Asilo, il Ticino guarda alla Danimarca: interrogazione interpartitica chiede più rimpatri e protezione temporanea

Scritto il 06/07/2026
da team.redazione


PLR, Il Centro, Lega dei Ticinesi e UDC chiedono al Consiglio di Stato quali margini abbia il Ticino per orientare la politica d'asilo verso una protezione temporanea e un più efficace rimpatrio, prendendo spunto dal modello danese e dalle recenti iniziative parlamentari presentate a Berna.

Quali possibilità offre oggi il diritto federale affinché il Canton Ticino possa orientare la gestione dell'asilo verso una protezione di carattere temporaneo e un più efficace rimpatrio delle persone che non necessitano più di protezione internazionale? È questa la domanda di fondo posta da un'interrogazione interpartitica depositata al Gran Consiglio dalla deputata Natalia Ferrara (PLR), prima firmataria, insieme alle cofirmatarie Sabrina Gendotti (Il Centro), Maruska Ortelli (Lega dei Ticinesi) e Roberta Soldati (UDC).
Nel testo le deputate osservano come il Ticino, analogamente ad altri Cantoni, sia confrontato con una pressione crescente sul sistema dell'asilo. Vengono richiamati l'aumento dei costi sostenuti da Cantoni e Comuni, le difficoltà nella gestione delle strutture di accoglienza, i tempi delle procedure e l'esecuzione dei rimpatri, elementi che - secondo le firmatarie - incidono anche sull'accettazione del sistema da parte della popolazione.

L'interrogazione prende spunto dalle recenti iniziative parlamentari presentate alle Camere federali dal consigliere nazionale Alex Farinelli e dal consigliere agli Stati Damian Müller. Entrambi propongono una revisione complessiva della politica d'asilo svizzera ispirata all'esperienza della Danimarca, con l'obiettivo di considerare la protezione come misura prevalentemente temporanea, rafforzando nel contempo il ritorno delle persone che non risultano più bisognose di protezione.
Le due mozioni ricordano che nel 2025 la Svizzera ha registrato 25.781 domande d'asilo, mentre la Danimarca ne ha contabilizzate 1.959, pur operando nell'ambito di obblighi internazionali comparabili. Secondo i promotori, il divario sarebbe il risultato di un insieme di misure coordinate che puntano sulla temporaneità della protezione, sulla verifica periodica dello statuto e sull'effettiva esecuzione dei rimpatri quando le condizioni nei Paesi d'origine lo consentono.

Alla luce di questo scenario, le deputate ticinesi rivolgono al Consiglio di Stato otto quesiti. Chiedono innanzitutto come il Governo valuti la proposta di riorientare la politica federale dell'asilo e se ritenga che un simile approccio possa contribuire a migliorare la sostenibilità finanziaria, organizzativa e sociale del sistema nel nostro Cantone.
L'interrogazione domanda inoltre quali margini di manovra il Ticino disponga già oggi, nel rispetto dell'attuale quadro legislativo federale, per favorire una gestione maggiormente orientata al ritorno, sia sotto il profilo organizzativo sia attraverso misure di preparazione al rimpatrio. Viene anche chiesto se esistano possibilità di configurare le prestazioni sociali cantonali in modo da promuovere la responsabilità individuale e la disponibilità al ritorno delle persone che non ottengono uno statuto di protezione duraturo.

Le ultime domande riguardano il ruolo che il Consiglio di Stato intende assumere nelle future consultazioni federali, l'eventuale sostegno a una posizione comune dei Cantoni in seno alla Conferenza dei Governi cantonali e alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia, nonché il coinvolgimento sistematico dei Comuni nella valutazione degli effetti economici e organizzativi delle politiche d'asilo.
Con questo atto parlamentare le firmatarie non chiedono modifiche immediate della legislazione cantonale, ma invitano il Governo a chiarire quali strumenti siano già disponibili e quale posizione il Ticino intenda sostenere qualora il Parlamento federale dovesse esaminare una riforma della politica d'asilo ispirata al principio della protezione temporanea e del rimpatrio effettivo.