Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha presentato un'interpellanza al Consiglio federale chiedendo un bilancio della tassazione minima OCSE e invitando il Governo a valutare un possibile abbandono del sistema. Al centro del dibattito vi sono gli effetti sulla competitività della piazza economica svizzera e le recenti prese di posizione di ambienti economici e accademici.
La tassazione minima globale promossa dall'OCSE torna al centro del dibattito politico federale. Con una nuova interpellanza depositata alle Camere federali, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) invita il Consiglio federale a riesaminare l'attuale impostazione fiscale adottata dalla Svizzera e a valutare l'ipotesi di un abbandono della cosiddetta «global minimum tax».
Nel testo dell'atto parlamentare, Quadri ricorda come il Consiglio federale abbia finora espresso valutazioni rassicuranti sull'introduzione dell'aliquota minima per i grandi gruppi multinazionali. Tuttavia, secondo il deputato ticinese, negli ultimi mesi sarebbero emersi nuovi elementi che meritano una riflessione approfondita.
L'interpellanza richiama innanzitutto alcune dichiarazioni della consigliera federale Karin Keller-Sutter, che in occasione del Forum economico mondiale di Davos avrebbe riconosciuto una perdita di competitività per la piazza economica svizzera conseguente all'applicazione delle nuove regole fiscali internazionali. Vengono inoltre citate le valutazioni dell'economista Gabriel Zucman, direttore dell'Osservatorio europeo sulla fiscalità, secondo il quale il progetto OCSE attraverserebbe una fase particolarmente delicata.
Quadri sottolinea inoltre come soltanto una parte dei 147 Stati che hanno aderito all'accordo abbia effettivamente introdotto la tassazione minima. Tra i Paesi che non hanno applicato il sistema figurano diverse economie emergenti e, soprattutto, gli Stati Uniti. L'interpellanza richiama anche le recenti posizioni dell'amministrazione americana guidata dal presidente Donald Trump, che ha confermato l'intenzione di non adottare l'aliquota minima globale e ha annunciato possibili contromisure nei confronti di eventuali imposizioni fiscali considerate extraterritoriali.
A sostegno delle proprie preoccupazioni, il parlamentare ticinese cita inoltre due sviluppi recenti. Da un lato, lo Swiss Tax Report 2026, che evidenzierebbe uno svantaggio competitivo della Svizzera rispetto agli Stati Uniti dopo l'introduzione della riforma. Dall'altro, la posizione della Camera di commercio svizzero-americana che, sulla base di uno studio realizzato dall'Università di San Gallo, raccomanda di rinunciare alla global minimum tax.
Attraverso la sua interpellanza, Quadri chiede quindi al Consiglio federale di presentare un bilancio concreto degli effetti della tassazione minima OCSE, di esprimersi sulle raccomandazioni formulate dagli ambienti economici interessati e di chiarire se il Governo intenda prendere seriamente in considerazione un eventuale cambio di rotta. Chiede inoltre quali misure siano previste per compensare eventuali effetti negativi sulla competitività della piazza economica svizzera.
L'atto parlamentare si inserisce in un dibattito destinato probabilmente a proseguire nei prossimi mesi, mentre numerosi Paesi stanno ancora definendo il proprio approccio alla riforma fiscale internazionale promossa dall'OCSE.
Le domande al Consiglio federale
- Qual è il bilancio dell'applicazione in Svizzera della global minimum tax?
- Qual è la posizione del Consiglio federale sulla raccomandazione della Camera di commercio svizzero-americana, basata su uno studio dell'Università di San Gallo, secondo la quale la Svizzera dovrebbe abbandonare la tassazione minima OCSE?
- È intenzione del Consiglio federale prendere seriamente in considerazione la proposta di cui al punto precedente?
- Quali misure sono previste per ovviare ai danni arrecati dalla global minimum tax alla competitività della piazza economica svizzera, constatati anche dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter?
