La pubblicazione dell’iniziativa popolare “No agli F-35” riporta al centro del dibattito politico svizzero la questione dell’acquisto dei caccia statunitensi destinati al rinnovo della flotta aerea militare. L’iniziativa, presentata a Berna e resa ufficiale dalla Cancelleria federale, è stata annunciata attraverso una comunicazione del Movimento per il Socialismo (MPS) Ticino inviata alla stampa questa mattina.
Secondo quanto indicato nel documento diffuso dall’MPS, l’iniziativa non avrà effetto immediatamente sospensivo sulla procedura di acquisto, ma potrebbe influenzarla nel corso della raccolta firme e, successivamente, bloccarla attraverso il voto popolare. La decisione originaria, approvata nel 2020 con uno scarto minimo di voti, continua infatti a suscitare discussioni sia sul piano politico sia tra l’opinione pubblica.
Un processo sotto osservazione
L’acquisizione degli F-35A è stata definita nel 2021 con la scelta governativa di acquistare inizialmente 36 velivoli. Tuttavia, nel tempo sono emerse incertezze riguardo ai costi complessivi e alle modalità di acquisto. Sempre secondo il testo dell’iniziativa e i materiali informativi allegati, il progetto potrebbe superare il limite di 6 miliardi di franchi approvato nel referendum del 2020, anche a causa di acquisti scaglionati e di possibili incrementi futuri della flotta.
Le stime citate parlano di scenari variabili: da una prima tranche di velivoli fino a ipotesi di espansione che potrebbero portare il numero complessivo a 40 o più unità, con costi complessivi potenzialmente superiori ai 9 miliardi di franchi. A questi si aggiungerebbero spese legate alla manutenzione, all’armamento e ai costi operativi, che – come evidenziato nel documento – risultano elevati nei Paesi già utilizzatori.
Questioni geopolitiche e strategiche
Oltre agli aspetti economici, il dibattito si estende alle implicazioni geopolitiche. Gli F-35 sono considerati velivoli di ultima generazione, progettati per operazioni avanzate e impiegati da diversi Paesi membri della NATO. Questo elemento ha sollevato interrogativi sulla coerenza tra le capacità del sistema e il ruolo tradizionale della Svizzera, orientato alla difesa dello spazio aereo nazionale. Nel materiale diffuso dall’MPS si sottolinea inoltre il tema della dipendenza tecnologica e politica dagli Stati Uniti, ritenuto un elemento critico nel contesto internazionale attuale, anche alla luce di recenti tensioni e decisioni in ambito militare e commerciale.
Il ruolo del voto popolare
L’iniziativa si inserisce nella tradizione svizzera della democrazia diretta, puntando a riportare la decisione nelle mani dell’elettorato. Già in passato, questioni legate all’acquisto di armamenti hanno generato iniziative popolari e referendum, evidenziando la sensibilità del tema.
I promotori sostengono la necessità di una nuova consultazione, anche alla luce degli sviluppi intervenuti dopo il voto del 2020 e delle informazioni emerse successivamente, come riportato nella documentazione ufficiale dell’iniziativa.
Un dibattito destinato a proseguire
La raccolta firme rappresenterà il primo banco di prova per l’iniziativa “No agli F-35”. Se dovesse raggiungere le soglie richieste, il tema tornerà al voto popolare, riaprendo un confronto che intreccia sicurezza nazionale, finanze pubbliche e politica estera. Nel frattempo, il processo di acquisizione prosegue, lasciando aperta una questione centrale: quale equilibrio tra esigenze di difesa e consenso democratico in un contesto internazionale sempre più complesso.
F-35 in Svizzera, nuova iniziativa popolare riapre il dibattito tra sicurezza, costi e sovranità
Scritto il 28/04/2026
da team.redazione
