Ivo Soldini (classe 1951) nasce a Lugano. Assolve le scuole dell’obbligo a Bellinzona e il Liceo Cantonale. Dal 1972 al 1973 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Si iscrive poi all’Università Statale di Milano (alle facoltà di scienze politiche, lettere e storia dell’arte).
Avvia poi la sua attività di artista, creando sculture e rilievi di piccolo e medio formato. I suoi soggetti privilegiati sono le figure Verticali e quelle Inclinate, ma anche i Gruppi (che estendono la sfera individuale a quella sociale). L’artista vive e lavora a Ligornetto, nella casa paterna. Le sue opere valorizzano in tutto il mondo importanti luoghi pubblici e privati.
Caro Ivo,
abbiamo condiviso il Liceo Cantonale di Lugano sotto la reggenza dei Presidi Soldini e Regli … cosa ricordi dei bei tempi che furono?
In particolare, vorrei ricordare il tuo editore, il mitico Nano, una personalità dirompente ed esplosiva. Oggi, invece, le maniere sono più gentili (graziate) e … ingessate. In fondo, mi verrebbe da dire che mancano quelle assemblee tumultuose, che caratterizzavano gli anni della contestazione studentesca liceale.
Ti “invidiavo” (allora come adesso) il tuo saper guardare oltre la siepe… è forse questo il segreto di saper togliere il superfluo “per far uscire l’anima dagli stampi di gesso/terracotta”?
La “siepe” non dovrebbe esistere, ma - al di là del riferimento a Leopardi - oggi il mondo è rimasto piccolo e piatto. È un mondo estremamente informatizzato, che rischia di dimenticare lo “strumento” più importante: il cervello. È proprio quest’ultimo il motore muscoloso, che mette alla prova la memoria, le conoscenze e le relazioni.
Come è poi proseguita la tua attività artistica?
La mia passione per l’arte non nasce spontaneamente … ma affonda le radici nella mia casa paterna a Ligornetto. Ove già il mio trisnonno viveva, sostenendo Vincenzo Vela quale aiutante (assistente) di fiducia. Da questa eredità morale nasce il mio desiderio di diventare un professionista dell’arte: una sorta di liberazione dall’oscurità della mitica grotta di Platone.
La mia attività, però, è stata anche il frutto di una sfida personale. Mi veniva spesso detto come in Ticino fosse impossibile vivere esclusivamente della propria arte: io ho scelto di mettermi alla prova. Diversa, invece, è l’origine della mia creatività: qualcosa di più sfuggente … quasi una Chimera, che ho inseguito (e inseguo) per dare forma ai miei sogni.
Ma i sogni, per realizzarsi, richiedono impegno concreto e una fatica che pochi vogliono fare: lavorare. Come diceva Hermann Hesse: l’ispirazione può nascere anche da gesti semplici e quotidiani, come, per esempio, coltivare la terra.
Mio papà Sergio lodava la forza delle tue sculture coi piedi ben saldi per terra … in procinto di spiccare il volo verso l’Infinito. Ti riconosci in questa descrizione?
Mi riconosco non tanto nello “spiccare il volo verso l’alto”, ma più nel “camminare come sono solito fare”. Ricordo la pacatezza e, soprattutto, la straordinaria capacità di costruire relazioni internazionali di tuo papà. Mi ha sempre colpito il suo modo di “vedere” le opere d’arte, andando oltre la loro superficie (scorza).
Il “saper guardare oltre” è comunque un concetto fondamentale. Mi ricorda un episodio di molti anni fa: stavo camminando lungo Viale Carlo Cattaneo, quando incrociai una figura elegante. Capii solo più tardi che si trattava dello scultore Marino Marini … che camminava guardando il cielo con lo stupore che alimenta i sogni. E i sogni sono qualcosa di cui tutti avrebbero bisogno. Oggi, mi sembra, che in troppi - quando camminano - guardino solo dove mettono i piedi.
Visitando la tua “casa/atelier/museo” di Ligornetto, mi ha sempre incuriosito come le tue sculture fossero circondate da opere di grandi artisti (ticinesi, svizzeri e internazionali) del ‘900. Ti metti forse alla prova?
In realtà ho sempre desiderato avere vicino dei colleghi (anche viventi e non solo scomparsi) per poter condividere con le loro opere momenti semplici, come bere un caffè o mangiare un minestrone nostrano. Credo infatti che si impari soprattutto dagli altri. Per questo, più che una discussione con me stesso o una sfida, lo chiamerei un accompagnamento: una sorta di “pacca sulla spalla” che ti guida attraverso i voli pindarici della vita. Penso infatti che non potrei fare ciò che faccio senza l’influenza dell’altrui maestria artistica.
Ligornetto è stata la culla di grandi artisti ticinesi: Ivo ne vuoi forse ricalcare le gesta?
Ahimè, le gesta eroiche le lascerei volentieri al Grandini …
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I colpi di scalpello dell’Intervistato mi riportano alla riflessione di Auguste Rodin (che penso ora di finalmente capire): “l’artista prende un blocco di marmo e gli toglie tutto quello che non è statua”.
