per chiarire l’eventuale esistenza di coordinamenti o conflitti di interesse. Tra le informazioni richieste figurano comunicazioni tra le parti coinvolte, dettagli sui programmi formativi destinati ai giudici e dati relativi ai finanziamenti delle attività legali .
Il contesto in cui si inserisce l’indagine è quello di una crescente centralità dei tribunali nelle questioni climatiche. Negli ultimi anni, il numero di cause intentate contro compagnie energetiche è aumentato, spesso basandosi su argomentazioni scientifiche complesse che richiedono competenze specialistiche. In questo scenario, la formazione dei giudici rappresenta un passaggio cruciale, ma anche potenzialmente controverso, nel bilanciamento tra aggiornamento professionale e garanzia di imparzialità.
Resta ora da capire quali sviluppi emergeranno dall’indagine della Commissione Giustizia e se verranno accertati elementi concreti di coordinamento improprio. Nel frattempo, il caso contribuisce ad alimentare un dibattito più ampio sul ruolo del diritto nella crisi climatica e sui confini tra informazione scientifica, advocacy e indipendenza del sistema giudiziario.
Giudici, clima e pressioni: l’inchiesta del Congresso USA accende lo scontro
Scritto il 02/05/2026