L’interpellanza rilancia il tema dei grandi patrimoni in arrivo dal Medio Oriente
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità crescente in Medio Oriente, si apre una finestra di opportunità per le piazze finanziarie europee. Tra queste, la Svizzera si conferma destinazione privilegiata per grandi patrimoni e contribuenti facoltosi in cerca di stabilità, sicurezza e qualità della vita. Ma il Canton Ticino è pronto a cogliere questa occasione? È la domanda al centro dell’interpellanza presentata il 20 marzo 2026 dal deputato Tiziano Galeazzi, affiancato da un gruppo trasversale di cofirmatari. Il testo chiama direttamente in causa il Consiglio di Stato e, in particolare, il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), accusati di un approccio ritenuto finora troppo passivo.
Un’occasione fiscale (forse) irripetibile
Secondo quanto riportato anche da recenti indiscrezioni di stampa, un numero crescente di individui ad altissimo patrimonio - tra cui imprenditori, investitori e operatori finanziari - starebbe valutando il trasferimento verso la Svizzera. Le destinazioni principali restano Zurigo e Ginevra, ma il Ticino potrebbe giocare un ruolo strategico. L’interpellanza sottolinea infatti come il Cantone disponga di diversi “vantaggi competitivi” quali: posizione geografica sull’asse Nord-Sud, prossimità culturale e linguistica con l’Italia, qualità di vita elevata, stabilità giuridica e fiscale svizzera nonché competenze già presenti nel settore finanziario. In un periodo di pressione sulle finanze pubbliche, l’arrivo di nuovi contribuenti ad alto reddito viene visto come una possibile alternativa all’aumento della pressione fiscale interna.
Il nodo politico: mancanza di strategia?
Il cuore critico del testo riguarda però l’azione - o la presunta inerzia - delle autorità cantonali. Secondo Galeazzi, il Ticino rischia di “assistere agli sviluppi” senza una strategia chiara, mentre altri Cantoni si starebbero già muovendo in modo più incisivo. Il riferimento esplicito è al precedente dei “Res Non-Dom britannici”, considerato un caso emblematico di occasione mancata. In quel contesto, il Ticino non sarebbe riuscito a posizionarsi efficacemente, lasciando spazio ad altre realtà più reattive. L’interpellanza va oltre la semplice critica e solleva un tema strutturale: la capacità del Cantone di “anticipare i cambiamenti globali” e trasformarli in vantaggi concreti.
Le sei domande al Governo
1. Se sia a conoscenza delle recenti dinamiche che vedrebbero un trasferimento di persone facoltose e grandi patrimoni dal Medio Oriente verso la Svizzera e se ritenga che esse possano rappresentare un’opportunità concreta anche per il Canton Ticino.
2. Quali azioni concrete il Governo per il tramite del DFE abbia già intrapreso, o intenda intraprendere a breve, per attrarre in Ticino nuovi contribuenti ad alta capacità fiscale, investitori e patrimoni internazionali.
3. Se esista una strategia cantonale esplicita, coordinata e misurabile per rafforzare l’attrattività del Ticino rispetto ad altri Cantoni concorrenti nell’insediamento di persone facoltose, family office e imprenditori internazionali.
4. Se il Consiglio di Stato non ritenga che l’operato interno all’Amministrazione e nel DFE in questo ambito sia stato finora insufficiente e debole come già emerso in modo evidente nel mancato sfruttamento dell’opportunità rappresentata dai Res Non-Dom.
5. Entro quali tempi il Consiglio di Stato intende presentare una strategia chiara ad ampio raggio (tributario, infrastrutturale).
6. Esiste anche sul territorio cantonale un coordinamento congiunto tra Cantone e Comuni polo? (gruppi di lavoro, informazioni condivise, gruppi di intervento proattivo anche all’estero)
Particolarmente incisiva è la quarta domanda, che mette in discussione l’efficacia dell’operato amministrativo finora svolto.
Tra attrattività e concorrenza interna
Il tema tocca anche la competizione tra Cantoni svizzeri. Zurigo e Ginevra dispongono di ecosistemi finanziari consolidati e di una rete internazionale già attiva. Il Ticino, pur avendo punti di forza, deve confrontarsi con una minore visibilità e una struttura economica più fragile.
Interessante, nel testo, anche il riferimento alla “Città di Lugano”, indicata come esempio di maggiore reattività rispetto al livello cantonale.
La sfida: ampliare la base contributiva
L’interpellanza si inserisce in un dibattito più ampio: come rafforzare le finanze pubbliche senza gravare ulteriormente su cittadini e imprese locali. La proposta implicita è chiara: “attrarre nuova ricchezza invece di redistribuire quella esistente”. Ma per farlo, secondo i firmatari, servono: visione politica, rapidità decisionale e strumenti operativi concreti (fiscali, infrastrutturali e promozionali).
Un banco di prova per il Governo
La risposta del Consiglio di Stato sarà ora determinante per capire se il Ticino intenda giocare un ruolo attivo in questa dinamica internazionale o continuare a muoversi con prudenza. In gioco non c’è solo l’attrazione di nuovi contribuenti, ma la capacità del Cantone di “posizionarsi nel sistema competitivo svizzero ed europeo” in un momento di trasformazione globale.
