Non è una vicenda nuova, ma una crisi che si trascina e si acuisce. Il tema dell’aumento dei costi delle cure a domicilio in Ticino, già al centro del dibattito politico e pubblico nelle scorse settimane, torna con forza dopo la conferenza stampa di oggi dell’Alleanza per i diritti dei pazienti. Sul tavolo, ancora una volta, la richiesta di sospendere una misura che continua a suscitare forti critiche. Come già emerso nei precedenti sviluppi, il nodo resta invariato: il trasferimento di una parte dei costi delle cure domiciliari sui pazienti. Una decisione che, secondo i promotori della mobilitazione, non ha subito correzioni nonostante la pressione crescente. Il Consiglio di Stato, infatti, ha confermato la volontà di mantenere il provvedimento .
Una mobilitazione che non si ferma
Se da un lato il quadro politico appare immobile, dall’altro la risposta della società civile si rafforza. La petizione “Non è colpa dei pazienti”, già discussa nelle scorse settimane, ha superato le 20’000 firme raccolte in pochi giorni, segnale di un malcontento diffuso e trasversale .
Ora la mobilitazione entra in una nuova fase. L’Alleanza ha annunciato una manifestazione per sabato 18 aprile alle ore 15.00 in Piazza Collegiata a Bellinzona, con l’obiettivo di mantenere alta la pressione e dare visibilità pubblica a una questione che tocca direttamente le persone più fragili.
Le critiche restano: “Si colpiscono i più deboli”
Le posizioni espresse nelle scorse settimane trovano oggi ulteriore conferma. Secondo Fabrizio Sirica, la misura non incide sui premi di cassa malati ma comporta un aumento diretto dei costi per pazienti e famiglie, oltre a un rischio concreto di riduzione della qualità delle prestazioni .
Il timore, ribadito anche nella conferenza stampa, è quello di una sanità sempre più diseguale, in cui l’accesso alle cure dipende dalle possibilità economiche individuali.
Infermiere in prima linea: problemi già noti, ma aggravati
Anche le testimonianze delle infermiere non introducono elementi del tutto nuovi, ma rafforzano un quadro già emerso: carichi di lavoro crescenti, pressione sui tempi di cura e difficoltà nel rapporto con i pazienti. A colpire è però l’intensità dei racconti, che mostrano come la situazione stia peggiorando. Le operatrici denunciano ancora una volta la mancanza di comunicazione iniziale e l’impatto diretto sui pazienti, molti dei quali iniziano a rinunciare alle cure o a ridurle per motivi economici .
Il principio della “responsabilizzazione dei pazienti” viene respinto con forza: le cure a domicilio non sono una scelta, ma una necessità. E il rischio di una medicina “a due velocità”, già evocato in precedenza, appare oggi più concreto.
Effetti a catena sul sistema sanitario
Uno degli argomenti centrali, già sollevato ma ora ribadito con maggiore urgenza, riguarda l’effetto complessivo sul sistema sanitario. Le cure a domicilio, essendo rimborsate su base forfettaria, non incidono direttamente sui premi. Di conseguenza, il trasferimento dei costi sui pazienti non genera risparmi reali . Al contrario, si prospetta un aumento degli accessi a medici, pronto soccorso e ricoveri ospedalieri, con un aggravio complessivo della spesa sanitaria.
Tra politica e piazza
Accanto alla mobilitazione pubblica, prosegue anche il percorso istituzionale. Il capogruppo socialista Ivo Durisch ha depositato un’iniziativa parlamentare urgente che sarà discussa il 20 aprile, con l’obiettivo di eliminare la base legale della misura . Due piani che si intrecciano: da un lato la pressione nelle istituzioni, dall’altro quella nelle piazze.
Una questione ancora aperta
A chiudere la conferenza, la testimonianza di un paziente centenario ha riportato il dibattito alla sua dimensione più concreta: quella della vita quotidiana. Un richiamo diretto al fatto che, al di là delle cifre e delle strategie politiche, la questione riguarda la possibilità di vivere con dignità.
E proprio qui sta il punto: nonostante settimane di discussione, prese di posizione e mobilitazione, nulla sembra essere cambiato. La protesta, quindi, non riparte da zero, ma continua. E si prepara ora a trovare nella piazza di Bellinzona il suo prossimo momento decisivo.
Cure a domicilio, la protesta continua: “Nulla è cambiato, pazienti ancora sotto pressione”
Scritto il 13/04/2026
da team.redazione
