C’è un’umanità silenziosa che attraversa il nostro tempo, fatta di storie invisibili, lavori dimenticati e comunità ai margini. È proprio da questo tessuto fragile e spesso ignorato che prende forma “Voci dalla terra”, la mostra che il Museo Vincenzo Vela dedica all’artista francese Bertille Bak, visitabile dal 26 aprile 2026 al 10 gennaio 2027.
Si tratta della prima personale dell’artista in un’istituzione museale svizzera, un progetto che conferma la vocazione del museo ticinese a mettere in dialogo il patrimonio storico con le pratiche contemporanee. Curata da Antonia Nessi e realizzata in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione intreccia opere recenti – video, installazioni, disegni – con la collezione permanente, in particolare con “Le vittime del lavoro” di Vincenzo Vela, potente altorilievo ottocentesco dedicato agli operai morti durante la costruzione del traforo del Gottardo.
Il lavoro come racconto contemporaneo
Il fulcro della ricerca di Bertille Bak è il lavoro, osservato nelle sue contraddizioni più urgenti e globali. Dallo sfruttamento minorile nelle miniere alle dinamiche paradossali del commercio internazionale, fino alle implicazioni ambientali dell’industria floricola, le sue opere si muovono tra denuncia e immaginazione. Ma ciò che distingue il suo sguardo è l’approccio: Bak non si limita a documentare. L’artista entra in relazione con le comunità, ne condivide il quotidiano e coinvolge direttamente le persone nei processi creativi. Ne nasce una narrazione corale, dove i protagonisti diventano autori del proprio racconto, spesso con ironia, talvolta con spirito sovversivo. Il risultato è una sorta di “fabbrica di storie”, come suggerisce il materiale di presentazione della mostra, in cui il reale viene rielaborato attraverso elementi di fiction, parodia e invenzione.
Tra documentario e finzione: la poetica di Bertille Bak
Il linguaggio dell’artista si colloca su un confine sottile: tra documentario sociologico e narrazione fantastica, tra realismo e burlesco. È proprio in questa tensione che si genera la forza delle sue opere. Lontana da ogni atteggiamento pietistico, Bak evita la retorica della vittima e restituisce dignità ai soggetti coinvolti, offrendo loro uno spazio di espressione autentico. Le storie diventano così strumenti di resistenza poetica, capaci di trasformare la durezza della realtà in gesto creativo.
Il dialogo con la storia: il Gottardo e le “vittime del lavoro”
Uno degli elementi più significativi della mostra è il dialogo con la storia. L’opera di Vincenzo Vela, realizzata tra il 1882 e il 1883, rappresenta uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia. Accostando questo lavoro alle opere contemporanee di Bak, il museo costruisce un ponte tra passato e presente: se ieri erano i lavoratori del traforo del Gottardo, oggi sono le vittime delle nuove forme di sfruttamento globale. Un parallelismo che mette in luce come, nonostante i progressi sociali, molte dinamiche di disuguaglianza persistano ancora oggi. A completare il percorso, un approfondimento dedicato proprio alla costruzione della galleria del San Gottardo, con materiali storici, testimonianze e fotografie d’epoca che ampliano la prospettiva narrativa della mostra.
Un museo come spazio di comunità
“Voci dalla terra” non è solo un’esposizione, ma un progetto culturale articolato. Il Museo Vincenzo Vela accompagna la mostra con un ricco programma di visite guidate, incontri pubblici, laboratori e attività partecipative, rivolte a pubblici diversi.
Questa dimensione relazionale riflette pienamente lo spirito del lavoro di Bertille Bak: l’arte come luogo di incontro, confronto e costruzione collettiva di significato. In un’epoca segnata da crisi sociali ed economiche, la mostra invita a riconsiderare il valore delle storie individuali e il loro potenziale politico. Perché è proprio nelle “voci dalla terra” che si nasconde una verità spesso ignorata: quella di un’umanità che resiste, racconta e, attraverso l’arte, continua a reinventarsi.
Voci dalla terra: Bertille Bak al Museo Vela racconta il lavoro invisibile tra poesia e resistenza
Scritto il 24/04/2026
da team.redazione
