Nei casi di terrorismo e di gravi minacce alla sicurezza dello Stato, gli inquirenti dovrebbero poter accedere immediatamente ai dati contenuti nei dispositivi elettronici sequestrati. È quanto propone una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che punta a modificare il Codice di procedura penale per evitare ritardi nelle indagini dovuti all'apposizione dei sigilli.
La lotta al terrorismo passa sempre più spesso attraverso l'analisi dei dati digitali. Telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici rappresentano oggi una fonte essenziale di informazioni per ricostruire contatti, reti di sostegno, processi di radicalizzazione e possibili collegamenti con altre persone coinvolte in attività estremiste.
Partendo da questa constatazione, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha depositato una mozione con la quale chiede al Consiglio federale di modificare il Codice di procedura penale. L'obiettivo è impedire che, nei procedimenti legati al terrorismo o ad altre gravi minacce alla sicurezza interna ed esterna della Svizzera, sia possibile richiedere l'apposizione dei sigilli sui dispositivi elettronici sequestrati dagli inquirenti. In alternativa, il Governo dovrebbe introdurre una procedura che permetta comunque alle autorità di accedere immediatamente ai dati necessari per prevenire ulteriori pericoli per la sicurezza pubblica.
Nella motivazione della mozione viene richiamato il recente caso dell'attentato di Winterthur, avvenuto alla fine del mese di maggio. Secondo quanto riportato nel testo parlamentare, gli investigatori non avrebbero ancora potuto accedere ai dispositivi elettronici dell'attentatore turco-svizzero poiché la difesa ha chiesto l'apposizione dei sigilli. Una procedura che, in determinati casi, può prolungare di molti mesi l'accesso agli elementi digitali raccolti durante le indagini.
Secondo il promotore dell'atto parlamentare, questi ritardi rischiano di compromettere la rapidità e l'efficacia dell'azione investigativa. In un contesto in cui il cyberspazio svolge un ruolo centrale nella propaganda estremista, nel reclutamento e nel coordinamento operativo, ogni ritardo nell'analisi dei dati potrebbe ostacolare l'individuazione tempestiva di ulteriori minacce o di eventuali complici.
La mozione sostiene inoltre che, nei casi di terrorismo, l'interesse pubblico alla sicurezza e alla prevenzione di nuovi attentati debba prevalere sulla tutela della sfera privata delle persone coinvolte nei procedimenti. Per questo motivo viene chiesto un adeguamento della legislazione federale che consenta alle autorità competenti di intervenire con maggiore rapidità quando sono in gioco la sicurezza dello Stato e la protezione della popolazione.
La proposta dovrà ora seguire il normale iter parlamentare e sarà oggetto di valutazione da parte del Consiglio federale e delle Camere federali. Il dibattito si preannuncia delicato, poiché tocca il difficile equilibrio tra esigenze investigative, sicurezza pubblica e garanzie procedurali riconosciute dallo Stato di diritto.
