A tre settimane dal sisma di magnitudo 7,4, migliaia di persone hanno ancora difficoltà ad accedere alle cure. Medici Senza Frontiere porta cliniche mobili nelle zone più isolate, mentre emergono con forza anche le conseguenze psicologiche del disastro.
Tre settimane dopo il terremoto che il 10 agosto ha colpito la Colombia occidentale, la fase più immediata dell'emergenza può considerarsi conclusa. Ma per migliaia di persone la normalità è ancora molto lontana.
Il sisma, di magnitudo 7,4, ha lasciato dietro di sé non soltanto edifici danneggiati e abitazioni da ricostruire. Secondo Medici Senza Frontiere (MSF), numerose comunità continuano ad avere difficoltà nell'accesso alle cure mediche, al sostegno psicologico, al cibo e ai materiali necessari per riparare o ricostruire le proprie case.
Ed è proprio quando l'emergenza scompare progressivamente dalle prime pagine che comincia a emergere un'altra conseguenza, meno visibile: quella psicologica.
Paura che la terra torni a tremare
Le équipe di MSF segnalano tra le reazioni più frequenti ansia, stress acuto, ipervigilanza, insonnia e paura persistente di nuove scosse.
Una condizione raccontata con particolare efficacia da Blanca Lucila, donna emberá di Medio Baudó, nel dipartimento del Chocó. Nella sua comunità tre abitazioni sono crollate completamente e le altre sono rimaste pericolanti.
«La mia testa è fuori controllo: mi alzo e mi sembra di cadere», racconta. La paura alimentata dalle voci sull'arrivo di nuove scosse porta inoltre le persone a rimanere nelle proprie abitazioni, in attesa di capire cosa possa accadere.
Il terremoto, insomma, continua anche quando il terreno ha smesso di muoversi.
Dove l'emergenza si aggiunge all'emergenza
Il sisma ha colpito duramente anche grandi centri come Cali e Pereira, ma le situazioni più difficili si registrano soprattutto nei territori che già prima del 10 agosto vivevano condizioni particolarmente fragili.
MSF indica alcune zone di Quibdó e Medio Baudó, nel Chocó, e Buenaventura, nella Valle del Cauca, dove alle conseguenze del terremoto si sommano problemi preesistenti: ostacoli nell'accesso alle cure, povertà e presenza di gruppi armati.
È uno degli aspetti che rendono questa emergenza particolarmente complessa. Un terremoto non colpisce infatti tutti allo stesso modo: dove infrastrutture, servizi sanitari e presenza istituzionale erano già deboli, anche la capacità di reagire al disastro risulta inevitabilmente inferiore.
Le cliniche mobili di MSF
Medici Senza Frontiere ha inviato équipe di valutazione e intervento nella Valle del Cauca, nel Chocó e nella Risaralda, concentrandosi soprattutto sui territori nei quali i bisogni risultano più urgenti e gli interventi più limitati.
Dopo avere effettuato valutazioni in circa dieci comuni, l'organizzazione ha attivato cliniche mobili a Buenaventura, Quibdó e Medio Baudó, cercando così di raggiungere popolazioni per le quali l'accesso alle strutture sanitarie rimane particolarmente difficile.
A complicare ulteriormente la situazione, appena due giorni dopo il terremoto alcune comunità indigene di Medio Baudó sono state investite anche da inondazioni provocate dall'improvviso innalzamento del fiume Baudó.
Un territorio difficile da raggiungere
La geografia stessa della Colombia occidentale rende più complessa la risposta umanitaria.
«A differenza di altre emergenze, gli effetti del terremoto in Colombia non si sono concentrati in un solo luogo», spiega Siham Hajaj, capomissione di MSF in Colombia.
Le comunità interessate possono apparire relativamente vicine sulla carta, ma sono separate da fiumi e montagne. Una conformazione che rende più difficili gli spostamenti e l'arrivo degli aiuti.
MSF sottolinea inoltre un'altra differenza: quella fra i territori nei quali la presenza delle istituzioni è maggiore e quelli storicamente più trascurati, fra i quali figurano comunità indigene e afrocolombiane.
È forse questa l'immagine più significativa dell'emergenza colombiana a tre settimane dal terremoto: lo stesso sisma, ma conseguenze molto diverse a seconda del luogo in cui si vive.
Per alcune comunità la ricostruzione significa riparare ciò che il terremoto ha distrutto. Per altre significa affrontare contemporaneamente le conseguenze del sisma e problemi che erano presenti molto prima che la terra cominciasse a tremare.