Zurigo/Ginevra – 18 marzo 2026
Un’istanza formale è stata presentata alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) svizzera nei confronti di SOCAR Trading SA. A renderlo noto è Christian Solidarity International (CSI), organizzazione umanitaria impegnata nella difesa della libertà religiosa e della dignità umana. L’iniziativa è stata depositata il 18 marzo 2026 presso il Punto di contatto nazionale (PCN) per la condotta aziendale responsabile dal Comitato per la difesa dei diritti fondamentali del popolo del Nagorno-Karabakh e dall’Associazione Svizzera-Armenia. Secondo i promotori, SOCAR Trading SA – filiale svizzera della compagnia petrolifera statale dell’Azerbaigian - avrebbe violato gli standard internazionali di condotta aziendale responsabile. L’accusa riguarda il presunto sostegno economico allo Stato azero attraverso le sue attività commerciali.
Il contesto e le accuse
L’istanza si basa sulle Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali. Sarà ora il PCN svizzero a esaminare il caso e a decidere se avviare ulteriori passi nell’ambito della procedura prevista. Nel documento si ricorda che nel settembre 2023 un’offensiva militare dell’Azerbaigian ha portato all’espulsione della popolazione armena dal Nagorno-Karabakh, ponendo fine alla presenza storica armena nella regione. Secondo gli istanti, le attività economiche di SOCAR rappresentano una fonte significativa di entrate per lo Stato azero. Da ciò deriverebbe, a loro avviso, una responsabilità in termini di obbligo di diligenza sui diritti umani. Alcuni esperti internazionali, citati nell’istanza, definiscono gli eventi del 2023 come una “pulizia etnica” e, in alcune valutazioni, come un possibile genocidio. Tuttavia, tali qualificazioni restano oggetto di interpretazioni e valutazioni a livello internazionale.
Il ruolo della Svizzera
Durante la conferenza stampa di presentazione a Ginevra – illustrata anche nell’immagine del comunicato (pagina 1) – i promotori hanno richiamato il ruolo della Svizzera nella promozione del dialogo. È stato ricordato che il Parlamento svizzero aveva incaricato il Dipartimento federale degli affari esteri di organizzare un forum di pace tra Azerbaigian e rappresentanti della popolazione sfollata del Nagorno-Karabakh. A un anno di distanza, tale forum non è ancora stato realizzato.
Una questione aperta
La situazione del Nagorno-Karabakh continua a essere discussa anche al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, dove sono stati sollevati temi come la detenzione di ostaggi armeni, la distruzione di patrimonio culturale e il mancato rispetto di decisioni della Corte internazionale di giustizia. L’istanza rappresenta ora un passaggio formale che potrebbe portare a una valutazione ufficiale del comportamento dell’azienda alla luce degli standard internazionali. Secondo Christian Solidarity International (CSI), il caso evidenzia la necessità di un maggiore controllo sulle attività delle imprese in contesti di conflitto e crisi umanitarie.
