In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati, la Fondazione Porte Aperte richiama l'attenzione sulla condizione delle donne e delle ragazze cristiane vittime di rapimenti, matrimoni forzati e abusi sessuali in Nigeria. Una realtà spesso poco raccontata che continua a colpire centinaia di persone ogni anno.
Il 19 giugno, Giornata Internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati, rappresenta un'occasione per riflettere su una delle forme più brutali e meno visibili della violenza di guerra. Tra le vittime vi sono migliaia di donne e ragazze appartenenti a minoranze religiose che, oltre alle conseguenze dei conflitti, subiscono persecuzioni legate alla propria fede.
A riportare l'attenzione su questo fenomeno è la Fondazione Porte Aperte/Open Doors, organizzazione impegnata nel monitoraggio delle persecuzioni contro i cristiani nel mondo. In un comunicato diffuso in occasione della ricorrenza internazionale, l'organizzazione denuncia una situazione particolarmente grave in alcune regioni della Nigeria, dove rapimenti, matrimoni forzati e violenze sessuali continuano a colpire donne e ragazze cristiane. Secondo i dati riportati dall'associazione, tra ottobre 2024 e settembre 2025 sarebbero state rapite 771 donne cristiane nel Paese africano.
Tra le vicende simbolo citate figura quella di Leah Sharibu, rapita nel 2018 all'età di 14 anni insieme ad altre studentesse nello Stato di Yobe. Mentre gran parte delle ragazze venne successivamente liberata, Leah sarebbe rimasta in prigionia per aver rifiutato di rinunciare alla propria fede cristiana. La sua storia è divenuta negli anni un simbolo della vulnerabilità delle minoranze religiose nelle aree interessate dalle attività dei gruppi jihadisti.
Il comunicato riporta inoltre testimonianze raccolte tra operatori che assistono le vittime di traumi nelle regioni colpite dagli attacchi. Racconti che descrivono episodi di rapimento, detenzione, violenze ripetute e imposizione di matrimoni forzati, utilizzati come strumenti di controllo e intimidazione nei confronti delle comunità locali.
La questione ha attirato anche l'attenzione di esperti delle Nazioni Unite, che hanno espresso preoccupazione per le violenze rivolte contro donne e ragazze appartenenti alle minoranze cristiane, citando casi di rapimento, conversioni forzate e uccisioni.
Porte Aperte partecipa inoltre alla piattaforma internazionale "Voices for Justice", iniziativa nata nel 2025 con l'obiettivo di coordinare attività di sensibilizzazione e difesa della libertà religiosa a favore delle comunità vulnerabili. L'organizzazione chiede alla comunità internazionale, alle agenzie umanitarie e alle autorità nigeriane di rafforzare gli interventi per la protezione delle donne e delle ragazze esposte a questi rischi, favorendo la liberazione degli ostaggi ancora detenuti e l'accertamento delle responsabilità penali dei responsabili.
Al di là dei numeri e delle statistiche, il tema richiama una realtà più ampia che interessa numerosi scenari di guerra contemporanei. La violenza sessuale continua infatti a essere utilizzata come arma di conflitto in diverse aree del mondo, con conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che possono accompagnare le vittime per tutta la vita.
La Giornata Internazionale istituita dalle Nazioni Unite invita governi, organizzazioni internazionali e società civile a non considerare queste violenze come effetti collaterali inevitabili delle guerre, ma come gravi violazioni dei diritti umani che richiedono prevenzione, protezione delle vittime e perseguimento dei responsabili.